Il nostro modo di viaggiare

Per sopravvivere lavora negli uffici del Comune natale, Piove di Sacco, Padova. Ma per vivere davvero Sandra Zagolin, la fotografa e reporter che ha firmato il servizio di copertina di questo numero di Touring ha bisogno di fotografare e di viaggiare, meglio ancora di fotografare viaggiando. E non si accontenta di reportage in paesi facili (anche se molto bella la copertina di Touring su San Martino di Castrozza in Trentino). Qualche mese fa l'avevamo lasciata in mezzo alla taiga tra le più remote comunità delle steppe mongole e ora la ritroviamo, sempre con la sua macchina fotografica al seguito del popolo dei Sami, quei nomadi che vivono tra Russia, Norvegia, Svezia e Finlandia e seguono gli spostamenti stagionali delle loro mandrie di renne. Né la fatica né i climi estremi e spesso ostili sembrano poterla fermare, lei carica di entusiasmo e convinta com'è che “Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. È come se mi fossi dimenticato di svegliarmi ...” per citare Richard Avedon un maestro della fotografia a lei caro. E i risultati li potete ammirare sulla rivista.

I parmigiani (e i parmensi) che sono eleganti e raffinati e con la erre francese per via di Maria Luigia loro duchessa, ma anche molto pragmatici l'hanno ribattezzata la loro terra la Food Valley, vale a dire un territorio dove accanto alla musica (Verdi) e alla letteratura (Guareschi) anche il buon gusto la fa da padrone. E come smentire un territorio che ha dato all'Italia e al mondo prodotti come il Parmigiano, il prosciutto, il culatello, il salame di Felino, la spalla di San Secondo per non parlare delle torte fritte, e tante altre eccellenze gastronomiche. Così in attesa di assistere e partecipare all'anno magico che sta per cominciare, quello in cui Parma sarà la capitale della cultura italiana, accontentiamoci di festeggiarla dove il cibo è quasi una religione, girovagando su Touring di questo mese tra scuole di alta cucina (Colorno), un'antica corte a un ristorante in riva al Po, una cantina di Fortana - un rosso a bassissima gradazione ma ideale compagno del culatello, un Museo del pomodoro (ma ci sono anche quello della pasta, del vino). E non dimenticandoci che dal 2015 Parma capitale lo è già, secondo l'Unesco, proprio come città creativa della gastronomia.

Campotosto era un “ridente” paesino sulla riva del lago artificiale omonimo in provincia dell'Aquila, un paesaggio che sta a metà strada tra la Scozia e l'Islanda. Poi due terremoti, nel 2009 e quello tra il 2016 e il 17 l'hanno sepolta sotto una montagna di macerie. Oggi dei 520 abitanti ne sono rimasti 50. Eppure nonostante i colpi avversi assestati dalla natura prima e dalla burocrazia poi, quelli che sono rimasti, in prima fila le donne campotostane, non si sono arresti. E complici la riapertura delle storiche e rinomate botteghe artigiane, specializzate nella tessitura, della lana del lino e della canapa, stanno riuscendo nell'intento di far riviere il borgo antico, sviluppando tante forme di un micro turismo sostenibile, di interesse, sportivo, escursionistico, con una ciclovia che d'inverno diventa una pista di sci di fondo, attività all'aria aperta (Campotosto è una delle tappe del cammino naturale dei parchi che da Roma porta a l'Aquila) e gastronomico (la mortadella di Campotosto è un presidio Slow Food). Tutte attività che fanno perno proprio sul lago.

Buona lettura!

Silvestro Serra

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