Il nostro modo di viaggiare

Ma che cos'è questa ossessione per il cibo? Business alimentare? Intrattenimento televisivo? Cultura, espressione e frutto della nostra identità? Origine di molte forme espressive?

Nell'anno che sta incominciando e in cui il Mibact ha indicato come tema il turismo gastronomico, è inevitabile che il Touring Club Italiano, che per primo in Italia ha dedicato già nel 1931 la sua Guida gastronomica (la prima in Italia in assoluto), rifletta sul significato e l'importanza del cibo nella nostra vita e nei nostri viaggi. Tanto che ad esso viene dedicato l'editoriale di questo mese firmato dal presidente Franco Iseppi.

Altro tema di grande attualità al quale dedichiamo rilievo e spazio su Touring di febbraio è il cosiddetto turismo fiscale. Sempre più italiani, pensionati e non, emigrano come le rondini, chi per la stagione invernale, chi per tutto l'anno, verso climi più temperati e sopratutto verso regimi fiscali più favorevoli o quasi inavvertibili. Dalla Tunisia al Portogallo, da Malta alle isole Canarie, complici i jet delle compagnie low cost, è tutto un traffico di leoni argentati e abbronzati in cerca della vita/vacanza ideale, a portata di volo e soprattutto di portafogli. Naturalmente ci sono delle controindicazioni e delle avvertenze per l'uso della vacanza fiscale che troviamo ben illustrate nell'inchiesta su Touring a pag.15.

La fotografa padovana Sandra Zagolin l'avevamo già intercettata acquisendo un suo intenso reportage sulla Romania lo scorso anno. Ora volentieri ne pubblichiamo un altro altrettanto emozionante (accompagnato da un bel saggio dell'antropologo David Bellatalla) sul popolo dei Tsaan, o “popolo delle renne”, una remota comunità di nomadi (a rischio di estinzione) delle steppe mongole che lei ha seguito per settimane e con discrezione fotografato, nelle loro tende, negli spostamenti tra un pascolo e l'altro, nei loro riti quotidiani, semplici quanto esotici.

Che cosa hanno in comune un grande poeta medievale come Jacopone da Todi, un seguace di san Francesco poi diventato beato come Simone da Collazzone e la figlia naturale di un potentissimo imperatore come Carlo V? Il fatto che i loro destini in qualche modo si siano incrociati in un piccolo borgo umbro, posto su un dolce colle panoramico tappezzato di ulivi (da cui il nome, Collazzone) tanto bello quanto poco noto. Ebbene, secoli dopo i fatti che lo raccontano, una visita nel borgo perugino riesce a ritrasmettere in qualche modo l'atmosfera misteriosa e magica di quelle storie, di quei personaggi, di quelle leggende.

Buona lettura!

Silvestro Serra

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