Il nostro modo di viaggiare

125 anni e non sentirli. Pochi enti e associazioni possono vantare una così lunga e orgogliosa carriera al servizio della comunità italiana come il Touring Club italiano. Ma il Touring che ha nel suo dna la storica, meneghina, abitudine alla riservatezza e all'understatement ha deciso per una volta di uscire allo scoperto e, complice il sostegno del sindaco Giuseppe Sala, l'ha fatto nella storica sala Alessi di palazzo Marino, la sede del Comune di Milano come testimonia la copertina di questo numero di Touring, il nostro modo di viaggiare. Ma lo ha fatto ancora una volta non per celebrarsi ma per rilanciare i suoi obiettivi futuri. Primo tra tutti, oltre a quelli storici di servitore civile delle istituzioni e dei cittadini e di produttori di conoscenza, è il compito di  prendersi cura dell'Italia come bene comune.  

Impresa non facile per un'associazione privata senza scopo di lucro che conta tra i suoi proventi le quote dei soci, un'augurabile aumento dei donatori del 5 per mille e volonterosi mecenati che condividono le finalità del nostro Club. E che ciò nonostante si impegna tutti i giorni dell'anno tra le tante iniziative territoriali, nel progetto Aperti per Voi che vede i volontari Touring curare l'accoglienza in numerosi luoghi d'arte, storia, e cultura sparsi per l'Italia (dal Palazzo e dai giardini del Quirinale fino al teatrino di corte della Reggia di Caserta) e nello sviluppo del circuito dei borghi Bandiera Arancione per valorizzare i piccoli centri dell'entroterra afflitti dallo spopolamento nonostante gli infiniti piccoli e grandi giacimenti culturali e artistici che nascondono da secoli. 

E proprio a due casi esemplari di località Bandiera Arancione sono dedicati i due servizi su Touring, il nostro modo di viaggiare di gennaio: il primo sul Lago d'Orta in Piemonte terreno fertile per noti chef come Antonino Cannavacciuolo, rinomati artigiani del metallo e poetici artisti della parola come Gianni Rodari. Il secondo parla del borgo di Anghiari, zona molto ancora da scoprire nella Toscana aretina e territorio molto caro a Piero della Francesca.

Abbiamo davvero bisogno di grandi opere? O quello che ci occorre sono le piccole opere, la cura e la manutenzione quotidiana? La domanda lecita e quanto mai attuale ce la pone Mario Tozzi, il geologo, noto divulgatore scientifico e consigliere del Tci nella sua rubrica Evergreen su Touring di questo mese. Lo spunto parte dai disastri seguiti alla fenomenale acqua alta nella laguna di Venezia ma fa suonare un altro campanello di allarme generale sul cattivo uso che facciamo del nostro territorio e sui grandi rischi ambientali che si affacciano all'orizzonte.

L'inchiesta di Touring, il nostro modo di viaggiare di questo mese è dedicata a quello che abbiamo definito il popolo dei trolley, la crescente marea di viaggiatori che preferiscono soggiornare in appartamenti e case private rispetto alla tradizionale ospitalità alberghiera. Lo fanno per risparmiare? Per entrare in maggior contatto con la popolazione ospitante? Certo è che si tratta di un fenomeno crescente che coinvolge l'economia, ma anche la tranquillità sociale e civile di intere aree urbane, grandi città in primis ma ormai anche di piccoli borghi, dove si affaccia il rischio dello snaturamento del tessuto della comunità e dell'abbandono degli abitanti non in grado di sostenere gli alti affitti, sostituiti dai cittadini provvisori, con il conseguente impoverimento dell'esperienza turistica complessiva. Che fare? Il Touring Club Italiano avanza alcune proposte e possibili iniziative...

Le pagine dedicate alla conoscenza e alla scoperta o riscoperta di luoghi interessanti del mondo in questo numero sono riservate anzitutto a un tour nelle piccole Pompei, quei comuni sotto il Vesuvio che reagiscono al degrado puntando sull'archeologia, sui vini di qualità, sulle piste ciclabili. Altre pagine sono dedicate a un esperimento molto interessante realizzato da una località svizzera, Crans-Montana, dove gli ecomostri generati dal turismo sciistico degli anni 60 e successivi, strutture spesso di cemento armato a supporto di impianti di risalita, sono diventate una vera e propria galleria d'arte contemporanea in alta quota, macchie di colore, installazioni divertenti e a loro modo istruttive e che in qualche modo sono delle proposte di possibile riciclo.

Il grande reportage di questo mese ha come protagonista l'Etiopia, paese di recente uscito dall'endemico stato di guerra con la vicina Eritrea. La pace è stata poi suggellata dalla comunità internazionale con il premio Nobel assegnato al primo ministro Abiy Ahmed. Due importanti novità che ci hanno spinto a tornare dopo anni in questa ex colonia italiana, tra le sue eccezionali bellezze naturali, i suoi antichissimi riti cristiani copti, e a incontrare sia a nord sia nel sud della valle dell'Omo cordiali e accoglienti popoli e tribù. 

Buona lettura!

Silvestro Serra

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