Il nostro modo di viaggiare

Che barba, che noia! Era la diffusa reazione alla prospettiva dell'ora di geografia nei nostri licei. Cartine mute, nozionismo, elenchi di fiumi o cantilene sulle catene montuose da mandare a memoria. Difficile dare torto. Tutto sbagliato. Nell'approccio, nel metodo di insegnamento, nella consapevolezza generale di professori e studenti. Se c'è una materia che è importante, fondamentale, per capire tutto il resto è proprio il “dove”. Dove e perché lì passano la storia, l'economia, la società... e il turismo.

Ora finalmente si comincia a capire e titolate voci cominciano a formare un robusto e autorevole coro per rivalutare questa negletta materia considerata ingiustamente di serie B (quando non del tutto scomparsa dalle nostre aule). Un recente convegno a Carrara ha ribadito come la geografia, connessa con la storia, sia una scienza che serve a più discipline e racconta il rapporto con l'uomo e il paesaggio, l'uomo e la terra. E a questo tema dedica il suo editoriale su questo numero di Touring il presidente del Tci Franco Iseppi. Che sottolinea che «man mano che il mondo si globalizza il ruolo delle discipline geografiche diventa determinante per la convivenza dei popoli della terra...». E tanto il Tci crede nella riabilitazione di questa disciplina che sta organizzando prossimamente un corso di geografia, prima a Milano e Roma poi in altre località, articolato in una ventina di lezioni curiose e brillanti, tenute da riconosciuti esperti pronti ad accettare la sfida della geografia.

Il viaggio è una rottura. Delle regole. «Siamo e siamo sempre stati in perenne ricerca di una via di fuga, un modo per eludere e superare le regole che il vivere sociale all'interno di una data comunità impone eppure l'uomo ha sempre cercato una via di fuga, reale o simbolica per rompere la crosta della quotidianità, per creare nuovi legami e trasformare la propria cultura...» Questa la interessante tesi, raccontata in un'intervista su Touring di questo mese, con la quale l'antropologo Adriano Favole dà il suo contributo a “Dialoghi sull'uomo”, festival di antropologia del contemporaneo che si tiene a Pistoia dal 28 al 30 maggio, e che è giunta alla sua nona edizione.

Il nostro giornale (con le guide del Tci) finisce nelle lounge dell'Alitalia negli aeroporti e il nostro modo di viaggiare sarà presente sulla piattaforma editoriale “Discover Italy” lanciata dalla nostra (ex) compagnia aerea di bandiera in collaborazione con il Touring Club Italiano, per promuovere l'Italia. I passeggeri che sbarcano nel nostro Paese avranno così facilmente accesso a una stimolante mole di informazioni accurate, autorevoli e in molte lingue, con consigli, suggerimenti e racconti di esperienze di viaggio facilmente riproducibili, relative alle aree più attraenti circostanti l'aeroporto di sbarco.

Tra i numerosi reportage di questo numero di Touring ricordiamo quello su Gibellina nella valle del Belice, nella provincia siciliana di Trapani, dove dopo il devastante terremoto di 50 anni fa, numerosi artisti e architetti italiani, da Consagra a Pomodoro, da Quaroni a Schifano, da Cascella a Rotella fino a Burri con il suo Grande Cretto, di contribuirono con le loro opere a costruire una dei più vasti e interessanti esperimenti di land art nel mondo. Un progetto utopico e ciclopico di città ideale che come molte esperienze italiane rimase a metà, fu quasi imposto alla popolazione locale e non condiviso. Risultato: queste magnifiche opere sono rimaste in stato di abbandono, in attesa di un sperabile rilancio per essere trasformate in un polo di attrazione turistica unico al mondo.

Il secondo reportage che segnaliamo è quello sui Paesi Baschi spagnoli. Una delle zone più povere e decentrate della penisola iberica, con un'industria in declino e lo spettro incombente della disoccupazione, unito alle storiche e sanguinose lotte per l'indipendenza della regione non sembravano dare un futuro a questa area. Poi giusto 20 anni fa grazie alla costruzione del museo Guggenheim si è avviata una vera e propria rivoluzione culturale che ha ricevuto ulteriore impulso dalla fine della lotta armata, la pacificazione generale, lo scioglimento dell'Eta e la consegna degli arsenali militari, in cambio di una forte autonomia fiscale dal governo centrale spagnolo. Il Guggenheim ha letteralmente tirato la volata a un cambio di rotta generale dell'economia basca. Bilbao da allora in poi è diventata un polo di attrazione turistica di primaria importanza (da uno a 4 i milioni di visitatori l'anno). All'attrazione del museo si sono aggiunti i ponti di Calatrava, la metropolitana di Norman Foster, i tanti ristoranti stellati della migliore cucina della Spagna. E dopo Bilbao c'è stata la scoperta di tutta la regione, quella della spettacolare costa atlantica e della baia di San Sebastian in particolare. Insomma una meta turistica a tutto tondo e di grande richiamo di una Spagna completamente diversa per clima, paesaggi, gente, storia, da quella tanto amata dagli italiani della costa mediterranea, dell'Andalusia e della Catalogna.

Buona lettura!

Silvestro Serra

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