Il nostro modo di viaggiare

Tanto bistrattati dai vincitori piemontesi, ridotti a un regno da operetta, sconfitti e disconosciuti anche nelle loro punte di eccellenza (le fabbriche di tessuto di eccellenza di san Leucio, gli allevamenti di cavalli di razza Persano a Carditello, la prima ferrovia italiana Napoli-Portici, le reggia modello Versailles a Caserta), i Borboni sono decisamente declinati nell'immaginario collettivo risorgimentale e post risorgimentale a livello di macchiette e con loro sono rimaste sottosviluppate le loro terre sottoposte in tempi più recenti a esperimenti di industrializzazione surreali, improvvisati quanto sterili.

Senza voler fare dello sciocco inutile revisionismo storico, certo è che l'eredità borbonica conserva ancora oggi innumerevoli tesori e luoghi di pregio che vale la pena di essere visitata, riscoperta, rivalutata. Ed è proprio quello che sta accadendo. Il cuore ne è proprio la reggia di Caserta disegnata da quel grande architetto napoletano di origine olandese Gaspar Van Vittel, ribattezzato Vanvitelli e trasformata in maniera autolesionistica in depositi, uffici, sedi militari inappropriate.

Il regista è un uomo del nord ma privo di pregiudizi, il direttore bolognese Mauro Felicori, che in poco tempo ha ridato vita, colore, smalto e conti positivi a questo gioiello architettonico con una serie di iniziative, aperture, eventi, mostre, musei, collezioni di arte contemporanea che si annunciano solo come un inizio di un lungo percorso. I risultati si vedono già dal moltiplicarsi del numero dei visitatori e dagli incassi dei biglietti.

Siamo andati a visitare la reggia, e non ci siamo fermati a Caserta. Il mosaico dei siti borbonici, dalle seterie di San Leucio alle collezioni di ceramica di Capodimonte, dalla cavallerizza di Carditello ai cantieri di Castellammare di Stabia al museo delle antiche ferrovie di Pietrarsa è talmente ricco, interessante, carico di storie, di tesori e di opere d'arte che davvero vale la pena di programmare un viaggio, non basta un weekend... E non è un caso che i volontari del Touring Club Italiano si siano volentieri prestati a dare una mano nel tenere aperto al pubblico il teatrino di corte, una splendida “bomboniera” che dimostra ancora una volta che questi Borboni conoscevano bene l'arte dello spettacolo alla pari delle più blasonate, illuminate (e fortunate) corti europee del tempo.

Silvestro Serra

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foto di copertina di Alfio Giannotti