Depositi con vista

A volte possono sembrare come quei negozi di robivecchi, dove tutto è accatastato apparentemente a casaccio. Altre sembrano quasi le sale di un museo, solo con meno gente e più opere poco note. In giro per il mondo sono tanti i depositi museali accessibili anche ai non studiosi. Il Museum of modern art di New York ha iniziato ad aprire i suoi già nel 1988. Altre istituzioni nel mondo (e in Italia) si danno da fare: chi con esposizioni temporanee, chi aumentando la rotazione delle sale, chi aprendo sedi decentrate in patria e non solo. Del resto il problema dei depositi riguarda ogni museo, ma per i più grandi, come il British museum di Londra che non espone il 99% dei suoi tesori, assume proporzioni enormi.Tra i più attivi nella valorizzazione dei depositi l’Ermitage di San Pietroburgo. Se dopo aver visitato le sue 365 sale si sentisse ancora il bisogno di vedere qualcosa nessun problema: il museo russo ha deciso di rendere visibile parte dei tre milioni di pezzi che conserva nei suoi depositi. Per farlo ha costruito un sito apposito, nella zona nord della città, dove a partire dal 1999 è stato aperto lo Staraja Derevnja, un centro dove si concentrano gli uffici amministrativi, le sale per il restauro e i magazzini. Oltre un chilometro di spazi espositivi organizzati per sezioni che fanno degli Staraja Derevnja un museo nel museo visitabile in qualsiasi momento. 

 
Per collocare parte delle sue opere l’Ermitage ha aperto sedi in giro per l’Europa: una si trova a Kazan’, nel Tatarstan, le altre ad Amsterdam, Londra e Ferrara (dove dal 2007 c’è un centro di studi), mentre altre sono in progetto nella capitale lituana Vilnius e a Vyborg, nel nord della Russia. Delocalizzare parte delle proprie collezioni aprendo sedi in giro per il mondo per svuotare in parte i propri depositi e rendere il patrimonio fruibile a un maggior numero di persone è solo una delle soluzioni possibili e certo non è la più pacifica. Basta pensare alle polemiche seguite in Francia dopo l’annuncio del progetto Louvre Abu Dhabi, ovvero dell’apertura (prevista per lo scorso anno, ma slittata al 2014) negli Emirati di una sede espositiva del più prestigioso museo al mondo. Per trent’anni il marchio Louvre sarà associato a un progetto faraonico che coprirà 26mila metri quadrati di cui 6mila per le sale d’esposizione. In mostra, oltre a quello che Abu Dhabi acquisirà, anche 300 prestigiose opere prestate dalle collezioni pubbliche francesi (Louvre e non solo) per dieci anni. Quanto basta per far sollevare gli intellettuali francesi che hanno denunciato il tradimento della missione del museo e mercificazione della cultura. Le stesse polemiche non si sono sollevate per l’apertura, il 4 dicembre, del Louvre Lens, nel nord del Paese. Nel primo mese i visitatori del museo, il cui nucleo principale – va detto – sono 205 opere che arrivano dalle sale espositive del genitore parigino, sono stati ben 140mila. Non male per dei pezzi da depo