Turismo responsabile al femminile

Non certo vietata agli uomini, anzi. Ma privilegiata dalle donne, l’esperienza del turismo responsabile. «L’idea di base è semplice» racconta Iaia Pedemonte, che gestisce il sito www.genderresponsibletourism.org, miniera di storie, idee, opportunità. «In paesi o zone economicamente disagiate, dal Perú al Nepal, si favoriscono iniziative imprenditoriali legate a un turismo sostenibile (bed&brekfast, artigianato, gastronomia) le cui ricadute economiche vadano a beneficio del territorio e della popolazione locale».

Un esempio? La storia di Susan Simayiai, responsabile del Muteleu Maasai Traditional Village in Kenya. «Ora chi viene qui assaggia le bontà della nostra cucina, fa gite sulla montagna, scopre la nostra musica, l’artigianato, l’allevamento, le erbe. Le donne, sposate o vedove, partecipano alla gestione e alle attività sociali e culturali. Sono loro quelle che hanno costruito dieci manyatta (capanne) con legno, erba e fango, pietra galana. Ogni manyatta ha il proprio bagno privato, doccia con vista sulla savana. I vantaggi sono evidenti: a partire dall’occasione di entrare in una relazione più profonda con la cultura locale. Insomma: un circolo virtuoso, che vede le donne protagoniste su entrambi i fronti: domanda e offerta.