Andrea che ha seguito il vento

 Un lodge ecofriendly nel parco nazionale del Kafue, a 4 ore d’auto dalla capitale.

«La vita è come una scatola di cioccolatini… non sai mai quello che ti capita», diceva la mamma saggia di Forrest Gump. E, infatti, sul finire dell’ultima estate europea – prima che mi rendessi conto di quello che stava capitando – ero già a bordo di un volo per Lusaka, la capitale dello Zambia. Destinazione finale: Konkamoya o, traducendo letteralmente dalla lingua nianja locale, «Segui il vento». Il nome di un campo tendato nel cuore dello sconfinato parco nazionale del Kafue o un invito del destino ad adottare un nuovo stile di vita? Di certo un richiamo irresistibile, a giudicare dall’effetto sul mio amico Andrea, che cinque anni fa, folgorato dal mal d’Africa, ha accantonato i suoi primi quarant’anni da milanese per una storia d’amore travolgente, quella per il suo Konkamoya Lodge. Cinque grandi tende lussuose per dieci fortunati alla volta, sulle dolci sponde del lago Iteshi Teshi, nella natura incantata e brulicante di vita del bush (il bosco in afrikaner, la lingua dei primi colonizzatori bianchi).
E anche per me quella non sarebbe stata la solita breve vacanza, ma un soggiorno lavorativo di due mesi con il mandato speciale di organizzare il campo e l’accoglienza degli ospiti, collaborando con i ragazzi dello staff e portando il famoso tocco di stile italiano. Venuta dalla Vecchia Europa per insegnare, ho scoperto ben presto di avere molto da imparare. In fondo fino ad allora mi ero limitata a viaggiare per il mondo come giornalista, osservando la superficie senza mai davvero «metterci le mani» dentro.
Come una bambina, mi sono sentita un po’ Karen Blixen e un po’ Nata Libera. Mi sono arrabbiata per le resistenze del cuoco agli spaghetti al dente, lasciandomi sedurre dalle sue torte di banana cotte nella cenere sottoterra. Ho finito le parole per convincere lo staff dell’importanza dell’orologio, per poi attardarmi ad ascoltare il battito d’ali degli uccelli o l’impercettibile passo degli elefanti dietro la mia tenda. Ho scacciato dalla cucina scimmie impertinenti e allattato piccoli di scoiattolo caduti dal tetto. Mi sono indignata per il lavoro troppo faticoso delle donne e mi sono divertita a improvvisare due passi di danza con le venditrici al mercato. Mi sono inorridita per gli scempi dei bracconieri e commossa per la tenerezza degli elefantini dell’orfanotrofio a pochi chilometri dal campo.

Konkamoya lodge
È un lodge ecofriendly nel parco nazionale del Kafue, a 4 ore d’auto dalla capitale. La sistemazione in tenda costa 270 euro a persona in pensione completa, compresi due safari diurni e uno notturno. Info: in Zambia, tel. 00260.967.376797; in Italia, tel. 347.0870502; www.konkamoya.com.

Come una bambina, mi sono sentita un po’ Karen Blixen e un po’ Nata Libera. Mi sono arrabbiata per le resistenze del cuoco agli spaghetti al dente, lasciandomi sedurre dalle sue torte di banana cotte nella cenere sottoterra. Ho finito le parole per convincere lo staff dell’importanza dell’orologio, per poi attardarmi ad ascoltare il battito d’ali degli uccelli o l’impercettibile passo degli elefanti dietro la mia tenda. Ho scacciato dalla cucina scimmie impertinenti e allattato piccoli di scoiattolo caduti dal tetto. Mi sono indignata per il lavoro troppo faticoso delle donne e mi sono divertita a improvvisare due passi di danza con le venditrici al mercato. Mi sono inorridita per gli scempi dei bracconieri e commossa per la tenerezza degli elefantini dell’orfanotrofio a pochi chilometri dal campo.
Abbracciare senza bisogno di armi e recinzioni. Che non bisogna essere né ricchi esploratori né grandi avventurieri per dormire sotto il cielo stellato del bush. Bastano spirito d’adattamento, una tenda, un fuoristrada, un navigatore satellitare e un buon ranger. Perché in Zambia la maggior parte dei lodge di lusso come questo offrono anche la possibilità diLo Zambia, Paese tra i più poveri ma più stabili dell’Africa australe, è considerato uno dei sette a maggiore potenzialità di sviluppo economico e turistico. Grazie soprattutto alla natura spettacolare
e incontaminata e alla tranquillità politica e sociale. campeggiare alla portata di tutte le tasche. E il sapore e l’avventura sono ancora quelli autentici di un’Africa che va scomparendo, sopraffatta dai pacchetti «spiagge e safari tutto incluso, almeno dieci leoni garantiti».
Dopo quest’esperienza, spero di aver acquisito almeno un piccolo tocco di stile africano. Di certo, ora so che vale sempre la pena di «seguire il vento» e che, quando finiranno le piogge a giugno, c’è una seconda casa che mi aspetta sulle dolci sponde del lago Iteshi Teshi. Chissà se a darmi il benvenuto sulla strada per il lodge troverò lo stesso leone che mi ha salutato all’alba del giorno della mia partenza per l’Italia?