Quasi quasi faccio uno scambio

Una settimana di immersione nella vita di uno studente di un altro Paese che farà lo stesso a casa nostra. Non ancora molto diffuso in Italia, lo scambio linguistico costituisce un modo diverso, e più intenso, di vivere il viaggio d’istruzione

Caterina canale in terza liceo ha partecipato allo scambio linguistico della sua classe con una scuola di Charlieu, nel Rhône-Alpes, in Francia. Lo scambio prevede che gli studenti vengano ospitati a casa dagli alunni della scuola partner e facciano lo stesso quando questi vengono in Italia. «La mia controparte si chiamava Marie, era figlia di un gendarme, per cui mi hanno ospitato in caserma. Mesi dopo Marie è venuta da noi per la seconda parte del progetto e anche lei ha dormito in caserma: mio padre è maresciallo dei Carabinieri» racconta.
Il suo è un caso limite, però rende bene lo spirito degli scambi linguistici, versione dei viaggi d’istruzione più lunga e, a ben vedere, più intensa. «Ma non sono delle vacanze studio» tiene a precisare Claudio Dell’Oca, insegnante di francese in un liceo di Sondrio. «In quel caso si frequenta un corso di lingua e si sceglie di vivere in famiglia perché si risparmia, ma viene meno ogni forma di reciprocità con gli istituti stranieri» spiega.
 

Il bello degli scambi è che rappresentano un’esperienza totale. «Per una settimana vivi a casa di un altra ragazza, fai colazione con la sua famiglia, frequenti le sue lezioni, conosci i suoi amici e sei sempre immerso in un’altra lingua» aggiunge Maria Chiara, che ai tempi del liceo ne ha fatti due, in Francia e in Germania. L’essenza dunque sta proprio nella parola: scambio. «È davvero un’esperienza formativa: oltre all’accrescimento linguistico permette di conoscere da vicino un’altra cultura, imparando a vivere e convivere col prossimo, rispettando e apprezzando le diversità» aggiunge Dell’Oca. Il lavoro del professore che li organizza è su base volontaria, alle volte i docenti vengono ospitati dai colleghi, altre vanno in albergo, ma spesso mangiano a casa dai colleghi. La tradizione degli scambi è molto radicata in Francia e Germania, da noi più che altro si limita ai licei linguistici o a scambi con scuole di città gemellate. Qualcosa si muove grazie ai programmi di partenariato sovvenzionati dal progetto Comenius dell’Unione europea: lo scorso anno sono partiti 600 istituti. Ma i vantaggi degli scambi sono tanti. «In realtà durano 15 giorni: una settimana si fa all’estero e una la si fa qui ospitando la controparte» spiega Dell’Oca. Il prezzo è concorrenziale. «Si chiede un contributo di 300 euro, che copre sia le spese di viaggio sia le escursioni che si fanno sia in Francia sia in Italia». Perché si approfondisce anche la conoscenza del territorio. «Con i francesi siamo andati a Milano e sul lago di Como» aggiunge Dell’Oca. Molto più di una semplice gita.