Maldive, l'atollo dell'immondizia

Charlie Mahoney/CorbisCharlie Mahoney/CorbisCharlie Mahoney/Corbis

Charlie Mahoney/CorbisAlle Maldive l'altro lato del paradiso si chiama Thilafushi. Un atollo artificiale a otto chilometri a ovest della capitale Malè. Costruito nel 1992 colmando con rifiuti e scarti di laterizi una laguna lunga profonda duecento metri, Thilafushi oggi ospita la più grande delle tre discariche delle Maldive e una serie di insediamenti industriali. Ogni giorno l’immondizia viene portata a Thilafushi in barca e rovesciata in una discarica a cielo aperto. La spazzatura accumulata è così tanta che l’isola cresce di un metro quadro al giorno: i rifiuti coprono oltre 50 ettari. La maggioranza proviene da Malè, che con i suoi 100mila abitanti (un terzo dei maldiviani) in due chilometri quadrati è tra i luoghi più densamente abitati del pianeta. Il resto arriva dai rimanenti 198 atolli, 93 dei quali sono occupati solo da resort turistici. Secondo statistiche ufficiali citate da Le Monde, gli oltre 850mila turisti che le Maldive ricevono ogni anno producono in media 3,5 chili di rifiuti a testa al giorno. Il doppio di un abitante della capitale e cinque volte tanto gli altri maldiviani. In Italia la media è di 1,5 chili al giorno a testa. Secondo l’ong locale Bluepeace «l’isola rappresenta una bomba tossica nel cuore dell’oceano». Alle Maldive non c’è una vera raccolta differenziata: tutto, metalli, batterie, materiali inquinanti, finisce sepolto, se non bruciato, a Thilafushi.

Il governo di Malè sta correndo ai ripari cercando, con l’aiuto del Fondo monetario internazionale, di implementare una migliore strategia di raccolta e diminuire l’impatto sul fragile ecosistema delle isole, creando centri di raccolta decentrati. Ma il ministro dell’Ambiente, Mariyam Shakeela, accusa i resort di produrre troppa immondizia, almeno 7,5 chili a testa, e di non trattarli in maniera appropriata. Anche se una ricerca indipendente del 2010 ha dimostrato che i resort sono quelli che raccolgono in maniera più efficiente i rifiuti, separando plastica, alluminio e rifiuti compostabili. Intanto la spazzatura è diventata la seconda voce nelle esportazioni, dopo il pesce. Peccato non riescano a esportare Thilafushi.

Quest'articolo è uno degli approfondimenti dell'inchiesta "E' il turista che fa la differenza", pubblicata sul numero di luglio-agosto 2013 di Touring, la rivista del Touring Club Italiano. Clicca qui per leggere l'intero articolo.