Il maestro del riciclo

Rossano Ercolini, maestro elementare toscano, è tra gli animatori della strategia Rifiuti zero, una campagna che punta ad abbattere la loro produzione e spegnere gli inceneritori. Una campagna che gli ha permesso di vincere quest'anno il Goldmann prize, il nobel alternativo per l'ambiente

Nata a San Francisco, la campagna Rifiuti zero ha attecchito bene in Italia. Ercolini, maestro elementare toscano, ha iniziato con il sensibilizzare gli alunni della sua scuola ed è finito a parlarne con il presidente Obama dopo aver vinto il premio Goldmann per l’ambiente.

In che cosa consiste il modello rifiuti zero?
Il modello Rifiuti zero  apre un percorso alternativo rispetto al modello di gestione integrata che ruota intorno al recupero dell’energia tramite inceneritore. Si sposta il modello dalla macchina finale, assai costosa e comunque inquinante, alle persone: alla buona informazione, alle buone pratiche, al valore aggiunto dei cittadini attivi.

Come si attua?
Si tratta di una rivoluzione copernicana nella gestione degli scarti, che va fatta partendo dalla raccolta porta a porta, l’unica che riesce a raggiungere gli obiettivi minimi dell’80 per cento di differenziata. Studiando caso per caso la densità urbana, i picchi di presenze nel caso delle località turistiche. E poi attuando una corretta filiera di compostaggio per dare valore e futuro a quel che si ricicla.

Serve altro?
Quel che è necessario è un sistema di tariffazione dei rifiuti che sia incentrato sulla promozione: chi più differenzia meno produce e meno deve pagare. La buona pratica deve essere premiante.

La questione economica farebbe da stimolo?
In tempo di crisi tutti quanti sono preoccupati dalla Tares, per cui un sistema economicamente premiante potrebbe davvero fare la differenza soprattutto per le aziende.

Si può agire soltanto a valle o anche a monte?
Occorre implementare sistemi che diminuiscano la produzione dei rifiuti e degli imballaggi all’origine. Il diffondersi dei distributori a spina aiuta, ma occorre sensibilizzare anche le aziende.
 
Come?
Studiando quel che rimane nel sacco dopo una raccolta differenziata fatta bene. Ciò che rimane e non è riciclabile è un errore di progetto e dunque va ripensato. Per farlo va coinvolto il produttore, che deve rivedere i suoi sistemi di progettazione per arrivare a un oggetto che sia riciclabile e sostenibile. Solo così potremo centrare il nostro obiettivo: rifiuti zero entro il 2020.

Esempi virtuosi?
Stiamo lavorando a un progetto per le capsule del caffè, un mercato in continua crescita dove tutto finisce nella spazzatura. Dobbiamo invertire la logica dell’usa e getta e promuovere quella del riuso. Nel settore alcuni produttori hanno capito che possono e devono fare la loro parte e stiamo cercando di coinvolgerli. Non c’è futuro per un’industria che sporca: nei consumatori aumenta la sensibilità.

E a livello legislativo?
Vogliamo che sia il Parlamento ad adottare la nostra filosofia. Per questo abbiamo preparato una proposta di legge in 25 articoli che adotta i dieci passi della strategia Rifiuti zero. In Cassazione è stata depositata una legge d’iniziativa popolare che mira a una riforma organica del sistema di raccolta. È solo l’inizio.