Georgiano per amore

Dopo una vita spesa come inviato speciale in giro per il mondo, ho capito come ci si possa innamorare anche di un luogo, con tutti i suoi pregi e difetti, proprio come succede con una persona. Io un amore così lo coltivo, con fedeltà ininterrotta, dal 1991. Il suo nome è Savannah, gioiello architettonico e paesaggistico sonnecchiante. Amo Savannah al punto di averla fatta diventare la coprotagonista del mio romanzo Ascoltavo le maree. La amo ricambiato, dato che dal 1998 Savannah mi ha concesso la cittadinanza onoraria.
E amo chi ci vive: umani dal carattere adorabilmente bizzarro, animali dalla profonda saggezza, ma anche discreti e riservati fantasmi, puri spiriti che a Savannah nessuno teme. Anzi, lì sono di casa e tutti li rispettano, non foss’altro perché averne uno sotto il proprio tetto mantiene alta la quotazione sul mercato immobiliare.
Il mio amore per Savannah nasce dal fatto che è innanzitutto una “Lei” straordinariamente femmina, con un meraviglioso corpo, con un’anima e una forte personalità. È infatti Savannah a sceglierti e a conquistarti.
Per tradizione sudista è città ospitale, squisitamente cortigiana. Capace – come fu nel dicembre 1864 – di invitare alle proprie feste di Natale il generale William Sherman, l’Attila in divisa blu arrivato fin lì con l’incarico di distruggerla nella sua sanguinosa “Marcia verso il mare”. Invece, ubriacato di mint julep, stordito dalla bellezza delle georgiane, il generale se ne andò lasciandola intatta. Non nasconde, Savannah, il suo essere un po’ snob con istintivo sospetto per il nuovo che fu sintetizzato da uno dei suoi figli più noti, quel Johnny Mercer (autore di Moon River, colonna sonora del film Colazione da Tiffany, premio Oscar). Avvicinato da una garrula donna d’affari «Non pensa che Savannah abbia un enorme potenziale?», Mercer rispose con inalterato garbo del Sud, «Certo, mia cara, ed è così che la vogliamo mantenere: potenziale».

(*) Scrittore e giornalista, autore del romanzo Ascoltavo le maree (Ink Edizioni)