L’Umbria dietro le foto

Un borgo ritrovato, un patrimonio artistico dimenticato e restituito ai turisti, mostre e concerti, botteghe artigiane, un albergo e un ristorante con prodotti del territorio. Postignano ha tanto da offrire

I primi a saltare fuori durante il restauro sotto uno strato di scialbo che ricopriva la parete di fondo della chiesa di S. Lorenzo, lasciando a vista solo il martirio del santo, la Vergine e alcuni santi, sono stati gli affreschi della scuola del De Magistris. A restauro ultimato, il terremoto e il crollo della parete. Un danno enorme, che vide gli affreschi sbriciolarsi in 14.500 frammenti, raccolti e catalogati in attesa di un nuovo recupero (vedi l’ultima foto in basso), ma che portò alla luce un muro retrostante, più antico, con una Crocifissione del XV secolo. Il lungo lavoro di recupero del borgo in chiave eco-sostenibile e tecnologica (acqua piovana per gli impianti idrici e sanitari, impianti di illuminazione a basso consumo, sistemi di isolamento termico, legno di castagno per le travi, cotto per pavimenti), grazie anche al contributo della Regione Umbria e del Comune di Sellano, ha permesso di recuperare una serie di brani pittorici di grande qualità: un Crocefisso, una Madonna e un angelo.

Ma la vocazione artistica di Postignano non si è esaurita. Il borgo (www.castellodipostignano.it; tel. 0743.850216), che vedrà il completamento di un albergo e di un centro sportivo con spa e piscina con acqua termale, e dispone di 59 appartamenti elegantemente arredati, un ristorante, La casa rosa, che elabora con sapienza prodotti e cucina tradizionale del territorio, una portineria-reception e alcune botteghe artigiane, si apre a convegni, concerti e mostre. Fra quelle allestite nel 2013, oltre alle rassegne fotografiche degli americani Del Cover, Kim Mc Lean ed Henry A. Walker, due preziosità: la mostra 1900-1930 fotografia tra tradizione e avanguardia, eleganza liberty e riti borghesi della Napoli belle époque, e la straordinaria esposizione con le immagini tratte dal volume Italian Hilltowns di Norman Carver*.

Ha viaggiato in tutto il mondo per documentare l’architettura vernacolare che cominciava a sparire questo giovanotto di più di 80 anni. Fondatore del Kalamazoo Art Center, ha progettato fra gli altri l’ambasciata americana di Seul, è stato influenzato dalle foto di Walker Evans e Paul Strand e, a livello architettonico, dai cinque anni passati in Giappone, anche se alcuni suoi edifici, come una residenza per studenti sposati, sono ispirati alle città-torri del Mediterraneo. «Sono arrivato a Postignano nel 1969 e subito ho capito che sarebbe stato perfetto come copertina del mio lavoro sulle hilltowns. L’ho ammirato per i suoi semplici ma iconici elementi, il castello e le case “cubiste”. Sono ritornato nel 1972 per completare il tutto con immagini di vita cittadina e con i ritratti degli abitanti (n.d.r. che non vi abitavano più ma tornavano solo per feste e processioni). Tutti erano molto cordiali, incuriositi per la mia attenzione nei confronti del loro povero villaggio, ma ne erano anche orgogliosi. Un anno fa ho ricevuto una mail da quello che era il ragazzo appoggiato al muro di una delle mie foto (n.d.r. vedi in apertura). Si ricordava di me e del mio soggiorno presso la sua famiglia, ora ha più di 50 anni e vive a Genova. Credo che la causa principale della scomparsa dell’architettura vernacolare sia dovuta alla televisione, che ha proposto agli abitanti di queste realtà, stanchi di vivere come nel medioevo, uno stile di vita migliore e diverso da quello al quale erano abituati. Il resto l’ha fatto poi la speculazione edilizia, che ha abbattuto i vecchi edifici per rimpiazzarli con negozi e hotel nuovi, ma brutti. Questo è accaduto ovunque. In Italia però ho visto una maggior preoccupazione per la conservazione e l’adattamento di architetture tradizionali ai canoni moderni. Anche se, temo, applicato soprattutto alle città famose più che ai semplici borghi».

*Nato a Kalamazoo, Michigan, nel 1928, Norman F. Carver Jr. si è laureato all'Università di Yale e ha fondato il suo studio di architettura nel 1957, progettando circa 150 fra case, teatri, uffici soprattutto in Michigan, New York, Virginia, California. Vincitore di vari premi, autore di diverse personali, ha pubblicato otto libri sull’architettura vernacolare, dall’Italia al Giappone, dalla Spagna alle isole greche, al Messico; www.normancarver.com.