Siamo tutti berlinesi
Migliaia di italiani ci si sono trasferiti e l’hanno scelta. Perché bella, economica e stimolante. Un’isola felice più cosmopolita che tedesca dove la vita ha un ritmo frizzante ma sostenibile. E con questa formula slow si è ripresa il titolo di vera capitale d’Europa. I racconti di chi l'ha scelta per caso, per lavoro o per passione. Tra passeggiate in biciletta, aperitivi lungo il fiume e gallerie d'arte sempre nuove e da scoprire.
«Questo è l’ombelico di Berlino», dice Paolo con un misto di entusiasmo e sarcasmo indicando il centro circolare e spelacchiato del Görlitzer Park a Kreuzberg. È marzo, fa freddino, il sole è impegnato nella solita danza con le nuvole basse del famoso cielo sopra Berlino, ma il parco è pieno di gente anche se sono le 16 di un normale lunedì pomeriggio. Tanti bambini, molti giovani, qualcuno che sembra scappato dallo zoo. «Poi c’è lui» indica, «viene qui tutti i giorni in cerca di qualcuno che lo sfidi a frisbee, è un po’ un’istituzione, una certezza. Io lavoro in un locale qui vicino, passo spesso e lo vedo sempre». Paolo Tacchini è bergamasco e vive a Berlino da un paio d’anni dopo esperienze a Palermo e in Thailandia. Per mantenersi cucina in un bistrot poco distante, poi dedica il resto del suo tempo a suonare la tromba. Ha scelto di trasferirsi un po’ per caso e si è ambientato alla perfezione; parla di qualità della vita e incontri fortunati, racconta di aneddoti e storie di altri italiani, si diverte e non lo nasconde: «Ho uno stipendio che mi permette di vivere dignitosamente, l’assicurazione medica garantita e sto seguendo un corso di tedesco», conclude. Paolo è solo uno dei circa 15mila italiani che hanno deciso di trasferirsi a Berlino, la capitale «povera ma sexy» secondo la definizione del suo stesso sindaco, Klaus Wowereit.
Il tasso di disoccupazione al 12 per cento, contro il 6 della media nazionale tedesca, dovrebbe essere un deterrente naturale, eppure da una decina d’anni Berlino è davvero la più «sexy» delle città europee. Una città che si risveglia in ogni quartiere diversa. Una città che ha rallentato l’impetuosa corsa al cambiamento degli anni Novanta, ma che lentamente continua nel suo processo di evoluzione. Una città aperta a tutti, ma che ha una predilezione evidente per chi arriva portando con sé un carico di energia e belle speranze. Per questo gli emigranti italiani di oggi sono decisamente diversi da quelli di 50 anni fa. Certo, spesso lavorano in ristoranti (sulla base di una fiducia tutta tedesca sul buon gusto gastronomico che ogni italiano porta in dote), ma coltivano tutti o quasi velleità creative che riescono spesso a soddisfare. Abitano tra Kreuzberg e Neukölln, Mitte e Prenzlauerberg, in condivisione, in affitto o proprietari; qualcuno ha messo su famiglia grazie alle garanzie che lo Stato continua a dare, crisi o non crisi.


