Alta Murgia, terra indomabile

Annalisa LosaccoAnnalisa LosaccoAnnalisa LosaccoAnnalisa LosaccoAnnalisa Losacco

Nell’interno della Puglia, fra Barletta e Bari, si estende il Parco nazionale dell’Alta Murgia, ricco di grotte e reperti preistorici, ma soprattutto di piante e animali unici, come lo splendido cavallo murgese

Un viaggio all’interno del Parco nazionale dell’Alta Murgia è senza dubbio un’esperienza strana, perché la Murgia è una terra strana, dove storia e natura selvaggia si intersecano e fondono in un quadro fuori dal tempo. Entrare in questo mondo antico e selvaggio è come cadere in una trappola di fascinazione: orizzonti infiniti, spazi per lunghi tratti disabitati, dolci alture spazzate da un vento inesorabile, un ambiente all’apparenza difficile, ma che presto si rivela sorprendentemente generoso.
Il territorio del parco è un vasto altopiano carsico delimitato a nord dagli ultimi lembi dei grandi boschi di querce che un tempo lo ricoprivano interamente e a sud dal costone murgiano che, come una scogliera, si erge dal bacino del fiume Bradano. Centocinquanta milioni di anni fa questa terra era bagnata dalle acque e sulle sue spiagge camminavano i dinosauri, le cui orme affiorano oggi numerose in una cava di pietra nei pressi di Altamura. La località è nota anche perché una ventina di anni fa, nella grotta di Lamalunga, presso l’omonima masseria dove oggi ha sede il centro visite, sono stati rinvenuti i resti di uno scheletro umano. Unici e particolarmente ben conservati, risalgono al paleolitico medio-inferiore (circa 200mila anni fa): il prezioso reperto è oggi noto come l’Uomo di Altamura.
Di grotte, nel parco, ce ne sono veramente tante…

Di grotte, nel parco, ce ne sono veramente tante: poco lontano da Minervino Murge, una cittadina arroccata sul versante nordoccidentale, si trova l’affascinante grotta di San Michele. L’ingresso è nascosto da una facciata simile a una chiesa di campagna e al suo interno lo stupore è grande: una breve scalinata porta a una camera di dimensioni eccezionali; poi i gradini scendono ancora e in fondo si trova l’altare di quella che è, a tutti gli effetti, una chiesa. Per gli appassionati naturalisti, lo spettacolo continua poco oltre: formazioni calcaree antichissime, create dal perenne lavorio dell’acqua, ospitano numerose specie di pipistrelli.
Il fenomeno carsico si manifesta in modo ancora più imponente nel Pulo di Altamura, un cratere largo oltre 500 metri e profondo un centinaio. Si tratta di una gigantesca dolina, nata probabilmente dal crollo di un complesso sistema di grotte. Il sottosuolo, del resto, custodisce preziosi segreti: antiche necropoli di sepolcri a tumulo, ma anche di tombe a tholos punteggiano l’Alta Murgia. Insediamenti che risalgono a un periodo compreso tra l’VIII e il V secolo a.C. Testimonianze di epoche storiche ben più recenti sono invece i castelli. Quello più noto è Castel del Monte, oggi Patrimonio dell’umanità. Si tratta di un luogo mistico e di grande fascino: un libro di pietra che da sempre affascina gli appassionati di esoterismo e racchiude tra le sue mura le conoscenze matematiche e astronomiche dell’imperatore Federico II di Svevia.
Affacciato sul bordo roccioso della fossa bradanica, più a ovest, è invece il castello del Garagnone, anticamente un importante sito di controllo sul commercio di cereali tra i paesi dell’entroterra e le città costiere. Distrutto da un terremoto nel 1731, oggi ne rimangono solo le rovine. Dall’alto dello sperone roccioso su cui sorgeva si apre un immenso colpo d’occhio che raggiunge i monti della Lucania. Un tempo questo territorio doveva essere ricco di boschi, di cui oggi restano solo limitate estensioni a causa del loro intenso sfruttamento e delle trasformazioni operate da pastorizia e agricoltura nel corso di molti secoli. I boschi di latifoglie, in cui la roverella è specie dominante, oggi si concentrano soprattutto lungo il versante settentrionale, verso il mare Adriatico.

Nonostante la latitudine meridionale e le quote non elevate, il territorio murgiano è segnato in inverno da estese nevicate, talvolta particolarmente abbondanti. Da tempi molto remoti, la capacità di conservare la neve fa parte della cultura umana e anche sull’Alta Murgia si trovano le cosiddette neviere, piccole costruzioni sotterranee in pietra e malta. Qualche volta potevano assolvere a una duplice funzione: come quella di San Magno, dove la struttura fungeva anche da chiesetta.
Strettamente legata alle attività della terra è la selezione di una razza di cavallo, forte e resistente, una delle poche italiane considerata etnicamente pura: il cavallo murgese. Oggi, una magnifica e lucente rarità che si può ammirare in una visita guidata dall’appassionato addestratore e allevatore Francesco Calisi dell’Accademia nazionale di arte equestre Il nero luminoso, presso l’antica masseria di Cristo, nel Comune di Corato (Ba). Il carattere rurale di questo parco si evidenzia nelle tante strutture in pietra legate al fenomeno della transumanza, l’usanza di spostare stagionalmente migliaia di pecore da un luogo a un altro, per limitare il disagio delle condizioni climatiche avverse. Si tratta di recinzioni in pietra a secco, i mungituri e gli jazzi, caratterizzati dalla presenza delle cosiddette pietre paralupo: lastroni larghi e piatti posti alla sommità delle recinzioni per evitare che i lupi potessero scavalcarle e predare gli ovini. Lo sfruttamento intensivo dei suoli, attraverso secoli di pastorizia, ha modificato l’ecosistema portando a una prevalenza di alcune specie erbacee; in particolare, ha favorito le cosiddette specie di sovrapascolo. Le alte ferule dai gialli fiori a ombrello si ergono in tutto il paesaggio murgiano e fungono da posatoi per strillozzi, cappellacce e altri passeriformi. A maggio fiorisce anche l’asfodelo e – sotto la spinta del vento – con il suo candore ricorda le onde bianche del mare di maestrale. È la stagione delle orchidee spontanee, tra le quali spicca una bellissima varietà che cresce solo in questa terra, l’Ophrys murgiana.

Quando arriva la primavera, i pascoli si riempiono di colori e di profumi. In questa terra, dominata da un cielo infinito, non si può fare a meno di seguire con lo sguardo i tanti uccelli che ne solcano le vie, lungo rotte millenarie invisibili che dall’Africa subsahariana li conducono in Puglia e oltre, verso il Nord Europa. Per tutti, l’altopiano delle Murge è un’importante area di sosta: già ai primi di marzo gru, pivieri dorati e pavoncelle compaiono tra gli immensi coltivi. Grandi rapaci come il biancone e il nibbio reale veleggiano sulle ampie distese dell’altopiano. Anche i grillai – piccoli falchi – sono tornati per riprodursi a migliaia tra le antiche cattedrali e i coppi dei centri della Murgia. Da sempre amici dell’uomo, cacciano cavallette per tutta l’estate, contribuendo a ridurne l’impatto sull’agricoltura. Grande conoscitore dell’avifauna e degli aspetti storici e naturalistici del territorio è Giuseppe Carlucci (tel. 340.5488636), guida indispensabile anche per chi vuole esplorare la Murgia sulle due ruote.
È molto frequente ammirare le volpi mentre decisamente raro è l’incontro con il lupo. Nonostante sia la specie più accusata, e a torto, del regno animale, è scientificamente provato che dove sono presenti predatori come il lupo la salute dell’ecosistema è migliore. Nel Parco nazionale dell’Alta Murgia, per esempio, è un argine fondamentale ai cinghiali che, quando sono in eccesso, hanno un impatto devastante sull’agricoltura.
Il parco è giovane e il lavoro da fare è molto: ma la sempre maggiore collaborazione tra i residenti e l’ente potrà ancor più valorizzare e rendere fruibile una wilderness assolutamente unica nel suo genere. L’Alta Murgia deve essere – come un tempo – l’orgoglio delle sue genti, della Puglia e di tutto il nostro Paese.

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Fotografie di: Annalisa Losacco