Romania: isola verde d'Europa

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Il Paese, un’isola latina in un mondo slavo, dopo i decenni bui della dittatura, ha trovato nel paesaggio, nei borghi, nelle tradizioni rurali, la sua originale via allo sviluppo turistico. Siamo andati a vedere in che cosa consiste praticamente questa "nuova via"

La Romania dà i numeri. E sono numeri verdi: su una superficie appena più piccola dell’Italia, il 60% del territorio è destinato all’agricoltura, il 30% sono foreste, fiumi e 3.500 laghi, 500 zone protette, 12 parchi nazionali, tre riserve della Biosfera. Il tutto per una popolazione di poco più di 20 milioni di abitanti. Eppure è la verità: la Romania, isola con forti influenze latine in un territorio principalmente slavo, è un Paese da visitare proprio per la bellezza e varietà dei paesaggi naturali. E se c’è un luogo in cui si può praticare ecoturismo questo posto è la Romania. La nuova politica economica rumena dopo i ritardi e i tentativi di industrializzazione forzata subiti durante il regime di Ceausescu punta ora su uno sviluppo tutto agricolo e paesaggistico. Una realtà di green economy che si sposa benissimo con l’essere una nazione giovane e multietnica. Ben 17 etnie convivono tranquillamente: ungheresi, rom, ebrei, tedeschi. Una vera terra di mezzo tra Oriente e Occidente, cristianesimo, islamismo, ebraismo. «Questo è un Paese con un sacco di possibilità» conferma Radu, la nostra guida «e gli stessi abitanti sono molto più aperti e simpatici di come vengono descritti». Confermo. Quello in Romania è stato un viaggio che mi ha stupito a ogni metro per i paesaggi selvaggi, le strade che tagliano campagne immense (ancora coltivate con l’aratro tirato dal cavallo), paesi in cui spiccano minareti con nidi di cicogne, sparsi tra rigogliosi boschi.
Uno dei tesori naturali più spettacolari e meglio conservati è il Delta del Danubio (migliaia e migliaia di animali e di piante vivono in questi 3.510 chilometri quadrati di superficie sviluppando un ecosistema unico), Patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Per ammirarlo da vicino abbiamo navigato imbarcandoci da Tulcea su uno dei tanti traghetti. È un’area in cui la natura impera e l’uomo è quasi invisibile. Siamo scesi lungo i tre bracci principali del Delta (Chilia, Sulina e Sfântu Gheorghe), avventurandoci tra canneti, isolette, boscaglie e animali. Una vera esperienza è dormire in uno dei piccoli hotel galleggianti, ma l’alternativa è soggiornare a Tulcea, dove si trova il Centrul Muzeal Ecoturistic Delta Dunarii, un acquario molto quotato per i rumeni. 

Nel nostro tour alla scoperta della Romania verde ci siamo diretti sui monti Carpazi. Niente di più lontano dal Delta, ma anche qui la natura è potente. Nelle diverse cittadine della Transilvania ben poco ricorda la leggenda del conte Dracula. Certo, il personaggio inventato dallo scrittore irlandese Bram Stoker è ispirato al vero Vlad Tepes, poi Vlad III, nel Quattrocento re della Valacchia, noto per ferocia e crudeltà, ma girare per la Transilvania da Sinaia a Brașov, da Sighisoara a Turda, fino ad Alba Iulia e Sibiu, è stata un’esperienza tutt’altro che terrificante. Al massimo abbiamo visto spuntare chiese e castelli. Come quello imperdibile di Peles, fine Ottocento, maestoso, appena fuori Sinaia, ai piedi dei monti Bucegi, nella valle della Prahova, residenza estiva di re Carlo I, circondato da vasti giardini. Nelle 160 stanze di stile neogotico una collezione di armi di ogni parte del mondo, quadri di Rembrandt e Klimt e una ricca biblioteca. Non lontano da Sinaia c’è Brașov, cittadina fondata da cavalieri teutonici nel XIII secolo, oggi un centro dinamico per il tempo libero e un’importante stazione sciistica. Accanto alla trecentesca cattedrale di S. Nicola si trova la Prima scuola rumena con relativo museo. «Circa tremila sono i fedeli» mi dice orgoglioso Ivan Heran, il prete ortodosso della cattedrale, e accende solo per me tutte le luci della maestosa chiesa: dal buio emergono meravigliosi affreschi settecenteschi mescolati a decorazioni bizantine.
Riprendo il viaggio verso Sighisoara e poi Sibiu, nei confini della regione sassone: è qui che si trovano due destinazioni ecoturistiche rumene da segnalare. La prima è la miniera di Turda, a venti chilometri da Cluj, Transilvania settentrionale: si scende a piedi fino a 80 metri sotto il suolo e poi in un ascensore per altri 32. Tra le rocce umide la pressione può salire e provocare a qualcuno un senso di claustrofobia. Ma ne vale la pena. È aperta dal 1271, ma dismessa dal 1932. Rifugio durante la seconda guerra mondiale e utilizzata poi per la stagionatura dei formaggi, ora ospita un centro turistico, uno medico (la temperatura costante di 12 gradi, l’umidità al 75-80% e il sale concentrato favoriscono la circolazione del sangue). “L’aria di sale” può essere di aiuto per la respirazione e le allergie, ma anche come parco di divertimenti.  

La miniera di Turda è un’esperienza davvero intensa. Si percorrono le gallerie dove per secoli hanno lavorato uomini e animali e si sono intrecciate leggende e anche drammi. Nel punto più basso si apre un’ampia area in cui sono stati ricavati, con un investimento di sei milioni di euro, un teatro, una ruota panoramica, un parco giochi per bambini, un minigolf, campi da ping pong e un vero laghetto con barche a remi. Che la natura sia un patrimonio turistico che i rumeni vogliono valorizzare è evidente anche nell’altra località “green”. Si tratta del Museo della civiltà popolare tradizionale appena fuori da Sibiu. Un museo per modo di dire. In realtà sono cento ettari di terreno trasformati in un luogo simbolo della storia rurale del Paese. Tra boschi, prati e ruscelli sono stati ricollocati le tradizionali case contadine, chiese, mulini a vento e ad acqua, con i tradizionali tetti di legno, ritrovati per il Paese e inseriti in questo singolare museo all’ara aperta. L’antica Sibiu fu fondata sul villaggio romano Cibinium ed è qui che si trovano l’antica Farmacia Piata Mica, aperta nel Cinquecento, e il Museo farmaceutico, simbolo di un altro record nazionale. La Romania vanta, infatti, una lunga storia di scoperte in campo medico, e si attribuisce a Samuel Hahnemann l’apertura a Sibiu, nel XVIII secolo, del primo laboratorio omeopatico. 

Concludo questo tour della regione sassone ad Alba Iulia, la “capitale morale” della Romania. È qui infatti che si trova la sala dell’Unione, dove fu firmato l’atto di unione tra la Romania e la Transilvania nel 1918. Il primo nucleo di Alba Iulia è la cittadella Alba Carolina, in una posizione più elevata, progettata dall’architetto ticinese Giovanni Morando Visconti nel 1715. Vi si accede attraverso sette porte aperte su una cinta di mura a forma di stella.
Se Alba Iulia è la capitale storica e morale della Romania, Bucarest è quella vera. Ed è qui che non può non finire il nostro viaggio. In città vivono quasi due milioni di abitanti che hanno assistito ai tanti cambiamenti della Romania dal Novecento a oggi. Il soprannome di “Parigi dell’Est” che allude a un clima frizzante e colorato è sicuramente esagerato e lo si ritrova in effetti solo in certi bar e locali del centro, che la notte si animano di giovani rumeni e stranieri. Per il resto, in città, nonostante i numerosi parchi, si risente ancora dell’influenza del regime nell’architettura dei palazzi in stile sovietico, come l’enorme palazzo del Parlamento (alto 85 metri su una superficie di 330mila metri quadrati, il secondo edificio più grande del mondo dopo il Pentagono di Washington) o la Casa della stampa libera (un eufemismo). Eppure Bucarest è una città molto vivace per i tanti giovani che la abitano e attraversata dai forti e diversi stimoli culturali come il Festival internazionale George Enescu, di musica classica, o i nuovi luoghi di aggregazione come lo stadio Arena nazionale, aperto da un paio d’anni. Ma per avere il polso della Bucarest by night da non perdere è necessario puntare sul Cafeneaua Actorilor, il bar ristorante al pianoterra del Teatro nazionale, o sul La mama, per provare la vera cucina rumena tradizionale, o infine su Caru’ cu Bere, la più antica birreria della capitale.

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Fotografie di: Ente nazionale per il turismo della Romania,Marta Calcagno Baldini