L'intervista. A tu per tu con Giuseppe De Rita

Da anni osserva e fotografa i cambiamenti degli italiani come presidente del Censis. Ma Giuseppe De Rita si ritiene un turista speciale: «Perché i miei viaggi in Italia e all’estero passano attraverso sale convegni e camere di commercio», ironizza.

Ma alla domanda se ci sono luoghi che l’hanno colpito, De Rita diventa più sensibile e dipinge immagini chiare, che fanno parte dell’Italia di tanto tempo fa. «Il Delta del Po, che visitai per fini professionali tra il 1955 e il 1956, mi è rimasto nel cuore, fermo tra la nebbia e i canneti, avvolto da una bellezza struggente e dolorosa fatta di natura e umanità. E poi i Sassi di Matera che quando mi recai a visitarli, alla fine degli anni Cinquanta, erano ancora abitati da diecimila persone. Uno scenario che non potrò mai dimenticare».

Ma c’è un luogo d’adozione che da anni De Rita porta con sé e quando può ci ritorna: «Courmayeur, dove sono cittadino onorario, e il Monte Bianco con cui ho un rapporto personale». Questo luogo magico è l’unico scenario naturale senza l’uomo che De Rita accetta perché per lui, che non ama le cartoline fatte solo di paesaggi vuoti, il rilievo più alto d’Italia è come una persona.
 

 

Questo è il modo di viaggiare di Giuseppe De Rita.

Potete scoprire il nostro modo di viaggiare dal 13 marzo visitando la mostra “In viaggio con l'Italia”.

E voi? Qual è il vostro modo di viaggiare? Scriveteci, costruiamo insieme un altro pezzo di questa storia!