Gioielli di famiglia. Il Palazzo Chigi di Ariccia

Ad Ariccia, nei Castelli Romani, è aperto al pubblico questo maestoso edificio (omonimo di quello romano, sede del governo). in origine castello, fu trasformato in residenza estiva dal Bernini. Qui Luchno Visconti girò alcune scene del Gattopardo.

Nel paesaggio affascinante dei Castelli svetta la mole del palazzo Chigi, un tempo Savelli, di Ariccia: 10mila mq di superficie, più vasto del pur gigantesco palazzo Barberini di Roma e dell’altro palazzo Chigi, residenza del governo italiano. Lo segnalo perché è una delle rare dimore patrizie arrivate sino a noi (e alla fruizione turistica) complete di ogni arredo antico. Così infatti l’ha ceduto al Comune l’ultimo della casata, Agostino Chigi Albani Della Rovere, nel 1988. Restaurato coi finanziamenti “benedetti” del Giubileo, ora è aperto al pubblico e alle visite guidate (info: tel. 06.9330053; www.palazzochigiariccia.it).
Nella camera da letto di questa sontuosa dimora di campagna a oltre 400 metri di altitudine fra valloni boscosi, Luchino Visconti poté riprendere alcune scene del suo Gattopardo (per il resto girato, ovviamente, in Sicilia) e per l’alta statura del protagonista Burt Lancaster si dovette allungare il letto matrimoniale (peraltro molto disertato dal principe di Salina, ricco di amanti palermitane).
All’interno della poderosa fabbrica alzata dai Savelli nel 1431 ci si può deliziare la vista con una ben fornita “libraria de campagna” utilizzata durante le lunghe vacanze. C’è pure una ricca “farmacia de campagna” progettata da Carlo Fontana, allievo di Gian Lorenzo Bernini e con lui autore del progetto architettonico-urbanistico chigiano di Ariccia.

Il castello dei Savelli fu infatti ristrutturato e ingrandito dai due architetti divenendo una sontuosa villa residenziale, imponente e affacciata sull’ariosa piazza dove si erge la bella chiesa berniniana di S. Lorenzo. Il grande, bizzarro Bernini firma pure una sanguigna ad affresco con San Giuseppe e il Bambino nella cappella della dimora. Alle pareti le collezioni di famiglia con alcuni protagonisti del Seicento romano: Baciccio, Cavalier d’Arpino, Mola e altri. Con una evidenza speciale per Mario de’ Fiori, Mario Nuzzi, celebre per le sue tele di trionfanti composizioni floreali, che qui ornano la grande salle à manger.
Nel “gabinetto dei ritratti” sono presenti tutti i Chigi dal XV al XIX secolo. Spiccano inoltre due originalissimi tavoli a muro di Bernini, i mobili intagliati
da Antonio Chincari, suo allievo, i rivestimenti di cuoio stampato di Cordova, un tempo diffusi nelle ville romane. Il parco è in realtà un grande bosco, secondo Stendhal il più bello del mondo, con sequoie secolari, lecci e carpini giganteschi che fanno ombra anche ai resti dell’antica Aricia, a fontane barocche, all’uccelliera alla quale fa da specchio quella dipinta nel Settecento sulle volte del porticato.