L'intervista. A tu per tu con Ferruccio De Bortoli

Parliamo di viaggio, e il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli (Milano, 1953) è appunto in viaggio. In treno, per lavoro. Eppure, dice sorprendendoci, non viaggia molto, e sicuramente molto più per lavoro che per piacere.
"Nella mia infanzia, l’immaginario del viaggio era tutto racchiuso in un treno che esercitava un fascino irresistibile. Ma non era un treno vero. Era in miniatura. Il mio vicino di casa era un grande appassionato di treni, viveva in due locali, ma uno era interamente occupato da un enorme plastico e da tanti modellini. La mia Disneyland era quella. Un antro oscuro nel quale si accendeva la fantasia di un bambino. Un’emozione infantile che avrei provato molti anni fa vedendo il film di Robert Zemeckis Polar Express (2004). Un capolavoro perché offre la dimensione del viaggio, facendoci capire che l’orizzonte del sogno si sovrappone a quello dell’ignoto. Viaggiare con la fantasia. La propria, non quella assistita della multimedialità, quella indotta dalla lettura o da un qualsiasi oggetto della propria infanzia".

C’è un ricordo di viaggio che per lei racchiude un particolare significato?
"Penso ai primi viaggi, da ragazzo... Il primo aereo lo presi a 18 anni per andare a Londra, una grande emozione, il senso della libertà misto a un giovanile gusto trasgressivo. E appena avuta la patente andai con un gruppo di amici in Grecia su di uno scassato pulmino 850; interminabile l’attraversata della allora Iugoslavia senza accorgersi di differenze etniche e religiose. Da giovani si proietta sul paesaggio la propria voglia di colori, novità e incontri, i particolari sfuggono, c’è poca voglia di capire. Poi arrivammo fino a Istanbul e sembravamo coraggiosi esploratori".

Qual è l’Italia che ama, e quella che vorrebbe cambiare?
"Vorrei un’Italia che amasse di più le proprie bellezze e le rispettasse. Purtroppo assistiamo a forme incredibili di degrado e incuria. Ciò che è pubblico spesso viene trascurato e oltraggiato. Dovremmo avere più il senso della pulizia e dell’ordine, del decoro urbano. Le nostre città d’arte sono spesso vilipese dalla mancanza di senso civico, dal diffondersi di commerci selvaggi e abusivi, dalla maleducazione di buttare ogni rifiuto per terra. Siamo orgogliosi del nostro patrimonio artistico e naturale solo a parole, e in limitati casi, ma come cittadini trattiamo spesso male i nostri ospiti. La bellezza italiana ha gli italiani come peggiori nemici".

Dove porterebbe un amico che arriva da lontano e non ha mai visitato il nostro paese?
"Lo porterei in montagna, sotto le tre cime di Lavaredo, poi di colpo davanti ai faraglioni di Capri. Infine lo lascerei in meditazione alla Cappella Sistina e lo andrei a prendere il giorno dopo. Un naufrago della bellezza. O se volete, una grande beauty farm dell’anima".

Questo è il modo di viaggiare di Ferruccio De Bortoli.
Potete scoprire il nostro modo di viaggiare dal 13 marzo visitando la mostra “In viaggio con l'Italia”.

E voi? Qual è il vostro modo di viaggiare? Scriveteci, costruiamo insieme un altro pezzo di questa storia!