L'intervista. A tu per tu con Folco Quilici

Nato a Ferrara nel 1930, Folco Quilici è il più grande documentarista italiano di sempre. In oltre cinquant’anni ha girato il mondo e lo ha fatto conoscere tramite filmati, fotografie e anche libri. I suoi ultimi libri sono Amico oceano e Nonno Leone e sono rivolti a un pubblico giovane, ma non solo.

La prima domanda è d'obbligo: qual è il suo modo di viaggiare?
"Nella mia infanzia, e parlo degli ormai lontani anni Quaranta, insieme a mio padre scrittore e mia madre scrittrice, ho imparato a viaggiare e ad apprezzare i luoghi che vedevo. Mi piacerebbe che anche oggi - cosa lontana dall'essere raggiunta - si viaggiasse più con l'intenzione di scoprire e sperimentare quello che è diverso da noi, anziché ricercare quello che già sappiamo, che già conosciamo. Lo straordinario di un viaggio è che permette di capire la maniera di vita degli altri, anche quelle più distanti da noi, e lo stesso vale per la l'architettura e le opere d'arte piccole e grandi. il vero viaggio dovrebbe permetterci di entrare nella vita altrui, non per invadere, ma con rispetto ovviamente."

Una delle più grandi soddisfazioni che ha avuto nel suo lavoro è constatare, al ritorno, che chi lo accompagnava aveva sperimentato questo modo di viaggiare.
"Oggi il modo di viaggiare è molto cambiato rispetto agli anni 1960 e 1970. Una volta, ricordo, progettavo con un'operatore un viaggio in auto lungo le Americhe, dalla Patagonia al Canada, e mi sconsigliarono perché alcuni stati come la Columbia e il Nicaragua erano considerati ed erano molto rischiosi. Oggi tra guerre intestine, povertà e malavita la situazione è molto peggiorata e le aree in cui si rischia sono molte di più: a volte basta lasciare le grandi città per essere a rischio.
Ricordo di aver filmato Bottego (l'esploratore Vittorio Bottego, ndr) e di averne parlato proprio con lui del fatto che oggi fosse più pericoloso viaggiare. Però e' più facile, ci sono moltissimi mezzi di trasporto. E' più facile, più pericoloso e meno interessante."

L’uomo che ha girato tutto il mondo ha un sogno nel cassetto: visitare l’Irlanda. Un Paese, racconta, di cui si è innamorato da giovane attraverso i libri, e da allora vuole visitare ma al tempo stesso teme di rompere l’incantesimo. Di una cosa è certo, però. “Quando ci andrò, sarà una vacanza assoluta, senza fare fotografie né filmati”.

L’italia che vorrebbe Quilici è un Paese dove non c’è più l’eterno antagonismo fra Nord e Sud: le differenze sono meravigliose, spiega, un mosaico ricco e complesso, ma il divario economico e politico è doloroso e dovrebbe essere una priorità eliminarlo. “Vorrei sentire i politici parlare dell'integrazione fra Nord e Sud” spiega, “e parlarne come di un tema fondamentale”.

L’Italia che gli piace, che ama, è quella dei piccoli centri, anzi dei centri minuscoli, che nonostante tutto sopravvivono. Paesi in cui magari non c’è una singola opera d’arte significativa, ma tutto è a suo modo un’opera d’arte, sia il borgo sia la vita che lo anima. “Dal bar latteria alla chiesetta abbandonata, sono questi i luoghi che mi emozionano di più”, confida. “Ed è bello constatare che gli stranieri sono molto attenti a questi piccoli gioielli, talvolta più di noi italiani”.
“Anche lo sport ha fatto molto per il turismo: lo sci per la montagna, la vela per il mare hanno permesso di far scoprire parti del nostro Paese quasi sconosciute trent'anni fa. Ma c'è ancora tanta Italia da far conoscere agli italiani, c'è bisogno di voi e del vostro impegno”.

Questo è il modo di viaggiare di Folco Quilici.
Potete scoprire il nostro modo di viaggiare dal 13 marzo visitando la mostra “In viaggio con l'Italia”.

E voi? Qual è il vostro modo di viaggiare? Scriveteci, costruiamo insieme un altro pezzo di questa storia!