L'intervista. A tu per tu con Beatrice Trussardi

La valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico italiano è uno degli obiettivi che ha caratterizzato i 120 anni di storia del Touring club italiano. Attraverso le guide, la rivista e i volontari che tengono aperti luoghi altrimenti chiusi al pubblico. Lei si è impegnata, a sua volta, per portare grandi artisti contemporanei a Milano, in spazi semisconosciuti, gratuitamente. Com'è nata questa volontà di fare qualcosa attivamente?
Con la Fondazione Nicola Trussardi, dal 2003, abbiamo iniziato un percorso inusuale: invece di costruire un museo o una collezione, invece di aprire la classica fondazione privata, ci siamo inventati un’istituzione nomade che portasse l’arte direttamente in strada, in piazza e che la diffondesse nei luoghi più belli di Milano, in palazzi dimenticati, in luoghi straordinari e per troppo tempo inaccessibili, valorizzando questo immenso patrimonio attraverso l'energia del contemporaneo. Ci siamo buttati in questa avventura con molto entusiasmo, e anche un po' di incoscienza. Avevamo in mente un modello di istituzione libera, che fosse un laboratorio aperto all’inconsueto, che inventasse una nuova relazione con il pubblico: volevamo che non fosse un luogo statico, ma un meccanismo, un vettore che andasse verso il pubblico. Ricordo che dicevamo che volevamo fare arte pubblica, ma non nel senso di commissionare monumenti, quanto piuttosto in quello di diffondere un’arte mobile, fatta di immagini forti che potessero convivere e competere con le immagini che soffocano le nostre città. Sin dall’inizio la sfida era di diffondere un’arte che avesse la velocità e l’aggressività della comunicazione, ma che riuscisse anche a precipitare nella memoria di una città, facendosi cultura, cultura alta e anche cultura popolare, ammesso che questa distinzione abbia ancora senso. E poi il modello di una fondazione senza sede, che è solo un ufficio e che per ogni mostra si reinventa a seconda del luogo prescelto e del progetto dell’artista, è sicuramente un modello che è più vicino agli artisti: non solo perché per ogni mostra le risorse della Fondazione sono completamente al servizio dei progetti degli artisti, ma anche perché la Fondazione esprime così un’identità più contemporanea, più fluida. L’identità della Fondazione è un modo di agire, una strategia. Per me personalmente, poi, si tratta di una scelta che ha radici forti e lontane nel tempo, che in un certo senso ha a che fare con il DNA del Gruppo e della mia famiglia. Il legame con Milano per Trussardi è sempre stato fortissimo, e attraverso il lavoro della Fondazione lo consolidiamo ogni giorno di più. Dopo dieci anni di attività è una sfida sempre più stimolante quella di riuscire a trovare ogni volta posti nuovi con cui confrontarsi, e ancora ci sorprende quanto poco sia conosciuto il patrimonio di questa città e ci entusiasma costruire progetti che dialoghino con luoghi che spesso sono da molto tempo nel nostro cuore. Come per esempio il Civico Planetario Ulrico Hoepli, dove alla fine di marzo in occasione di Miart 2014 presenteremo tre serate speciali organizzate in collaborazione con la fiera, aprendo al pubblico gratuitamente, per tutta la notte, questo meraviglioso scrigno progettato da Piero Portaluppi.

Recentemente è entrata a far parte del board internazionale Women in diplomacy che avrà un ruolo importante anche per l'Expo. Com'è nata quest'esperienza? L'Expo può essere una chiave di volta per il Paese e nell'immagine che arriva all'estero?
La scorsa estate ho ricevuto un invito da parte dell'allora Ministro Emma Bonino a entrare nel Board internazionale di questo Comitato per portare la mia esperienza, maturata tanto nell’ambito imprenditoriale che in quello culturale, e metterla al servizio del progetto WE-Women for Expo. Expo sarà per l'Italia un'importante occasione, e per questo il progetto di Women in Diplomacy è particolarmente ambizioso: vogliamo affrontare le problematiche legate al tema generale secondo una prospettiva di genere, trasformando Expo in una piattaforma di idee e progetti concreti per lo sviluppo del pianeta. L'idea di fondo è quella di uscire dalla logica dell'Esposizione universale, dove ogni paese espone i propri prodotti, per dare un nuovo impulso propositivo a una crescita equa e sostenibile.

Qual è la sua visione per il futuro proprio di questo Paese?
È risaputo che stiamo attraversando da anni una forte crisi globale, che nel nostro paese si sta prolungando anche se si intravedono timidi segnali di ripresa. Personalmente ho fiducia, e lo dimostro continuando a lavorare sul nostro territorio tanto dal punto di vista imprenditoriale che dal punto di vista culturale. Sono convinta che l'Italia sia un luogo unico, ricco di risorse che a volte facciamo addirittura fatica a immaginare e quindi a valorizzare e mettere a frutto. Se avessimo il coraggio e la capacità di ripartire dalla nostra storia, dal nostro patrimonio con creatività, rigore e metodo, e di investire in questi che sono i nostri asset primari che tutto il mondo ci invidia, sicuramente potremmo dare maggiori prospettive ai nostri figli e iniziare a costruire concretamente un futuro nuovo.

Per il Touring il tema del viaggio è evidentemente primario. Ma non inteso solo come turismo, ma anche come percorso che va oltre, che punta alla crescita personale, culturale e alla connessione tra culture. Immagino che lei abbia viaggiato e viaggi molto nella sua vita professionale. C'è un luogo o un'esperienza che l'ha condotta a fare scelte o dal quale ha tratto ispirazione per il suo lavoro o la fondazione?
Il luogo che per me ha rappresentato una svolta è stato New York. Ho avuto l'opportunità di conseguire lì la mia formazione e parallelamente di fare le prime esperienze lavorative nei maggiori musei della Grande Mela – il Guggenheim, il Metropolitan, il MoMA – e questo ha modificato profondamente il mio modo di vedere le cose. Quando sono rientrata in Italia mi sono subito resa conto che Milano, che pure era considerata l'avanguardia culturale del nostro Paese, era in realtà un luogo ancora chiuso in se stesso: mancava completamente l'energia che aveva avuto in passato, la curiosità verso il nuovo, verso i linguaggi del contemporaneo, non c'erano istituzioni che si muovessero in quella direzione, né tantomeno un pubblico che si facesse portavoce di nuove necessità. Da tutto questo è partita l'idea di portare a Milano, e in Italia, qualcosa che in quel momento non c'era, e ha preso forma il progetto della Fondazione Nicola Trussardi così come la conosciamo oggi.

Centoventi anni fa, un nugolo di pionieri soci fondatori del Tci partirono per l'Italia in bicicletta per mapparla e raccontarla, dopo appena 30 anni dall'unità. Chi sono i pionieri italiani degli anni Duemila?

Sono i giovani che credono nelle loro idee e investono nella loro formazione, che non hanno paura di mettersi in gioco e di andare all'estero per confrontarsi con realtà diverse e più dinamiche della nostra, per poi tornare qui e mettere a frutto queste nuove energie, contribuendo a rendere l'Italia un posto migliore.

 

Questo è il modo di viaggiare di Beatrice Trussardi.
Potete scoprire il nostro modo di viaggiare dal 13 marzo visitando la mostra “In viaggio con l'Italia”.

E voi? Qual è il vostro modo di viaggiare? Scriveteci, costruiamo insieme un altro pezzo di questa storia!