Cartoline dal passato

Tanti saluti alla cara, vecchia cartolina? Nell’era di Facebook e degli sms questo testimone dei ricordi e delle emozioni di tante vacanze, ma anche preziosa testimonianza storica, sembrava destinato a scomparire. E invece riesce a cavalcare l’onda digitale e a riciclarsi grazie a internet. A sinistra, la presentazione di Isabella Brega, autrice del reportage.

Il loro declino va di pari passo con quello dei francobolli. La progressiva scomparsa delle cartoline che hanno accompagnato le vacanze di generazioni di turisti, ma anche i saluti e i sentimenti di soldati, innamorati e devoti, è un fenomeno inarrestabile. Nell’epoca di Facebook, del lapidario Twitter e di Flickr, nato per condividere foto personali, solo un vacanziero su venti ha spedito una cartolina, mentre da un’inchiesta su duemila adulti in Gran Bretagna risulta che il 46 per cento non ne ha mai inviata una. In controtendenza i francesi, che nel 2012, contro i nostri 35 milioni, hanno impostato ben 350 milioni di cartoline. Anche se i collezionisti, in Italia 20mila circa, sono disposti a spendere fino a cento euro per un bel paesaggio, e le Poste del Belgio, per rilanciarne l’utilizzo, lo scorso anno hanno emesso francobolli al cioccolato fondente, l’importanza di questi cartoncini che ricordavano ed esaltavano le bellezze del mondo, sfiorando fin troppo spesso il kitsch e la goliardia di spiagge celebrate attraverso grazie femminili che nulla lasciavano all’immaginazione, è senza dubbio nel loro valore storico. Le cartoline d’epoca sono umili ma preziosi documenti, uno dei migliori modi per ricostruire i volti antichi, spesso scomparsi, di piazze, città e paesi, ma anche usi e costumi regionali. Dalla cartolina postale, apparsa in Austria nel 1869 a opera del professore di economia Emanuel Herrmann come semplice cartoncino preaffrancato per sostituire le lettere a tariffa più onerosa con un messaggio che non poteva superare le 20 parole, a quella illustrata nata in Francia nel 1870 per merito del libraio Bernardeau de Sillé-le-Guillaume, che per primo propose di ornarla con disegni e figure, a Dominique Piazza, che nel 1891 ideò le cartoline illustrate con fotografie, solo nel 1872 questi foglietti furono usati per propagandare le bellezze di un Paese, nel caso specifico la Svizzera, grazie all’idea del tedesco Franz Borich. Il 23 giugno 1873 anche l’Italia vedeva la sua cartolina postale. La strada era spianata.

Nata per inviare messaggi veloci con una scrittura meno ingessata rispetto alla seriosa lettera, la cartolina è stata a tutti gli effetti l’antesignana del modo di comunicare contemporaneo, presentando in embrione le caratteristiche che oggi ritroviamo negli sms. Risultando al tempo stesso straordinario veicolo di un immaginario di massa e strumento democratico di comunicazione non disdegnato da intellettuali, come il poeta Paul Éluard, fra i primi collezionisti. Tanti gli artisti e pittori che si cimentarono nella loro decorazione.

Negli anni Novanta Italo Zannier poteva ancora scrivere: «Il mass-medium visivo più influente, è tuttora la cartolina illustrata, e non la televisione, come si crede; ogni giorno miliardi di queste immagini su cartoncini bollati e timbrati... si incrociano sul pianeta, prima con la velocità dei jet e infine con quella, più lenta e gentile, dei postini». Il fotografo Luigi Ghirri ringraziava per l’ispirazione anche «i fotografi anonimi delle cartoline illustrate, primi incontri evocativi con i luoghi» e Fulvio Roiter prima di realizzare un reportage fotografico studiava con attenzione le cartoline esposte dai tabaccai, ma negli ultimi dieci anni smartphone e tablet hanno fatto crollare la produzione di oltre il 70 per cento. Ormai si trovano solo in località con forte propensione turistica e nelle città d’arte e i produttori devono ricorrere a nuove tipologie di cartoline: glitterate, frastagliate, profumate. Più che prodotto postale la cartolina dovrebbe essere però rilanciata come un vero e proprio souvenir di una località. Perché, come sottolinea il sociologo Giampaolo Nuvolati, le immagini dei social network finiscono «in un vero e proprio dimenticatoio. Impera l’immediatezza della comunicazione, il desiderio... di cogliere l’attimo, l’hic et nunc; si genera inoltre una memoria sovraccarica di byte che è controproducente proprio per la funzione del ricordare. La cartolina, invece, rivela un impegno, diviene una piccola fatica che rinnega la comoda e facile simultaneità della comunicazione a distanza tecnologicamente mediata, ripristina seppur momentaneamente i valori, riordina i rapporti e le attenzioni reciproche, le carica di sacralità, ferma lo scorrere del tempo compulsivo quotidiano per chiamare in causa quello eterno dell’amicizia, dell’amore del figlio per il padre. È inoltre un oggetto... che incarna emozioni e che, una volta sovrascritto, perde la sua serialità per farsi unico. In tal senso, una cartolina particolarmente importante ha molte più probabilità di venire conservata rispetto a una e-mail o un sms». Lunga vita alla cartolina!

Le immagini di questo servizio sono tratte dal volume “Paesaggi in cartolina, Poseidonia, Paestum, Capaccio dall’Archivio Laboratorio di Sergio Vecchio”, di Paola Capone, ricerche di Anna Caroccia. In italiano e inglese, pagg. 347, 30 euro, Areablu edizioni.