Inchiesta. Mecenati, sponsor & Co.

C’era una volta il grande mecenate. Poi è arrivata l’era degli sponsor. Ora con la crisi si sono sviluppate nuove forme di raccolta fondi da parte dei cittadini privati, che danno una mano alla salvaguardia dei nostri beni culturali. Soprattutto grazie a internet. Ecco come funzionano (poco) oggi le donazioni e come possono essere incrementate

Gli occhi della Madonna stavano scolorendo e l’incarnato del Bambino era diventato grigio. Così dieci imprenditori marchigiani amici tra loro hanno deciso di salvare le due creature alloggiate nella chiesa di S. Maria delle Grazie a Senigallia (An). Ora la Madonna con bambino e santi del Perugino sta per uscire dal laboratorio di restauro che l’ha avuta in cura e sarà esposta dal 14 giugno a Palazzo del Duca in occasione della mostra La grazia e la luce. «Che emozione veder rinascere quel dipinto – racconta Tonino Dominici, uno dei dieci – è come aver dato per soli 2.500 euro a testa un senso più alto alle nostre vite. Perché non ci mettiamo tutti insieme e recuperiamo pezzo per pezzo il nostro patrimonio?» È quello che ha fatto, a Roma, anche il generale Luigi Ramponi: per soddisfare il desiderio della moglie Eugenia, oggi scomparsa, ha donato 35mila euro alla soprintendenza di Roma per restaurare le statue dello scultore Amleto Cataldi. I possenti atleti della corsa, del calcio e del pugilato ora brillano nel verde del Villaggio olimpico. Storie di mecenati del terzo millennio: imprenditori, insegnanti, pensionati, professionisti, artigiani, che danno una mano alla salvaguardia del patrimonio culturale del Paese. Nel 2012 sono stati 63 e hanno donato in totale 220.629,80 euro, «ma – dicono al ministero – il dato è sottostimato perché numerosi sono i casi di chi non richiede le agevolazioni fiscali (detrazione Irpef del 19 per cento, ndr) previste dalla legge».
Sommerso e non, si tratta di una corte dei miracoli che insieme a circa 900 imprese, 200 fondazioni bancarie e 100 enti non commerciali si riduce ogni anno di più. Proprio nel Paese di Mecenate.

Secondo i dati del ministero nel 2012 le erogazioni liberali di enti, fondazioni bancarie e cittadini (che rappresentano meno del 3 per cento del totale) ammontano a 16.808.767,84 euro: rispetto al 2011 (26.658.122) il 37 per cento in meno. Reggono le aziende: 28.670.350 euro, -0,55 per cento. In totale le risorse dei privati a favore della cultura e dello spettacolo (che riceve in media un numero di donazioni quattro volte maggiore) subiscono un crollo del 17,80 per cento. Un disastro cui il Mibact prova a porre rimedio con un decreto che, per agevolare le donazioni fino a 10mila euro, semplifica al massimo la burocrazia. Ma ci vogliono segnali più forti: i contributi statali riservati al patrimonio storico-artistico sono ormai meno dell’1 per cento del Pil (circa un miliardo) insufficienti a garantire la missione pubblica stabilita dalla Costituzione, la conservazione.

La legge sul mecenatismo, che risale al 2000, ha puntato più sulle imprese che sulle persone: per le prime lo sgravio fiscale è del 100 per cento, per le seconde solo del 19. Qualcosa però non ha funzionato perché in questi 14 anni il loro contributo è stato molto inferiore alle aspettative. «Il tetto massimo delle erogazioni liberali, 139 milioni di euro – spiega Anna Maria Buzzi, direttore generale per la valorizzazione del Mibact - non è mai stato raggiunto anche perché, specie gli enti locali che sono tra i beneficiari, non promuovono a dovere il territorio». «Il problema – ribatte il presidente di Federculture Roberto Grossi – riguarda soprattutto il senso di appartenenza dei cittadini alla loro comunità, la mancanza di fiducia nelle istituzioni e il bisogno di avere certezze su come sono stati spesi i soldi elargiti. Sarà un caso, ma nel Meridione dove questi fattori sono più in crisi i mecenati si contano su una mano sola.»
 

Tempi di vacche magre, che però non abbattono il sindaco di Roma Ignazio Marino, il quale confida nei filantropi stranieri per la realizzazione del Parco archeologico dei Fori imperiali: arabi, giapponesi (il mecenate Yuzo Yagi ha versato un milione di euro per il recupero della piramide Cestia), occidentali come l’americano David Packard (vedi box nella pagina accanto), o come i Patrons of arts di cui dispongono i Musei vaticani: una comunità internazionale di mecenati americani ed europei che sono collettori di risorse finanziare con cui sono stati realizzati restauri di straordinario rilievo e di grande costo.

Esiste però un altro nuovo modo per contribuire al bene comune anche senza avere la capacità economica di un magnate e che potrebbe giocare un suo ruolo: è il crowdfunding (“finanziamento della folla” attraverso il web) che in altri Paesi sta diventando la via maestra per la raccolta fondi per iniziative culturali. Con questo sistema, per esempio, il Louvre sta battendo cassa per il restauro della Nike di Samotracia: costo dell’operazione, 4 milioni di euro di cui tre elargiti dalla Nippon television e uno dai cittadini francesi.
Anche in Italia ci sono casi virtuosi: questo tipo di raccolta fondi è stato utilizzato all’indomani del terremoto dell’Emilia, dalla soprintendenza per i beni storici artistici di Modena e Reggio Emilia attraverso il sito For Italy. «Con 250 sottoscrizioni online, nel giro di qualche mese – racconta il soprintendente Stefano Casciu – siamo riusciti a raggiungere la somma per acquistare il basamento antisismico su cui esporre, alla Galleria estense, il Busto di Francesco I d’Este di Gian Lorenzo Bernini. C’è chi ha contribuito con 2 euro chi con 100, e tutti hanno ricevuto un piccolo cadeau per il servigio reso: inviti nei luoghi della cultura, prodotti gastronomici, incisione del proprio nome accanto al bene tutelato.

Ora vogliamo utilizzare il sito per altre raccolte fondi – conclude Casciu -: è una modalità ritagliata su misura per il singolo cittadino che si sente parte di un progetto culturale anche donando pochi euro. Perché lo spirito del mecenate in Italia è duro ad attecchire: in America, Paese calvinista, chi arriva al vertice della società si sente in dovere di sostenere i beni comuni, qui invece cerca di evadere le tasse». Al crowdfunding potranno fare ricorso da quest’anno anche tutte le altre soprintendenze d’Italia, che oltre ai guadagni delle biglietterie museali potranno incassare le eventuali donazioni. Facile prevedere che ci sarà battaglia per contendersi ogni euro.

 

«Non dobbiamo poi trascurare la Convenzione di Faro, sottoscritta ma non ancora ratificata dal nostro Paese, – dice Alfonsina Russo, responsabile della soprintendenza dell’Etruria meridionale – che chiama i popoli d’Europa a svolgere un ruolo attivo nel riconoscimento dei valori dell’eredità culturale e invita gli Stati a promuovere il patrimonio culturale attraverso sinergie tra istituzioni, privati e associazioni. Questa è la strada che l’Italia per la sua storia e le sue municipalità deve percorrere». Un percorso che piace anche al Touring e può essere la bussola per andare avanti. Che aspettiamo a ratificare la Convenzione? I magnifici 63 potrebbero diventare migliaia.