USA. Georgia, ritmo slow

Eugenio BersaniEugenio BersaniEugenio BersaniEugenio BersaniEugenio BersaniEugenio Bersani

Segreti, sorprese, sapori, paesaggi e personaggi del profondo Sud, per molti la vera anima degli Usa. Da Rossella O’Hara a Martin Luther King, dai R.E.M. a Forrest Gump, un viaggio tra cinema e storia attraverso paesaggi così caratteristici da rendere la Georgia un set cinematografico naturale.

Coca-Cola, Martin Luther King, Tina Turner, Elvis Presley, le ali di pollo, il bourbon, Pomodori verdi fritti, Un tranquillo weekend di paura, Mark Twain, Jimmy Carter, Ted Turner, la Cnn e la Delta Air Lines, Julia Roberts, Oliver Hardy (Ollio) e Spike Lee, Steven Soderbergh, Ray Charles, Otis Redding, James Brown, Margaret Mitchell, i R.E.M. e i B-52.
Che cosa unisce tutti questi nomi, oggetti, sapori, musiche e immagini? L’America, d’accordo, anzi, gli Stati Uniti. Ma c’è anche un altro robusto filo rosso che li tiene uniti e si chiama Georgia, il Sud, lo Stato a sud del Tennessee e a nord della Florida, il luogo del cuore o almeno una delle anime più schiette e autentiche. Tra i monti Appalachi e la costa est emergono storie e paesaggi, dalla capitale Atlanta fino a Savannah, alle isolette sull’oceano Atlantico (su quella di Cumberland si sposarono gli sfortunati John John Kennedy e Carolyn Bessette). Una grande varietà di stimoli multisensoriali che si ritrova nei ritmi, nei piatti, nei locali, nelle piazze, nelle architetture e nella generale qualità della vita più che in altre blasonate destinazioni made in Usa.
Sbarcando all’aeroporto Hartsfield-Jackson, il più trafficato d’America, si avverte nelle strade, piazze e nei grandi parchi di Atlanta la modernità di architetture e grattacieli spettacolari. Il Sun Dial vanta a 230 metri di altezza il ristorante panoramico che ruota di 360 gradi ogni ora.

La città ha un ritmo dinamico. Sarà per i tanti musicisti che ci sono nati, James Brown, Little Richard, Ray Charles, Otis Redding, gli Allman Brothers Band, i R.E.M. e i B-52, cresciuti in quel grande vivaio della città universitaria di Athens (ogni anno a primavera si tiene Athfest con oltre 200 gruppi sul palco). Ma ad Atlanta (una volta terminus, capolinea ferroviario e hub verso il Sud) quello che colpisce prima che la colonna sonora è la sensazione del déjà vu, di esserci già stati. Non è un’allucinazione alcolica da eccesso di bourbon, il popolare whisky locale, ma deriva dal fatto che in questi ambienti urbani e rurali, ancora intatti, sono stati girati tanti di quei film e serie tv da renderceli familiari. La naturale gentilezza della gente del Sud e l’ospitalità amichevole verso lo straniero fanno il resto.

Naturalmente non si può non partire da “Via col Vento”, della cui versione per il grande schermo ricorrono i 75 anni. Il fortunato libro della fascinosa giornalista dell’Atlanta News Margaret Mitchell (oggi la definiremmo una cronista mondana) divenne presto un film kolossal che grazie al produttore David Selznick si trasformò in un’avventura costosa quanto epica, passata alla storia del cinema, del costume e del turismo. La villetta della Mitchell nel centro di Atlanta è meta di visite e base di partenza per una cavalcata sulle tracce del fascino di Rossella O’Hara («non era bella ma gli uomini raramente se ne accorgevano se non quando erano già stati colpiti dal suo charme» dicevano di lei) che ci porta in ben tre musei (il Gone with the Wind a Marietta, lo Scarlett on the square di Atlanta e il Road to Tara a Jonesboro, ambientato nella vecchia stazione dei treni diretti a Chattanooga) e in un’atmosfera retrò non distante dalla Georgia tradizionalista e ottimista di oggi.

nfiniti le pellicole e gli attori georgiani come Spike Lee e Julia Roberts. Da Forrest Gump a Un tranquillo weekend di paura (per i suoi 40 anni si organizzano gite col brivido sul Chatooga river in canoa o in kayak), da A spasso con Daisy, a Pomodori verdi fritti, a Fast and Furious. Il clima mite, i panorami, gli scorci, le ville d’epoca, e le mansion coloniali sotto le secolari querce la rendono un set naturale dove anche noi visitatori ci sentiamo protagonisti. E questo non solo nella moderna Atlanta dove le tracce del glorioso passato si mescolano al modernissimo Coca-Cola world (un monumento al kitsch e alla pop art unico al mondo), omaggio alla bevanda inventata qui da uno speziale (www.worldofcoca-cola.com), e allo spettacolare acquario più grande (e interattivo) del mondo (www.georgiaaquarium.org).

Il luogo che esprime meglio l’atmosfera magica del vecchio Sud è Savannah, la prima capitale dello Stato e la prima città americana ad avere un piano regolatore. Appena sbarcati gli inglesi nel 1733 sulla foce del Savannah river la divisero in 24 quadrati identici al centro di ognuno dei quali piantarono querce e magnolie. Ci si muoveva a piedi, in carrozza e a cavallo. Oggi questo presepe Old America è rimasto identico. Ed è su una panchina di una di queste 24 piazze, Chippewa square, che prende il via Forrest Gump di Robert Zemeckis. La piuma vola dal campanile della chiesa di S. Giovanni Battista e si posa sulla spalla di Tom Hanks seduto in panchina (ora finita al museo) con la scatola di cioccolatini sulle ginocchia.
Tutto intorno, ville e case nascoste dagli alberi spesso trasformate in bed and break­fast, tea house e ristoranti come la Hamilton House in Lafayette square, la prima abitazione a godere della luce elettrica in città. E sì, perché non si può andare in Georgia senza sperimentare il piacere del gustare la cucina locale.

In Georgia le pesche giocano un ruolo, tanto da meritarsi un posto sulle targhe delle auto: the peach State. Ma a tavola si ritrovano sapori autentici e i mercati contadini a chilometro zero sono molto diffusi. Ad Atlanta si deve provare Mary Mac’s. C’è scritto casa da tè, ma nei piatti è un trionfo di sapori forti: pomodori verdi fritti, barbecue e pasticcio di pesche accompagnato da tè gelato, “il vino da tavolo del Sud”. Alternativa? Varsity, il più grande drive in d’America dal 1928.
A Savannah il brunch è da Mrs Wilkes (mrswilkes.com). Da secoli in questo semplice locale, ex boarding house, ovvero locanda, si servono, seduti dove c’è posto, 22 pietanze, pomodori verdi fritti, pollo, maiale, fagioli, zucca, patate dolci, fagiolini verdi, cetrioli, barbabietole, riso. Il tutto per 18 dollari, meno di 15 euro. Oppure c’è la Olde Pink House, la ex casa del primo governatore, e sul mare la ex stazione di pesca Crab Shack, ora ristorante all’aperto (www.thecrabshack.com). Ma la Georgia non è solo un percorso gastronomico. Anzi. È uno Stato chiave per capire gli Usa. Qui si conservano interessanti musei della guerra di Secessione. Un isolato intero di Atlanta (dalla casa natale alla tomba passando per il museo) è dedicato a Martin Luther King, l’apostolo dei diritti civili. Imperdibile la Presidential Library di Jimmy Carter, il sottovalutato presidente democratico (1977-1981) e premio Nobel per la pace, protagonista degli accordi di Camp David tra israeliani e palestinesi (www.jimmycarterlibrary.org).

La Georgia è molte altre emozioni e testimonianze, del passaggio degli schiavi e di quello dei massoni, del commercio del cotone, della prima tv all news, la Cnn di Ted Turner, e della passione per i fantasmi, soddisfatta da una rete di ghost tour tra dimore infestate di spiriti (www.ghosttalkghostwalk.com) e il vivissimo cimitero Bonaventure, a picco sull’oceano. Vale più che mai il detto di Miss Rossella: «Domani è un altro giorno».

Fotografie di: Eugenio Bersani