Roma, bici in galleria

Giuseppe CarotenutoGiuseppe CarotenutoGiuseppe CarotenutoGiuseppe CarotenutoGiuseppe CarotenutoGiuseppe Carotenuto

Quando uno scultore, un poeta, un pittore e un intellettuale si incontrano e sono tutti fan delle due ruote può accadere di tutto. E così, tra ghetto e isola Tiberina, nel cuore della capitale, è sorto il primo atelier-officina e affitto della città. Con risultati sorprendenti

C’è un minuscolo locale dipinto di bianco in via della Reginella nel Ghetto di Roma. È una rua stretta e corta per dimensioni, profonda e dolorosa per la storia che l’ha percorsa, umana e speciale per l’atmosfera rionale che vi si respira.
Insegne non ce ne sono tranne una scritta curiosa sulla porta di vetro: Opera unica - bicicletta-noleggio-officina-arte. Una ventata odorosa di gomme assale chi vi entra ed è subito un piombare ai tempi in cui si sfrecciava in bici come treni e si frenava inchiodando la ruota anteriore lasciando sull’asfalto due chili di copertone.
In un angolo del negozio ci sono telefoni e radio degli anni Cinquanta e Sessanta, sul soffitto alcune bici vintage e in un altro spazio una serie di quadretti colorati piccolissimi con disegni tratteggiati di mani, sagome umane, visi. Che mai sarà questo posto?
La storia inizia con quattro amici un po’ visionari uniti da due passioni, l’arte e la bicicletta: Salvatore Savoca è scultore, Giovanni Minio poeta, Claudio Andreoli architetto e pittore, suo fratello Fabio intellettuale. Qualcosa di più di quattro amici al bar che vorrebbero cambiare il mondo. Fino a pochi mesi fa Salvatore è stato il motore primo dell’Opera unica gallery, in via della Reginella 26, una delle gallerie di arte contemporanea più piccole del mondo, per tre anni al centro di successi internazionali perché l’idea di esporre una sola opera di artista è piaciuta al capriccioso mondo dell’arte.

Ma un creativo ha bisogno di cambiare, rinnovarsi, altrimenti che artista sarebbe? E mentre Salvatore rimugina su ciò che si potrebbe fare con il suo spazio bianco ecco l’ispirazione.
Un giorno, mentre i quattro sono a pranzo, Fabio l’intellettuale – fisico asciutto, occhialini alla Groucho Marx – dice: «Vorrei aprire un negozio di biciclette perché la bici è un’opera d’arte». Eccola l’idea fulminante che si intreccia naturalmente alla bellezza della città, un immenso scenario di arte e umanità dove poter piantare i semi dell’originalità, del genio, della passione. E la bici è la chiave per aprire questo scrigno, un veicolo antico e moderno come l’arte con cui esplorare e assaporare a emissione zero i gangli nascosti di Roma capitale.

Tutto ricomincia nello spazio bianco in via della Reginella il cui nome secondo la tradizione è legato all’elezione della ragazza più bella del rione, chiamata appunto Reginella. Qui, dopo le atrocità delle deportazioni naziste del 1944, tutto è diventato arte e bellezza. C’è il Museo del Louvre, altro locale visionario che ricostruisce come una camera delle meraviglie la cultura del Novecento attraverso libri, cataloghi d’arte, fotografie, manifesti e quadri; c’è Doddo, laboratorio di artigianato e creatività unico al mondo dove il cliente può scegliere i jeans su misura che – una volta decisi tessuto, tasche, bottoni, rivetti, borchie – gli vengono letteralmente cuciti addosso. «E ora c’è pure Bike, versione sportiva dell’Opera unica: un luogo “provetta” – spiega Salvatore - dove mettere insieme passato e presente, materiali dell’arte e materiali della bicicletta; dove poter progettare, comprare, riparare o noleggiare una bicicletta nuova, su misura o vintage restaurata o conservata, dove trovare accessori indispensabili per la sicurezza e per il comfort, dove poter esporre, produrre e costruire una nuova idea di arte contemporanea».

Claudio il pittore realizza per l’occasione quadretti di pochi centimetri, subito definiti «lo specchio del tuo modo di essere» e li mette in vendita insieme alle bici. Nello stesso tempo i quattro decidono di replicare il progetto sull’isola Tiberina, allargandolo alla vendita delle bici pieghevoli. E così affittano e restaurano un locale al piano terra di palazzo Caetani, in piazza S. Bartolomeo, che ogni tanto viene invaso nelle sue fondamenta dalle acque del Tevere. Si chiama Isola Gallery Rome New York-Art Foundation e prende il nome dalla galleria d’arte che dal 1957 al 1964 fu una delle più importanti del dopoguerra italiano. Patrocinata dalla geniale mecenate Peggy Guggenheim, ospitò opere di Jackson Pollock, Henry Moore, Barnett Newman e Sam Francis; utilizzata nel 1960 per una scena del film di Michelangelo Antonioni L’avventura, con Lea Massari e Monica Vitti, fu frequentata anche dal giovane e sconosciuto Marlon Brando, inquilino del primo piano. Uno spazio di bellezza e di storia che tornerà agli onori della cronaca alla fine dell’anno con una mostra alla Galleria d’arte moderna dedicata proprio a quelle opere.
In realtà fino a quando furono eretti gli argini del Tevere, dopo il 1870, la galleria era un deposito di farina perché ai due lati dell’isola c’erano alcuni mulini installati su zattere, che macinavano il frumento. Addirittura uno dei muri dello scantinato confina con un piccolo cimitero che la Confraternita dei Sacconi Rossi – ospitata nell’edificio a metà del XVIII secolo - allestì per le spoglie di chi annegò nel Tevere. E non possono mancare il pozzo alimentato dalle infiltrazioni fluviali e un’area con antiche fondamenta che gli artisti illuminano con candele.

Proprio qui, sotto il livello del Tevere, è stata disposta una bici del 1938, vero pezzo d’arte rimesso a nuovo, che luccica nel sotterraneo colorandosi della tremolante luce d’altri tempi. Al primo piano del palazzo c’è pure una scuola di cucina, quella di Fabio Bongianni che insegna agli americani i segreti della pasta, ma che su prenotazione allestisce un pranzo o una cena condividendo con l’ospite le modalità di preparazione. Dunque, un mixer spontaneo di arte, storia, fitness e gastronomia, che sta spingendo la squadra a creare itinerari alternativi con le bici d’epoca che fanno bene al cuore e all’anima. C’è chi ha detto che con l’arte e la cultura non si mangia, ma c’è invece chi sostiene che solo l’arte può inventare nuove strade. E la bicicletta è il veicolo migliore per percorrerle.

Info. isola gallery rome new York - art foundation, piazza s. bartolomeo all’Isola 20, Roma, tel. 06.6833621; www.isolagallery.com. Opera unica-bicicletta-noleggio-officina-arte, via della Reginella 26, Roma; tel. 06.68308669; www.operaunica.eu.

Fotografie di: Giuseppe Carotenuto