Galizia, ai confini della terra

Jim Richardson /National Geopraphic TravelerJim Richardson /National Geopraphic TravelerJim Richardson /National Geopraphic TravelerJim Richardson /National Geopraphic TravelerJim Richardson /National Geopraphic TravelerJim Richardson /National Geopraphic Traveler

All’estremità occidentale del Vecchio Continente, oltre Santiago de Compostela c’è una Spagna diversa, misteriosa e sconosciuta. Lontana da tutto ciò che siamo soliti considerare iberico, dove si ascolta il respiro della terra, il vibrare delle pietre, e si ripropone l’eterna sfida dell’uomo alla natura

Facciamo un gioco. Sfogliate questo portfolio e guardate le fotografie senza leggere le didascalie. Poi provate a indovinare in quale nazione siamo. Guardando lo scatto a siniitra, siamo quasi sicuri che penserete all’Irlanda. L'immagine con i cavalli evocherà gli Stati Uniti. E quei menhir, pur se rifacimenti moderni di un’architettura megalitica, suggeriscono con ogni probabilità l’Inghilterra. La foto con la chiesa, anziché aiutarvi, potrebbe confondervi ancora di più: Messico?

Queste immagini sono state realizzate da Jim Richardson, reporter di National Geographic Traveler, in Galizia, nel Nordovest della Spagna. Una Spagna molto diversa da quella che siamo soliti immaginare e frequentare, lontanissima dalle spiagge e dalle isole del Sud, lontana anche dalle grandi città – Madrid, Barcellona – , dal bianco accecante dell’Andalusia, dal verde intenso dei Pirenei. Una Spagna lontana anche dal proprio capoluogo, perché Galizia vuol dire Santiago de Compostela, destino final del cammino e meta di pellegrinaggio mondiale. 

Perfino Santiago, con la sua forte religiosità cattolica, appare lontanissima da Santa Tecla, antico villaggio celtico, uno dei siti più importanti del Nord della Spagna, quasi al confine con il Portogallo. C’è un misticismo forte in queste rocce, nella sinuosità dei muri che paiono quasi incunearsi gli uni fra gli altri, eppure sono qui, immobili, da oltre duemila anni. La magia della terra scorre potente anche a Muxia, sulla punta occidentale del Vecchio Continente: il santuario della Virgen de la Barca sorge di fronte a un luogo di culto megalitico, la pietra oscillante, che pellegrini ben più rari di quelli del Cammino visitano in cerca di un equilibrio (anche) interiore.
 

Lo spirito celtico si ritrova potente anche in alcune feste popolari dalle radici antiche, come la Rapa das bestas di Vimianzo, un altro piccolo centro quasi sulla punta estrema. In una sfida che può ricordare la corrida di Pamplona senza l’assurda, inutile incoscienza di quella corsa, i giovani del paese partono all’alba per le montagne. Vanno in cerca di cavalli allo stato brado, da catturare, radunare nella piazza del paese e tosare loro coda e criniera dopo averli costretti a terra con la forza. Cinque uomini, un cavallo: eppure la sfida è quasi impari.

Un’esibizione di superiorità che non sfocia in gesti inutilmente macabri o sanguinari. Un rito di passaggio, dall’adolescenza all’età adulta. La dimostrazione di poter domare la potenza della natura solo unendo gli sforzi della propria mente e del proprio corpo. Una volta era una necessità, lottare con i cavalli selvaggi per addomesticarli. Oggi quella consuetudine è rinata (quella 2013 è stata a Vimianzo la XV edizione) come espressione della cultura locale. Difficile ovunque mantenere un equilibrio tra le tradizioni del passato e la modernità. Difficile come mantenere l’anima celtica nella Galizia spagnola. Difficile, ma non impossibile.      
 

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Fotografie di: Jim Richardson /National Geopraphic Traveler,Jim Richardson /National Geographic Traveler