Abu Dhabi, l'emirato XXXL

Dave Yoder / National Geographic SocietyDave Yoder / National Geographic SocietyDave Yoder / National Geographic SocietyDave Yoder / National Geographic SocietyDave Yoder / National Geographic SocietyDave Yoder / National Geographic SocietyDave Yoder / National Geographic SocietyDave Yoder / National Geographic Society

Lontana dalle notti modaiole di Dubai, cui contende la palma di mecca mondiale dello sfarzo e della dolce vita del nostro secolo, lontana dai suoi eccessi e dalle sue iperboli architettoniche, Abu Dhabi è diversa. Non è un sogno megalomane o una disneyland dello shopping. È reale, concreta, vitale. Pronta a mettersi in gioco.

Abu Dhabi è pronta a mettersi in gioco. Senza per questo esagerare a tutti i costi. Perché la capitale delle sette realtà che costituiscono gli Emirati Arabi, oltre che la più grande, occupando l’86 per cento del territorio, trasuda sì petrolio, opulenza griffata e ricchezza, sfoggiando però un carattere al tempo stesso cosmopolita ma riservato. Una metropoli in continuo divenire, il cui nome evoca il meglio del lifestyle, dalla cucina alla moda, all’architettura. Un lusso patinato, non necessariamente ostentato, ma soprattutto una grande vivibilità, fatta di lunghi viali bordeggiati di palme, aiuole fiorite e giardini pubblici lussureggianti.

Abu Dhabi City, vibrante, energetica deve la sua fortuna al sogno lungimirante dello sceicco Zayed, fondatore degli Emirati Arabi Uniti, cui si deve l’illuminata visione che trasformò una terra arida e pressoché disabitata in una promessa di lusso e di raffinatezze orientali. Tutto grazie alla pesca miracolosa che nel 1958 ha portato alla scoperta dell’oro nero. In un battito di ciglia, grattacieli sfrontati hanno così sostituito umili capanne di pescatori e cercatori di perle, jet ski guizzanti hanno rimpiazzato i languidi dhow, una Corniche di spiagge e viali alberati si è adagiata sui litorali, mentre foreste di mangrovie, in gran parte protette, continuano a bordeggiare lagune solitarie e le oltre 200 isole del Paese.
 

Su un fondale da mille e una notte che ha nutrito le fantasie dell’Occidente con le gesta di Simbad il Marinaio o di Lawrence d’Arabia, ma anche dell’avventuriero inglese Wilfred Thesiger, oggi si celebrano i miti del XXI secolo: business, tecnologia, moda, ma anche ecologia, green economy, sostenibilità. Nel sondaggio 2020 Global Sustainable Centres condotto da Ethisphere infatti Abu Dhabi è stata eletta una tra le dieci città mondiali a più alto grado di sostenibilità, mentre a ovest della capitale sta crescendo la prima città del mondo completamente alimentata da energia rinnovabile, zero-emissioni, riciclo al 100% di acqua e rifiuti, niente auto ma metropolitana e taxi su rotaie, Masdar City, progettata dallo studio di Norman Foster.

L’Emirato è peraltro impegnato nella protezione dell’ambiente grazie a due grandi riserve naturali, Al Ain e Sir Bani Yas island, mete privilegiate dell’ecoturismo, con escursioni a piedi o in bicicletta, tour con kayak e canoe fra le mangrovie. Protette sono anche le tartarughe di Saadiyat island, mentre il governo si sta adoperando per la regolamentazione della pesca e il supporto all’agricoltura organica, soprattutto a quella prodotta dal più grande centro acquaponico del mondo, che combina l’acquacoltura tradizionale con l’uso di fertilizzante ricavato dai pesci.

Qui ognuno trova la sua isola del tesoro. Se Saadiyat island punta a diventare una destinazione leisure, residenziale e culturale al tempo stesso, il meglio del meglio, Yas island è il regno dei divertimenti. Eventi sportivi di portata internazionale come il Gran Premio di Formula 1, esclusivi campi da golf e polo, porti turistici, hotel e ristoranti, Yas island è la quintessenza del parco dei divertimenti per grandi e piccini. Dal parco acquatico Yas Waterworld al circuito automobilistico Yas Marina, nel quale è possibile sfrecciare sulla pista a bordo di una Aston Martin, al Ferrari World, il più grande parco tematico coperto del mondo, non si corre certo il rischio di annoiarsi. Come, a livello culturale, sull’isola Saadiyat.

Oggi Abu Dhabi è infatti una palestra per architetti di successo. Nonostante la crisi economica mondiale sono molti gli studi impegnati a fare dei 27 chilometri quadrati di Saadiyat un mix di ville esclusive e complessi residenziali d’élite ma anche uno dei maggiori poli dedicati all’arte internazionale, concentrando alcune fra le più importanti istituzioni culturali del mondo. Qui nei prossimi tre anni sorgeranno musei firmati dai vincitori del premio Pritzker: il Louvre di Jean Nouvel, il Zayed National Museum di Norman Foster, il Guggenheim di Frank Gehry. Un po’ più avanti apriranno il Performing Arts Centre di Zaha Hadid e il museo marittimo di Tadao Ando. Incastonato in posizione strategica, fra questi musei entro il 2017 però dovrebbe nascere qui anche The District, oltre 168mila metri quadrati per 550 marchi di lusso e ristoranti.

D’altra parte Abu Dhabi è la versione L dell’Occidente. L come large, L come lusso, ma anche L come languori orientali. Dall’opulenza dell’hotel Emirate Palace, con la sua immensa cupola dorata, alla moschea Sheikh Zayed, con una superficie pari a cinque campi di calcio, in grado di ospitare 40mila fedeli, con il più grande tappeto tessuto a mano del mondo: 5.627 metri quadrati, 2.268mila nodi creati da 1.200 artigiani iraniani. E poi marmi italiani intarsiati, opera della Fantini Mosaici, cristalli Swarovski, vetri veneziani: materiali e artigiani da diversi Paesi per un edificio in grado di unire idealmente il mondo.
 

È invece al calare della sera che cresce il richiamo delle dune di sabbia di Liwa. Nel deserto di Al Gharbia, fra cammelli e purosangue, antiche fortezze di fango color ocra, datteri, spezie e tramonti che gonfiano il cuore, Abu Dhabi si riappropria del suo passato. Ritrova la fierezza, non quella del danaro ma dell’animo, il piacere della sabbia sotto i piedi nudi, del the sorseggiato davanti al fuoco.

E recupera il rapporto con i suoi antichi compagni d’avventura, i falchi e i cani Saluki. Animali nobili, eleganti, tanto da non poter essere comprati ma solo donati o ricevuti in dono come segno di rispetto. Appartenenti a famiglie di alto rango, coccolati e seguiti in un apposito centro sanitario, i falconi possono viaggiare in business class sulla compagnia di bandiera Etihad Airways. Esiste una pura immagine di potenza, nobiltà, eleganza: la vecchia foto del grande sceicco Zayed con il suo falco. Pronti a lanciarsi in alto e partire in picchiata verso nuove imprese. Cacciatori del meglio della vita.

Fotografie di: Dave Yoder / National Geographic Society,Isabella Brega