Il futuro? È a Udine

Seminari, conferenze e workshop per riflettere su cinque temi fondamentali per l’avvenire della nostra società. Dalla trasmissione del sapere ai modelli di impresa, dal nuovo turismo alla forma delle città, il Friuli Future Forum è la prima occasione in Italia in cui esperti e imprenditori si incontrano per capire che cosa ci aspetta tra vent’anni

Pensare al futuro in tempo di crisi È segno di grande intelligenza. Invece che stare a disperarsi per tutto quello che non si è fatto, o che semplicemente è andato storto, si rilancia. E rilanciando ci si proietta in avanti, cercando di capire quali siano le strade migliori da percorrere, gli obiettivi da porsi, i sogni da sognare per sviluppare innovazione e arrivare preparati e vincenti all’appuntamento con il domani. Per farlo bisogna essere in grado di andare oltre il contingente, avere una buona dose di lungimiranza coniugata a curiosità ed essere ricettivi verso le innovazioni, tutte qualità che evidentemente a Udine hanno in abbondanza.

È proprio nella città friulana infatti che da metà ottobre a fine novembre (dal 15 ottobre al 30 novembre) si terrà la prima edizione del Friuli Future Forurm. Si tratta di una rassegna organizzata dalla Camera di commercio – su impulso del presidente Giovanni Da Pozzo – in collaborazione con l’Università di Udine e l’associazione Vicino/Lontano che coinvolgerà la città nell’arco di sette settimane in cui si cercherà di sviluppare idee e visioni sul tema del futuro. Per farlo non servono né apprendisti stregoni né palle di vetro, ma studiosi delle maggiori organizzazioni internazionali che si occupano di studi sul futuro. Esperti che arrivano dall’Institute for the future di Palo Alto, l’Osce – l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa – e dal Copenhagen Institute for Futures Studies. Accanto a loro personaggi e ricercatori italiani come Rossano Ercolini (il maestro che si è aggiudicato il “Nobel alternativo” per l’ecologia), Riccardo Luna (ex direttore di Wired) e Franco Iseppi (presidente Tci), persone che con la loro opera hanno dimostrato che un domani migliore non basta intuirlo, ma si costruisce giorno dopo giorno, idea dopo idea.

La Camera di Commercio di Udine ha deciso di avviare il progetto Friuli Future Forum in un momento in cui la crisi globale sta mettendo in ginocchio il sistema produttivo di una zona che per anni assieme al Veneto è stata la locomotiva economica del Paese» spiega Renato Quaglia, un passato alla Biennale di Venezia e oggi ideatore e coordinatore del Fff. «Un sistema produttivo costituito di piccole e medie imprese familiari, che nella maggioranza dei casi lavoravano per i grandi gruppi industriali, che sono entrate in crisi quando le produzioni sono state delocalizzate. Davanti a questa situazione la Camera di commercio, invece di limitarsi ai consueti strumenti di sostegno alle imprese, ha creato questo progetto innovativo il cui obiettivo vero è sollecitare una cultura dell’innovazione sia per gli imprenditori sia per la società civile, nella convinzione che se non si sviluppa uno non si sviluppa neanche l’altro» prosegue Quaglia. «Se non si guarda avanti, se non si cerca di comprendere i nuovi scenari davanti a cui queste imprese si troveranno da qui a cinque, dieci anni, se non si pensa al futuro con una visione si rimane invischiati nel presente, continuando ad arrancare. Col rischio non solo di non essere preparati ad affrontare le nuove sfide, ma di non riuscire neanche a partecipare» aggiunge.

Consapevoli di questo, a Udine hanno deciso di non limitarsi a organizzare un festival spettacolare concentrato in pochi giorni, ma un Forum lungo un mese e mezzo, in cui ci sia davvero la possibilità di approfondire, partecipare a seminari e workshop per capire che piega prenderà il prossimo futuro.