Il progresso di Norimberga

Massimo PacificoMassimo PacificoMassimo PacificoMassimo PacificoMassimo PacificoMassimo PacificoMassimo Pacifico

Dimenticare lo storico processo che l'ha resa famosa suo malgrado. Mostrare al visitatore una città che recupera la storia e punta sul futuro, l’arte, il design e la buona cucina. La formula funziona 

Alle 12 di ogni giorno, nella piazza del mercato, si consuma il rito del Männleinlaufen, la sfilata degli omini: il grande orologio della chiesa di Nostra Signora prende vita e appare Carlo IV salutato dai principi elettori e dai trombettieri reali. Intorno, che piova o nevichi, l’umanità cittadina si stringe tra le bancarelle mentre un gruppo di turisti si accalca intorno alla Fontana Bella per far ruotare un «magico» anello senza saldature. Dicono porti fortuna. Qui si tiene, fra l’altro, il più grande mercato di Natale del mondo che trasforma la città in un’immensa giostra colorata condita dai Lebkuchen, i tipici dolci speziati. Ora invece sono in pieno svolgimento le celebrazioni per i 200 anni dalla nascita di Richard Wagner, musicista grazie al quale la città è diventata celebre per l’immortale I maestri cantori di Norimberga.

Ecco la capitale segreta della Franconia, una volta parte del Sacro romano impero, oggi lembo felice della Baviera. Una cascata di energia e vitalità, alla faccia di chi, non avendola mai vista, la immagina triste e depressa in ricordo degli anni bui del regime nazista e del processo penale celebrato dopo la seconda guerra mondiale per giudicare i suoi crimini.
La città (al nono posto tra i centri più visitati della Germania) ogni giorno celebra una ricorrenza, organizza un concerto, allestisce un festival gastronomico e fa comunella davanti a un boccale di birra pensando a come fare affari l’indomani e divertirsi allo stesso tempo. È tutto un divenire, un progettare, un crescere, specie sul fronte dell’ospitalità che ha bisogno di nuovi alberghi per accontentare la domanda crescente: 147 hotel, 15.717 posti letto, 120 manifestazioni fieristiche e più di mille appuntamenti culturali durante l’anno, che richiamano oltre due milioni di turisti (30 per cento in viaggio d’affari, 70 per vacanza). I più affezionati sono gli americani, seguono gli italiani (la cui presenza in dieci anni è aumentata del 42 per cento), gli austriaci e poi gli inglesi, ma ultimamente si vedono pure i cinesi. Anche nel 2012 ha riportato un bel 7 per cento in più di visitatori rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, rinforzando ancora di più l’economia e stendendo a tappeto la disoccupazione, in pratica inesistente.

Ma qual è il segreto del successo di Norimberga? Saliamo a bordo di un velotaxi a energia solare, una delle ultime novità in tema di mobilità cittadina, e ci arrampichiamo verso la città vecchia; il respiro del guidatore e il ronzio delle ruote si insinuano nelle minuscole vie dando vita a un’insolita ouverture. Il triciclo si ferma in piazza Tiergartnertor, che sembra uno spazio medievale al tempo in cui la città era uno dei più potenti centri commerciali d’Europa. Tutt’attorno è un reticolato di bar e birrerie stretto in un abbraccio dove s’innestano costruzioni dal sapore antico, ma che antiche non sono. Ci si aspetterebbe una città ultramoderna che ha rinunciato alle forme del passato dopo che le devastazioni della seconda guerra mondiale ne spazzarono via il 90 per cento. Invece, nella ricostruzione del centro storico, racchiuso in una cinta muraria lunga cinque chilometri, è stata trovata una prudente sintesi tra antico e nuovo che ha conservato i vecchi percorsi stradali e le planimetrie originali, facendo così tornare in vita anche le chiese di S. Lorenzo, S. Sebaldo e di Nostra Signora.

Del resto la rinascita è nel suo dna: Norimberga è caduta e risorta più volte, e a ogni risveglio si è trovata più forte e più bella di prima. Dopo la guerra dei Trent’anni, per esempio, la città era stremata e decimata dalla peste, ma con una lenta e faticosa ascesa durata quasi due secoli divenne il primo polo industriale della Baviera fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. E mezzo secolo è stato impiegato per scacciare i fantasmi del Terzo Reich e trasformarsi oggi in quello che è, una capitale di arte e cultura. Sulla piazza è la casa del cittadino più celebre della città, il pittore Albrecht Dürer, che vi abitò e lavorò fino all’ultimo. L’edificio è un museo con cucina, laboratorio e utensili utilizzati dagli artisti e dagli incisori dell’epoca. Basta socchiudere gli occhi per trovarselo davanti, il piccolo Albrecht, cui la città ha dedicato una mostra, gli occhi furbi e i capelli lunghi scalati fino al collo, alle prese con i suoi acquerelli di animali.

Lungo la Dürerstrasse è un correre di graziose casette a graticcio dipinte, ornate da balconcini chiusi e finestre a bovindo. In alto, sulla collina, si staglia il Kaiserburg, con il torrione circolare, simbolo dell’epoca in cui Norimberga era «lo scrigno dell’impero germanico» e luogo di custodia delle insegne imperiali. Per questi motivi Hitler la scelse come sede dei raduni del partito, realizzando un’altra fortezza simbolo del nuovo impero con la piazza Campo di Marte e il Palazzo dei congressi.

Due strutture dell’orrore mai abbattute, che sono state in parte trasformate per ospitare un Centro di documentazione, una mostra permanente e numerose esposizioni. Il Memorium Processo di Norimberga inaugurato due anni fa nell’aula 600 del Palazzo di giustizia vuole inoltre ricordare il famoso evento direttamente sul luogo storico grazie a un centro d’informazione e documentazione. Evocativa pure la Strada dei diritti dell’uomo, installata dall’artista israeliano Dani Caravan davanti al Germanisches National Museum: una serie di trenta colonne di pietra su cui sono incisi in differenti lingue gli articoli della Dichiarazione dei diritti dell’uomo emanata dalle Nazioni Unite.
Alle 13 la città si affumica di aromi, sono le salsiccine nei panini, i drei in Weckla; nelle cavità sotto la parte antica della città si conservano per le feste le botti di birra: nel medioevo servivano come frigorifero per le derrate della corte imperiale, in tempo di guerra per nascondere uomini e opere d’arte, oggi sono pure un’attrazione turistica. E domani, chissà, un laboratorio teatrale o un parco a tema per bambini.
Il segreto del successo di Norimberga sta proprio nella sua continua rinascita e nella capacità di trasformarsi in ogni epoca utilizzando ogni singolo pezzo del passato, senza nessuno scarto. Come ogni bravo commerciante.

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Fotografie di: Massimo Pacifico