Gastronomia. Costiera, un babà

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Dolci e sapori tradizionali tra Positano, Amalfi e Cetara, seguendo i consigli di un cuoco «stellato» che è nato in Belgio, ma che ormai parla napoletano. Un paradiso in terra tra montagna e mare dove gustare specialità tradizionali in un ambiente dall'immenso fascino.

Gli dei hanno deciso, alle origini dei tempi, di benedire alcuni luoghi del pianeta con bellezza e bontà. Uno di questi paradisi in terra è la Costiera amalfitana. Non solo una struggente sequenza di baie, dirupi verdi, paesi fiabeschi e mare d’incanto, ma uno dei panieri più invidiabili d’Italia.
Per comodità prenderemo Positano (1) come punto di partenza della nostra passeggiata gourmand. All’hotel S. Pietro, da dieci anni, regna sovrano lo chef Alois Vanlangenaeker, un belga con l’accento campano (vedi approfondimento). È lui che ci ha guidato alla ricerca delle eccellenze gastronomiche di questo territorio. A partire dall’originale limoncello fatto con i frutti più preziosi della costiera. Si lascia il mare e si va verso l’interno per scoprire le meraviglie di Agerola (2), sui monti Lattari. Qui si possono apprezzare gli ottimi insaccati e soprattutto il provolone del Monaco. Si torna sulla costa e si va a Praiano (3) per gustare finalmente il pesce. Lo chef, quando non mangia nella sua cucina, sceglie Il Pirata. Da non perdere la celeberrima sfogliatella che ha avuto la sua fortuna a Napoli, ma i natali in questa zona. Esattamente nel monastero di S. Rosa (4), oggi un hotel & spa di lusso fra Furore e Conca dei Marini. Per un’idea di quello che può offrire la scena dolce locale il posto ideale è la pasticceria Pansa in piazza Duomo, ad Amalfi: attiva dal 1830, ha nutrito i palati di Wagner e Ibsen. E tuttora propone le sue meraviglie di cioccolato, le sfogliatelle, i babà e le immortali scorzette di agrumi.

Raggiunta amalfi (5), è d’obbligo una tappa al rinomato Lido Azzurro di Antonio Pisani. In zona non si possono tralasciare i grandi primi di mare con il riccio, il nero di seppia e ovviamente gli scialatielli, pasta fatta a mano, ottima con le vongole veraci. Passate Maiori (6) e Minori (7) si arriva a Cetara (8), borgo di pescatori famoso per la colatura d’alici. Un prodotto unico che si ottiene con il liquido colato dal processo di salatura delle alici. Strepitoso condimento per gli spaghetti, è il diretto discendente del garum degli antichi Romani, usato per dare sapore praticamente a tutto. Da provare anche il cuòppo, un cartoccio di frittura mista di alici e calamari salati. Per godere al massimo la cucina locale bisogna fare tappa al convento di Cetara, ristorante dello chef Pasquale Torrente, vero cuoco di territorio ed esperto della colatura: l’oro nero della Costiera.

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