Inchiesta. Donne in viaggio

Sono sempre più le donne che decidono di partire, da sole o con le amiche. E non solo per andare alla terme o a fare shopping. Hanno un modo tutto loro per scoprire il mondo, ma anche se stesse, distruggendo stereotipo vecchi di secoli

Scoprire il mondo per scoprire se stesse. Sembra questa, unitamente a un’attenzione più marcata per la cultura degli altri, la caratteristica principale di un viaggiare che sempre più va declinandosi al femminile. Prima ancora di guardare i dati, basta guardarsi intorno. Sbirciate chi vi sta seduto accanto in treno o in aereo, la coda per visitare una mostra, i tavoli di un ristorante a Firenze o Venezia, le bancarelle di un mercato artigianale. «Sono sempre di più, ventenni in cerca di avventura che non si preoccupano di avere un parrucchiere nei dintorni, donne mature che senza timore esplorano luoghi a lungo sognati o donne manager che durante i viaggi di lavoro approfittano di spazi di solitudine e si godono la spa senza figli e mariti» scrive Isalei nel suo blog, uno dei tanti in cui le donne viaggiatrici raccontano e si raccontano.

Secondo l’Istat sono un milione e quattrocentomila le donne che in Italia viaggiano da sole. Il 46 per cento del totale dei viaggiatori secondo un’indagine delle Fs. E il numero è in costante aumento su tutte le tipologie di treno (inclusa l’alta velocità, tradizionalmente legata al viaggio d’affari maschile). E sono tutt’altro che inesperte, dice la stessa fonte: sono più abili (o più flessibili, chissà) dei loro colleghi maschi a scovare le offerte più vantaggiose. «In barca, ormai da molti anni, ho equipaggi di sole donne: sono l’85 per cento. Le donne sanno divertirsi di più e con maggiore facilità degli uomini. Appena salgono in barca, si rilassano, fanno amicizia, chiacchierano», racconta Simone Perotti, skipper e istruttore di vela. Dietro questi numeri, la metafora di un viaggio ben più lungo, quello che le donne hanno fatto nella storia per arrivare a scriverla in prima persona. E che ha un’importante conseguenza: per molte il viaggio non è solo evasione, anzi: è esperienza e conoscenza dell’altro e dell’altrove. Sono sempre di più infatti quelle che contraddicono lo stereotipo donna uguale spa uguale abbronzatura, e scelgono come meta luoghi densi di storia e di storie.

Per quanto non esistano dati omogenei e dunque comparabili per nazioni, molti operatori sono concordi nell’affermare che in Italia il fenomeno sia ancora un po’ meno diffuso di quanto lo sia nel mondo anglosassone e nel Nordeuropa. Pesa certo il fatto che nel nostro Paese il reddito medio femminile sia più basso, ma anche un’altra questione. Anche qui ci si deve basare su impressioni degli addetti al lavoro. Vuoi per cultura, vuoi perché nell’accudimento dei figli e della casa l’impegno delle donne è ancora molto superiore a quello dei maschi, sta di fatto che gran parte delle nostre viaggiatrici sono single, mentre all’estero è normale che mogli e madri si prendano qualche giorno di vacanza anche dalla famiglia per partire con le amiche: insomma, non più solo la stanza, ora cercano il «viaggio tutto per sé». Sandra Pentenero è una psicologa specializzata in dinamiche relazionali che ha riflettuto a lungo sul significato del viaggio per le donne, al punto da arrivare a prescriverlo ad alcune pazienti. Partono per guarire? «Dipende. Ci sono donne che partono per risolvere dei problemi, altre che partono quando hanno risolto i problemi. Così come c’è chi ha il terrore di tornare a casa e chi di uscirne. Per quasi tutte però il viaggio è lo strumento per smaltire emozioni pesanti». Ma non hanno paura? In fondo, il viaggio è anche un po’ una trasgressione. «In superficie, confessano le stesse paure del loro quotidiano: uscire la sera, entrare in un locale da sole. Ma la paura vera è un’altra: ovvero la vergogna della solitudine. In Italia, in certi contesti sociali, essere sole è ancora percepito come un fallimento. Per questo viaggiare le aiuta» aggiunge Pertenero.

Un’attenzione per l’altro e l’altrove che si riverbera persino in un particolare solo apparentemente frivolo: la scelta dell’abbigliamento da mettere in valigia. Scartabellando tra i forum sul web dedicati al bagaglio (da quello di Marina Misiti, Donne con la valigia alla sezione What to wear, where dell’agguerritissimo Journeywoman.com) emerge che la preoccupazione maggiore non riguarda i tacchi a spillo, ma il rispetto delle usanze dei diversi Paesi: dal consiglio di non scoprirsi troppo in luoghi in cui c’è una forte tradizione religiosa a non dimenticarsi che in Islanda, per quanto faccia freddo, gli abitanti tengono molto all’eleganza.
 

Dietro ai numeri e alle testimonianze, si nasconde una tipologia assai variegata di persone. Nuccia Faccenda, che oltre a essere un’infaticabile viaggiatrice è titolare di un’agenzia ad Alba specializzata nell’organizzazione di viaggi al femminile, parla di uno zoccolo duro di donne tra i 35 e i 50 anni che si muove spessissimo, per lavoro o per piacere. «Single per caso o per scelta, dotate di un budget autonomo, hanno iniziato con le trasferte di lavoro per poi accorgersi che viaggiare, e viaggiare da sole, è un’esperienza unica, e da allora non hanno più mollato». Poi ci sono le giovanissime, ragazze meravigliose: «Squattrinate ma capaci comunque di inventarsi modi per girare come trottole, sentendosi ovunque a casa». È soprattutto pensando alle donne che l’agenzia ha messo a punto un sistema per cui i clienti vengono costantemente seguiti con il gps e dotati di app di accompagnamento: loro si possono perdere, ma Nuccia e le sue socie non le perdono di vista e sono sempre pronte a darle una mano. «L’aereo è atterrato a Birmingham invece che a Londra? Ecco le indicazioni e gli orari per prendere un treno. Mal di denti a Miami? Don’t worry, ci siamo qua noi, a dirvi cosa fare e dove andare» spiega Nuccia.

Come spesso succede, è stato il web il primo a registrare la diffusione del fenomeno: testimonianze, siti, consigli. La presa d’atto era quasi obbligatoria, e molti operatori hanno iniziato ad attrezzarsi. A parte gli alberghi riservati alle sole donne (in realtà non molti, probabilmente la fruizione risulta ghettizzante), diverse strutture si sono invece impegnate nella costruzione di pacchetti ad hoc. Best Western ha messo a punto un’offerta articolata per donne, Love Promise for Woman, che «annovera una serie di servizi dedicati, dal concierge alle tisane e prodotti di bellezza in camera, ai magazine femminili» spiega Monica Sicorello. Mentre l’agenzia Alberghi per le donne si preoccupa di selezionare luoghi e attività declinati al femminile: ancora una volta, non solo spa ma anche corsi di cucina, di patchwork, oltre a soluzioni per mamme con intrattenimenti per bambini. Anche l’editoria fa la sua parte, pubblicando le prime guide di città women friendly. Un esempio? Quelle scritte da Daniela De Rosa su Venezia e Londra, pubblicate dalla casa editrice Le Lettere, ma ce ne sono altre in arrivo

Forse abbiamo smesso, in tutti i sensi, di aver paura di volare, ma due cose ci spaventano ancora. La prima è abbastanza logica, ovvero la paura del buio. Gironzolare la sera resta un problema. Le catene alberghiere si stanno attrezzando, con parcheggi dedicati riservati alle signore e altri benefit. Grande successo ha avuto l’iniziativa Angelo custode promossa da UnaHotel in collaborazione con Trenitalia: l’angelo in questione è un incaricato che accoglie le viaggiatrici al binario e le accompagna in albergo.

La seconda paura è meno sensata, ma non meno radicata: la paura di entrare al ristorante. Attraversano oceani e deserti, ma lo scoglio di aprire la porta di un locale resta tra i più difficili da superare. «Per quanto riguarda la ristorazione, le donne che viaggiano da sole mostrano di preferire il room service rispetto alla sala ristorante» spiega Sara Fasolo, dall’ufficio stampa UnaHotel. E su Trip Advisor una viaggiatrice confessa: «L’esperienza mia più dura: Miami, entrare di sera in un locale pieno, sedersi all’unico sgabello libero del banco, mangiarsi una bistecca e bersi una birra, ma avevo fame. E ancorch’è donna, non cercavo compagnia, ma cibo caldo». La paura non è collegata alla tipologia di locale, anzi. Andrea Berton, ex chef del lussuoso Trussardi alla Scala, a Milano, dice che per quanto nel suo locale la presenza di gruppi formati da sole donne sia stata in costante crescita (non ha fatto i conti, ma a spanne sono almeno un buon 30 per cento), ben poche sono le donne che si sono sedute al tavolo da sole. E quelle poche, per lo più, non erano italiane.

Ma quali sono le mete preferite? «Più che il luogo, per le donne che frequentano il nostro sito conta la tipologia di viaggio» dice Daniela De Rosa, che da anni gestisce Permesola.com. «Per lo più, sono delle estremiste: scelgono o l’avventura estrema, deserto, cime tempestose e traversate, o il villaggio vacanze tutto incluso». Eccezioni a parte, comfort, più che lusso e sicurezza, restano le esigenze più diffuse, e rendono crociere e villaggi format privilegiati: è donna il 51 per cento dei clienti Valtur, di cui il 4 per cento single. Mentre la presenza di aree spa sulle navi sembrerebbe, a sentire Costa Crociere, una necessità irrinunciabile. Viaggi insomma per imparare a voler bene all’altrove ma anche a se stesse, sembra questa la morale di tutto questo andirivieni di donne che se ne vanno in giro per il mondo.