Acrobazie canadesi

Giovanni TaginiGiovanni TaginiGiovanni TaginiGiovanni TaginiGiovanni TaginiGiovanni Tagini

Il più grande spettacolo dal vivo del mondo è insospettabilmente made in Québec. Siamo andati a scoprire le tecniche, i segreti, le magie del luogo dove cinquemila persone lavorano con un unico obbiettivo: stupirci. E la città dove è nato il fenomeno, che ormai ospita i più prestigiosi e spettacolari festival circensi del mondo.

 

Quando li vedi esibirsi davanti a te in numeri strabilianti ti chiedi sempre: «ma come fanno?». Una minuta ragazza piega il suo corpo come una scatoletta, il trapezista si avvita con un triplo carpiato a 15 metri d’altezza, un giovane nemmeno tanto forzuto fa volteggiare in aria la sua compagna come se fosse un palloncino. È il circo: che piaccia o meno, non lascia mai indifferenti. In alcuni casi lo spettacolo va addirittura oltre a qualsiasi aspettativa, come gli show del Cirque du Soleil. Sotto il loro tradizionale telone giallo e blu, o nei teatri costruiti ad hoc come quelli di Las Vegas, le produzioni di questa compagnia canadese (non americana o francese come qualcuno pensa) hanno rivoluzionato il circo trasformandolo nel più grande spettacolo d’intrattenimento dal vivo del mondo.

I numeri non lasciano dubbi a interpretazioni: 100 milioni di spettatori dal 1994, 12 solo nell’ultimo anno. E la cosa interessante è che tutto questo non nasce in una delle tradizionali patrie di circhi, nella prevedibile Gipsyland dell’Europa dell’Est, nella raffinata ed eccentrica Parigi, nella fantasiosa Mosca o nella rutilante Las Vegas, sotto il tendone di uno dei tanti emuli di Barnum. La patria del più grande spettacolo circense dopo il big bang è l’insospettabile Canada, la sorprendente regione del Québec, la città di Montréal.

L’autore? Un uomo il cui destino di istrione pare scritto nel nome...  

L’autore? Un uomo il cui destino di istrione pare scritto nel nome: Guy Laliberté, un passato da girovago, mangiatore di fuoco e giocoliere, un presente da imprenditore e giocatore professionista, ma soprattutto a capo di un impero in calzamaglia e parrucca, pertiche e trapezi, che nonostante sia uno degli uomini più ricchi d’America si definisce un clown e ama farsi fotografare con il naso rosso posticcio. Per capire i segreti di questo successo siamo andati all’8181 2nd Avenue, quartier generale del Cirque du Soleil. Il complesso, articolato in diversi edifici, si sviluppa su 75mila metri quadrati, che già spiegano la dimensione. Questa è un’industria al pari degli studios cinematografici hollywoodiani. Se non si producessero spettacoli, sembrerebbe di entrare in una fabbrica di auto di lusso o in un atelier di alta sartoria. Sono queste le due anime del Cirque du Soleil: creatività artigianale e rigore industriale, intuizione geniale di monsieur Laliberté. Siamo entrati nel meccanismo e abbiamo cercato di capire come e perché proprio a Montréal abbia attecchito questa passione per il circo.

Dando una sbirciatina alla sala trucco capisci subito l’ingranaggio. Sembrerebbe un normale camerino se non fosse che qui gli artisti imparano a truccarsi da soli, aiutati le prime volte da un team di esperti. Nulla è lasciato al caso, ogni dettaglio fa parte di una procedura analizzata e ottimizzata per funzionare alla perfezione. Per realizzare una delle maschere più complesse possono essere necessarie oltre due ore e 240 passaggi, opportunamente indicati in un manuale consultato meticolosamente in modo che il trucco sia sempre identico, a ogni rappresentazione. Anche gli abiti e gli accessori sono prodotti con cura maniacale. Basti pensare che per assicurare la perfetta aderenza dei copricapo, evitando problemi durante gli esercizi, viene realizzato un calco della testa di ognuno dei 1.300 artisti del circo.  

Altrettanto ingegnosa è la produzione dei costumi, che gli addetti ci raccontano con una punta di ritrosia. Esiste un solo abito-campione per ogni personaggio in scena, riposto in un grande guardaroba dal valore inestimabile. Ogni volta che c’è la necessità di avere un vestito nuovo, questo viene prodotto ad hoc usando un particolare tessuto elastico, estremamente resistente, facile da lavare e d’asciugare, dipinto a mano. Uno spettacolo del Cirque du Soleil è progettato per durare almeno 8/10 anni e ogni elemento deve poter essere ricreato in modo preciso, in qualsiasi momento. Solo nel quartier generale a Montréal lavorano 2mila persone con oltre cento mansioni diverse e in totale il circo impiega 5mila addetti. Cifre importanti che però non oscurano il lato fondamentale di questo business: l’arte di stupire.

In enormi stanze simili ad hangar così da simulare gli spazi dei teatri più grandi, ogni giorno decine di artisti vengono formati per integrare, sostituire o dar vita a nuovi numeri. Nei corridoi si sentono parlare lingue diverse, tanto che in alcuni casi si ricorre agli interpreti per spiegare nei dettagli i numeri più complessi. Provenienti da oltre cinquanta Paesi le star senza nome sono quasi tutte ex atleti di ginnastica artistica e ritmica, alcuni provengono da corpi di ballo. Hélène Lemay, coach artistica, ci spiega che ognuno di loro è selezionato a seconda di specifiche attitudini personali: contorsionisti, ballerini, equilibristi, attrezzisti, comici, attori, messi poi sapientemente insieme per realizzare show imperdibili.

 

Del resto, il richiamo internazionale del Cirque du Soleil ha concentrato a Montréal una serie di competenze e di centri d’eccellenza che non si trovano in nessuna altra parte del mondo. Nella stessa area dove sorge il complesso fondato da Laliberté, si trovano anche l’École Nationale de Cirque e un altro importante centro di arte circense, La Tohu. Un vero e proprio distretto del circo ormai fondamentale per tutti coloro che desiderano intraprendere una carriera in questo campo. Non è un caso che proprio la città canadese ospiti numerosi eventi internazionali dedicati come Il Festival de Cirque (metà maggio), e il Montréal Complètement Cirque (inizi di luglio), oltre a spettacoli e performance durante tutto l’anno.  

Ma la passione per lo spettacolo della città quebechese non si esaurisce nel Cirque du Soleil: Montréal è un sorprendente catalizzatore di attività culturali e artistiche di livello internazionale che non ha nulla da invidiare alle metropoli più blasonate. Tra la primavera e l’autunno le iniziative in cartellone sono oltre un centinaio, tra cui il famoso Jazz festival e raduni di nicchia come la rassegna di graffiti che ogni anno ad agosto rinnova completamente i murales della città. La vitalità, complice le giornate di sole dopo il lungo inverno, si respira soprattutto in due punti nevralgici: il quartiere dello spettacolo e la vecchia Montréal vicino al porto. Quello che colpisce è la rassegna eterogenea di locali e ristorantini con cucine da ogni dove e i tanti, tantissimi giovani. Un brulicante corteo che si sposta lungo le rue Sainte-Catherine e Jacques Cartier alla ricerca di eventi e spettacoli messi in scena nei numerosi teatri a disposizione. L’aria che si respira è frizzante e contagiosa, il tutto garantito dalla tipica efficienza canadese e da un senso di sicurezza piuttosto insolito rispetto alle altre città nordamericane. Lasciandosi portare a queste latitudini dal pretesto del circo d’autore, si ha la possibilità di godere una città capace di convincere anche i più scettici. 

Tre giorni qui sono un punto di partenza ideale per poi sbirciare oltre il confine degli Stati Uniti (New York dista meno di un’ora e mezza di volo), oppure proseguire verso nord alla scoperta del Québec.

Non c’è che l’imbarazzo della scelta: una tappa obbligata, però, è la città di Québec, a circa tre ore di automobile. Fondata nel 1608 dal francese Samuel de Champlain, è il più antico insediamento europeo in Canada. Per le strade del centro storico si ha la sensazione di trovarsi in una cittadina medievale della Normandia; poi, fuori da mura, i grattacieli ricordano che siamo in Nordamerica.

Proseguendo verso Nordest, la grande foce del fiume San Lorenzo è meta d’obbligo per gli amanti della natura: qui infatti è possibile avvistare balene e altri cetacei. La Mauricie, infine, è una piccola riserva naturalistica a un’ora e mezza da Montréal, che permette di scoprire le bellezze naturali del Canada e in particolare il foliage autunnale. Se volete avvistare orsi, procioni e altri animali della foresta, fare un giro in canoa o in idrovolante, è il posto per voi.  

 

Fotografie di: Giovanni Tagini