Sul cammino di Padre Pio

Carlos SolitoCarlos SolitoCarlos SolitoCarlos SolitoCarlos SolitoCarlos SolitoCarlos Solito

Non c’è bisogno di essere fedeli del frate di Pietrelcina per restare colpiti dal fascino di paesaggi, conventi isolati e piccoli borghi che hanno fatto da sfondo alla vita del santo. Dalla Campania alla Puglia un viaggio a piedi dove il ritmo lento è protagonista.

Ho camminato per due settimane. pietrelcina, il mio punto di partenza, è ormai lontana centinaia di chilometri. La mia idea è diventata esperienza, viaggio, cammino: il Cammino di padre Pio. L’itinerario parte dal borgo natio del santo, raccolto sul promontorio della Morgia: Pietrelcina (Bn). In vico Storto Valle, il 25 maggio del 1887, nacque Francesco Forgione, in futuro noto come padre Pio. Dopo un breve itinerario urbano per le case natali, le chiese del paese e il convento dei cappuccini, il Cammino sale a Piana Romana, dove papà Grazio e mamma Peppa possedevano un appezzamento di terreno e dove avvenne il folgorante incontrò tra Piuccio e il questuante fra’ Camillo, il monaco con la barba che accese nel piccolo il desiderio di prendere i voti. A poca distanza dalla masseria di famiglia, Francesco pregava sotto un olmo, muto testimone delle prime stimmate. Il tronco di quell’albero sacro oggi è custodito nella cappella di S. Francesco d’Assisi, all’ombra di una pineta. Da qui, in vista dei profili montuosi del Taburno-Camposauro, ecco l’inizio vero e proprio del percorso che, attraverso i paesaggi collinari del Sannio, con un breve tratto in territorio molisano – bellissimo il borgo medievale di Riccia –, mi porta dopo tre giorni di cammino al convento dei cappuccini di San Marco la Catola, tra i monti dell’Appennino Dauno. Padre Pio qui stette dall’ottobre 1905 all’aprile 1906 per studi liceali e filosofici. Il convento risale al 1585 e, oltre alla cella del santo, da vedere è l’icona lignea tardo-bizantina della Madonna di Giosafat alla quale è dedicata la chiesa del complesso.
Passando per la diga di Occhito, la seconda tappa si arrampica per colline piene di ulivi e ginestre e attraversa il bosco della valle del Cigno in direzione di Sant’Elia a Pianisi (Cb). Nel convento visito la chiesa di S. Francesco, il chiostro, il refettorio e la cella del giovane fra’ Pio dentro la quale, durante la sua permanenza per gli studi, dal 1904 al 1907, fu assalito dal diavolo ed ebbe la prima bilocazione che lui stesso definì semplicemente «un fatto insolito».

L’arrivo della terza tappa domina Campobasso: è il convento di S. Maria del Monte che, appena affidato all’ordine dei cappuccini, vide qui padre Pio, giovane professo, soggiornare in una stanzetta a lato della navata, dove oggi c’è una cappella a lui dedicata.
Fuori dal capoluogo molisano si scivola lentamente tra boschi e valli affacciate sulle vette del Matese. Attraverso camminando la piana di Sepino fino a raggiungere il paesino di Sassinoro con il santuario di S. Lucia, presso una grotta dentro la quale sarebbero apparsi Santa Lucia e San Michele Arcangelo. A pochi chilometri ecco Morcone e il primo convento dove, il 6 gennaio 1903, padre Pio fu accolto proprio dal fra’ Camillo che aveva conosciuto da bambino.
Dopo una puntatina al Duomo di Benevento, dove il 10 agosto del 1910, a 23 anni, fra’ Pio fu ordinato sacerdote, ecco il convento di Montefusco (Av), uno dei luoghi cui il santo era più affezionato. Di quei giorni irpini padre Pio conservò un ricordo molto forte tanto che nel 1923, quando stava per lasciare San Giovanni Rotondo, disse ai propri superiori: «Se proprio dovete trasferirmi in un altro convento, desidererei andare a Montefusco». Per raggiungerlo, passo per Altavilla Irpina e quindi per il santuario di S. Pellegrino dove, il 25 agosto 1899, papà Grazio aveva portato in pellegrinaggio, a dorso d’asino, il piccolo Francesco (aveva 8 anni). Durante l’affollatissima messa nella chiesa dell’Assunta una donna piangente si era avvicinata all’altare maggiore chiedendo una grazia per il figlio deforme, gridando «Perché non me lo vuoi guarire?». Piuccio guardò in lacrime la scena e pregò fortemente il Signore che esaudisse le richieste di quella madre disperata. Il bambino prese a muoversi e camminò fino ad abbracciare la genitrice: ci fu il miracolo!
 

Gesualdo, sempre in Irpinia, è il punto d’arrivo della tappa successiva. Annunciato da vitigni e ampi panorami sui lontani monti Picentini, il borgo medievale è dominato dalla mole del castello. Nel convento del posto padre Pio rimase appena 30 giorni.
Raggiungere il convento di S. Anna di Foggia, attraversando il Tavoliere, è una tappa lunga che richiede tre giorni di cammino. Padre Pio vi si fermò alcuni mesi del 1916 per stare al fianco di Raffaellina Cerase, una delle sue più devote figlie spirituali.
Uno dei conventi più belli dell’intero Cammino è quello di Serracapriola, a nord del capoluogo dauno. Dall’ottobre 1907 al novembre 1908 padre Pio si fermò qui al fianco del suo padre spirituale Agostino da San Marco in Lamis. Oltre la lunetta policroma della facciata d’ingresso, la chiesa di S. Maria delle Grazie, sapientemente affrescata con scene della vita di San Francesco, vanta un bell’altare ligneo con un Cristo Redentore. Nel grande giardino si trova un imponente ulivo vecchio di cinque secoli, diviso in tre tronconi che padre Pio definiva «Padre, Figlio e Spirito Santo». E sempre nel giardino c’è l’ingresso alla cantina del convento in cui i fumi del mosto lo fecero ubriacare: «Fu l’unica volta in vita mia che il vino mi fece perdere la testa», diceva scherzosamente al riguardo.

Finalmente la Montagna dell’arcangelo, finalmente il gargano. Entrando nella valle di Stignano, il Cammino di padre Pio ricalca l’antica Via Sacra Longobardorum che, partendo da Benevento, già 1500 anni fa arrivava al santuario di S. Michele a Monte Sant’Angelo. L’arrivo di quest’ultima tappa è San Giovanni Rotondo, dove padre Pio giunse per la prima volta il 28 luglio del 1916. Gli anni del suo soggiorno garganico si ripercorrono a partire dalla chiesetta della Madonna delle Grazie del 1540, con la più recente Maggiore e il convento dei cappuccini dove migliaia di devoti e pellegrini rendono omaggio al santo. Qui si trovano la statua bronzea che accoglie a braccia aperte i fedeli, il confessionale, il crocifisso del coro davanti al quale ricevette le stimmate il 20 settembre del 1918, la cella dove era solito pregare e nella quale sono custoditi i sandali, le lenzuola, il crocifisso, l’inseparabile Vangelo e i guanti che gli coprivano le stimmate. I fedeli che ogni giorno visitano il luogo dove padre Pio è vissuto per 52 anni seguono un itinerario che tocca la Casa sollievo della sofferenza, la Via crucis che si snoda fra 14 stazioni bronzee realizzate dallo scultore Francesco Messina, fino alla monumentale basilica di Renzo Piano, a forma di conchiglia, annunciata da una croce alta 40 metri. La cripta del Santo ne custodisce le spoglie: tappa obbligata per tutti i visitatori che accarezzano l’urna come se stessero sfiorando il viso di padre Pio.

Fotografie di: Carlos Solito