Cagliari: ma che bel casteddu

Gianmario MarrasGianmario MarrasGianmario MarrasGianmario MarrasGianmario MarrasGianmario MarrasGianmario MarrasGianmario Marras

Il capoluogo sardo è in continuo fermento. Ora riscopre il quartiere Villanova ed elegge la bella e tranquilla via Sulis a nuovo salotto cittadino. Rivivono botteghe, locali e showroom e la zona pedonale alimenta la movida. Da scoprire e conoscere attraverso i racconti di chi ci vive: tra buon gusto ed eleganza diffusa.

Se c’è uno che non ha mai avuto dubbi, quello è Niki Grauso, cagliaritano doc. L’ex editore dell’Unione sarda e di Videolina, l’uomo che nel ’98, assieme a Vittorio Sgarbi, violò l’embargo libico atterrando con un Cessna privato a Tripoli per liberare un operaio sardo, è stato tra i primi a credere che quest’angolo di Villanova (uno dei quattro quartieri storici di Cagliari, Casteddu in sardo, insieme a Castello, Marina e Stampace), caratterizzato da vecchie case su due piani, botteghe artigiane, sagrati di chiese, finestre spalancate sul mare, potesse diventare il nuovo salotto cittadino, una piccola «Montenapo» in salsa cagliaritana. «Via Sulis era abbandonata da anni», racconta Grauso, «fatiscente, malinconica eppure bellissima, lontana dal ritmo pulsante della città. Era lì, come un piccolo uovo di Colombo, non occorreva troppa immaginazione per capirne le potenzialità. Riportarla a nuova vita è stata una sfida, ma soprattutto un gesto d’amore per Cagliari, una delle capitali più belle delle isole del Mediterraneo». Oggi, quella di Grauso, può considerarsi una scommessa in gran parte vinta: l’antico quartiere, grazie a un raffinato progetto di ristrutturazione immobiliare e al piano urbanistico messo in atto dal giovane sindaco Massimo Zedda, si è trasformato in un’elegante area pedonale, con negozi, gallerie, librerie e boutique di tendenza.

Ai piedi del cuore medievale di Castello e a ridosso delle affollate vie dello shopping (via Mannu e corso Garibaldi), il cuore di Villanova, via Sulis, è un pezzo di città restituita ai suoi abitanti. Donatella Soro, imprenditrice cagliaritana, la prima volta che vide i locali di quello che poi sarebbe diventato il suo nuovo concept-store, Donne, strutturato sullo stile del milanese 10 Corso Como ideato da Carla Sozzani, pensò a uno scherzo: «Feci appena in tempo ad annusare l’odore di muffa di questa antica tipografia di 500 metri quadrati coi muri e i soffitti scrostati, che ero già scappata in macchina». Dopo tre anni quello spazio abbandonato è diventato un gioiello di restyling, luogo di incontro delle amanti dell’ultima griffe e spazio aperto dove far due chiacchiere, sfogliare libri, acquistare essenze. «Le clienti, inizialmente, mi prendevano in giro. Io, semplicemente, ci ho creduto. Sentivo che questo angolo di città era carico di atmosfere ed energie inespresse, era necessario soltanto uno sforzo di volontà: con gli altri negozianti ci siamo riuniti in un consorzio (Gli amici di via Sulis) e dato vita a un cantiere della creatività che organizza performance ed eventi».

I problemi non mancano: la chiusura al traffico dell’intero quartiere ha creato qualche dissapore tra i residenti più anziani, rompendo degli equilibri preziosi. «È vero, oggi si è costretti a parcheggiare lontano da casa, ma al posto di macchine in doppia fila e infernali tubi di scappamento, abbiamo creato percorsi olfattivi con grandi fioriere, isole verdi e sedute. Abbiamo organizzato mostre e salotti letterari, concerti e merende dedicate ai più piccoli. Piano, piano la città si è schiusa e in molti hanno abbandonato la loro diffidenza».

Tra le diverse boutique artigiane spicca quella della fashion designer Alice Tolu, trentenne cagliaritana e milanese d’adozione: «È stato proprio a Milano che ho scoperto la mia passione per la ricerca nel mondo degli abiti d’antan e degli accessori: mi sono perdutamente innamorata delle delicatezze dello stile rétro e oggi sono orgogliosa di essere la titolare dell’unico negozio di vintage autentico di tutta l’isola». I Love Retrò è una singolare boutique romantica: «Un negozio che è come la mia casa, con le piante, le poltrone, il mio cane e gli armadi carichi di abiti e di oggetti scovati in tutte le capitali d’Europa».

A pochi metri dal negozio di Alice, s’incontra una delle firme più prestigiose del design isolano, quella di Gianfranco Secci, titolare dell’atelier Armadillo, imprenditore di Aritzo (Nu), da più di dieci anni trapiantato a Cagliari. «Ci avevano chiamato per arredare alcuni appartamenti della zona; ce ne siamo talmente innamorati che in tre anni abbiamo aperto tre negozi». Secci, che ha convinto big star del design come Patricia Urquiola o Piero Lissoni a lavorare per lui confezionando prodotti made in Sardinia, è lo stesso che in occasione del G8 della Maddalena (poi spostato all’Aquila) arredò la suite destinata al presidente americano Obama: «In quelle stanze affacciate sull’azzurro delle baie maddalenine, l’architetto Stefano Boeri aveva voluto anche i tappeti sardi, le madie e le sedie progettate da Antonio Marras realizzate assieme alle più rinomate maestranze isolane».

Per il 2013, Secci ha in serbo un altro colpo da realizzare con una firma importante della cultura sarda, l’ex direttore del Man di Nuoro Cristiana Collu (da gennaio scorso direttore del museo Mart di Rovereto). «Insieme daremo vita a una sorta di Fuori Salone cagliaritano, sul modello di quello che a Milano, nei giorni della fiera del mobile, richiama migliaia di turisti da tutto il mondo. Useremo la Galleria via Sulis 18 per promuovere l’arte contemporanea e le sue commistioni isolane, con un’operazione d’antiquariato sardo ridisegnato da archistar internazionali».

La passeggiata prosegue e, per chi ha il pallino dell’antiquariato, proprio agli inizi di via sulis, un gioiello tutto da gustare è l’antico caffè, locale storico nato nel 1855 e tutelato dal ministero dei beni culturali. Restaurato e riportato agli antichi splendori (pregevole la cancellata forgiata dai detenuti della colonia penale di S. Bartolomeo, che delimita ancora oggi il bersò sulla piazza) «L’Antico», come lo chiamano i cagliaritani, è un vivace salotto cittadino che testimonia fedelmente l’aspetto tradizionale dei Caffè ottocenteschi. È qui che un’impaziente Sibilla Aleramo, seduta a un tavolo vicino al bancone, attendeva il suo innamorato, ed è qui che D.H. Lawrence scrisse alcune delle pagine più toccanti di Viaggio in Sardegna, tra i capolavori della letteratura di viaggio. Così descrive Cagliari il narratore britannico: «Una città nuda che si alza ripida, ripida, dorata accatastata nuda verso il cielo dalla pianura all’inizio della profonda baia senza forme. È strana e piuttosto sorprendente, per nulla somigliante all’Italia... mi fa pensare a Gerusalemme». Una terra promessa, finalmente mantenuta, a cominciare da Villanova e dalla sua pedonale e trendy via Sulis.

Fotografie di: Gianmario Marras