Felicità è un circo di famiglia

Enrico Genovesi/EmblemaEnrico Genovesi/EmblemaEnrico Genovesi/EmblemaEnrico Genovesi/EmblemaEnrico Genovesi/EmblemaEnrico Genovesi/EmblemaEnrico Genovesi/Emblema

Gitani d'origine, italianissimi per nascita, Clay, Estrelita e i loro cinque figli girano la Toscana in carrozzone con il loro piccolo zoo domestico. Dimostrando come si possa vivere serenamente (e onestamente) anche on the road. Si definiscono «gli unici artisti rimasti al mondo a vivere e viaggiare ancora su carovane trainate da cavalli». Noi abbiamo visto il loro spettacolo fatto in casa: semplicità e passione lo rendono un evento unico ed emozionante

Quasi non li distingui, tanto si somigliano nei lineamenti del viso, nello sguardo, nel taglio di capelli. E anche i costumi non aiutano. La prima cosa di cui ti rendi conto, però, è che sono una famiglia. Rara, insolita, forse unica, ma una famiglia. Sono sette: papà Clay, mamma Estrelita, i figli Mayron, Gioys (i due maschi, di 17 e 15 anni), Shirly, Sheryl e Selyc (le bimbe, nell’ordine di 14, 8 e 4 anni). A dispetto dei nomi, sono italianissimi – papà di cognome fa Rossi –, ma vantano origini gitane. E sono, appunto, gitani. Da anni girano la Toscana esibendosi in spettacoli circensi. Nulla di pericoloso, estremo o esotico: è un circo familiare, e della famiglia fanno parte anche gli animali che li accompagnano, cioè i cavalli, i pony, le colombe, le oche, la capretta Gelsomina. Mamma Estrelita fa volare le colombe, Shirly si esibisce con Gelsomina, Gioys cavalca.

Non hanno siti internet o pagine Facebook, per contattarli basta una telefonata. E il cachet è modesto, tant’è che spesso sono invitati a esibirsi a feste di compleanno. Beninteso, durante la bella stagione: il piccolo circo infatti non ha un tendone, si sposta e vive in carrozzone – trainato da cavalli, sottolineano con orgoglio – e per allestirlo serve prima di tutto un cielo azzurro, o un tetto di stelle. Quelle stelle che papà Clay e mamma Estrelita hanno insegnato ad amare ai loro ragazzi.

Clay, Estrelita e i figli vivono per la strada, nel senso più vero del termine: non hanno una casa che li aspetta, né alla fine dello spettacolo, né al termine della stagione. Ma vivere «per» la strada è anche un fine, uno scopo. Certo non mancano le difficoltà, per chi vive senza elettricità, acqua corrente e riscaldamento, comodità per noi scontate. Ma guardate negli occhi quest’uomo: non vi sembra fiero del suo abbigliamento, del suo carro (che poi è la sua casa), del suo essere in viaggio da una vita?  

Fotografie di: Enrico Genovesi/Emblema