L'itinerario di Team Touring

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Ancor prima di sapere se avremmo trovato una macchina, degli sponsor e se davvero saremmo partiti il primo pensiero è stato prendere una cartina (non una piccola ma un planisfero!) e decidere che strada avremmo fatto. La sensazione era la stessa di quando da bambini si prendeva l'atlante e si percorreva col dito il mondo intero facendo l'elenco dei posti dove prima o poi si sarebbe voluti andare. Solo che adesso ci puoi davvero andare.

La cosa bella di quando viaggi in macchina è che puoi scegliere praticamente qualsiasi strada. Non ci sono scali obbligati, stazioni di sosta e percorsi preconfezionati: puoi inventare tutte le deviazioni che ti pare e toglierti tutti gli sfizi geografici che vuoi. Questo almeno quando mentalmente disegni l'itinerario infarcendolo di nomi evocativi e posti che almeno una volta nella vita vorresti vedere. Così puoi decidere di passare da Salonicco solo per salutare un'amica, toccare il lago Van perché ti han detto che bello, girare da Batumi perché suona bene e allungare di 500 chilometri facendo un giro un Turkmenistan solo perché hai visto delle fotografie di un buco nel terreno che sembrava una cosa assurda e dunque da vedere. Non ti curi neanche delle distanze e del fatto se abbia senso o meno passare dal confine siriano se poi devi andare da tutt'altra parte e con le dita sulla carta macini chilometri su chilometri senza sapere che se stai percorrendo autostrade o mulattiere. Quel che conta è viaggiare, riempire la testa di fantasie, immagini che forse non corrispondono alla realtà, ma pazienza poi vedremo, toccheremo con mano e cambieremo al volo tutte le nostre idee preconcette, andiamo per quello, no?

L'esaltazione della fase "facciamo il giro del mondo" è però durata il tempo di capire quanto costa la benzina al litro e quanti pochi chilometri con un litro faccia la nostra macchina: quattro, forse cinque.

Da quel momento siamo tornati sulla terra e ci siamo messi a contare i chilometri, spezzando le tappe per non dover guidare di notte, sperando che la via scelta sia in discesa così si consuma meno e cercando tutti i traghetti possibili perché così a consumare è la nave, mica noi. E non è certo un pensiero neo-ecologista, che altrimenti il viaggio lo dovemmo fare a piedi, o in bicicletta, mica con un fuoristrada con 4mila di cilindrata.  E' che con la benzina a un euro e otto al litro e con una macchina che fa (teniamoci larghi) cinque con un litro, settemila chilometri di strada sono un sacco di litri, per non parlare del resto. 

Caro-benzina o meno, l'itinerario alla fine è stato fatto seguendo principi realistici e molto razionali. 

Team Touring: "Che strade si possono fare per arrivare a Dushanbe?
Organizzazione: "Gli anni passati le opzioni sono state sempre due: o da nord, attraverso Ucraina, Russia e poi Kazakhistan. Oppure da sotto, facendosi tutta la Turchia, l'Iran e il Turkmenistan".
Team Touring. "Altre vie?"
Organizzazione "Ci sarebbe anche attraverso la Georgia e l'Azerbaijan fino a Baku, ma poi c'è il traghetto per il Turkmenistan che non si sa quando parte e allora nessuno l'ha fatto, meglio scendere in Iran, in caso".Team Touring: "Però, Baku, il traghetto…  non male, non male".

E fu così che che decidemmo per la terza via: da Milano a Istanbul, poi tutta la Turchia costeggiando il mare, ingresso in Georgia, Batumi, Tblisi e via a Baku ad aspettare questo traghetto per il Turkmenistan di cui non si capisce se esista un orario, non si sa il nome della compagnia e non si sa neanche ogni quanto parta. C'è chi dice una volta a settimana, chi dice solo quando è pieno, chi dice mai. 

Di certo si sa che la nave esiste, ma tutte le altre informazioni sono, come dire, contrastanti. Su un blog che si occupa di viaggi in queste parti del mondo si trova il racconto di una famiglia di inglesi che ha aspettato tre giorni a Baku prima di imbarcarsi. Ma quel che è peggio è che ha aspettato per 48 ore ferma alla fonda fuori dal porto di Aktau prima di entrare. Il motivo? La nave, che non è un traghetto vero e proprio, ma un cargo, deve aspettare che si liberi il molo. E dunque si sta fermi per ore sperando che il cargo corrispondente cha deve andare in Azerbaijan si decida a partire.

Bene. E' tutto abbastanza surreale per decidere di farlo. Andata. 

Alla fine il nostro itinerario prevede una sosta a Baku, questa benedetta traversata del Caspio in nave per non si sa quanti giorni, lo sbarco ad Aktau, l'esplorazione del deserto kazako cercando di non perdersi e anzi di trovare quelle moschee sotterranee di cui abbiamo letto. E poi si taglia attraverso la repubblica autonoma del Karakalpakistan, che è una regione autonoma e poverissima dell'Uzbekistan. Si fa un salto al lago d'Aral e si sugue la via della Seta fino a Samarcanda. Una volta lì si vede che giorno si è fatto e si sceglie che strada prendere per arrivare a Dushanbe: quella veloce? quella di montagna? o quella che costeggia l'Afghanistan?

Fotografie di: gallery_author,Tino Mantarro