Sicilia - Aria nuova in piazza

Mario Noto/Parco arch. Villa Romana del Casale/Reg. Siciliana assess. Beni culturali e Identità sicilianaMario Noto/Parco arch. Villa Romana del Casale/Reg. Siciliana assess. Beni culturali e Identità sicilianaMario Noto/Parco arch. Villa Romana del Casale/Reg. Siciliana assess. Beni culturali e Identità sicilianaMario Noto/Parco arch. Villa Romana del Casale/Reg. Siciliana assess. Beni culturali e Identità sicilianaMario Noto/Parco arch. Villa Romana del Casale/Reg. Siciliana assess. Beni culturali e Identità sicilianaMario Noto/Parco arch. Villa Romana del Casale/Reg. Siciliana assess. Beni culturali e Identità sicilianaMario Noto/Parco arch. Villa Romana del Casale/Reg. Siciliana assess. Beni culturali e Identità sicilianaMario Noto/Parco arch. Villa Romana del Casale/Reg. Siciliana assess. Beni culturali e Identità sicilianaMario Noto/Parco arch. Villa Romana del Casale/Reg. Siciliana assess. Beni culturali e Identità siciliana

Enna con la sua provincia è una new entry negli itinerari turistici. Eppure offre eccellenze originali e tappe irrinunciabili. Come la Villa romana del Casale a Piazza Armerina, che proprio in questi mesi rivive gli antichi fasti: i famosi mosaici sono finalmente più protetti e fruibili grazie alla nuova copertura. E come l'accoppiata Morgantina-Aidone, con la Dea ritornata dall'America. Ecco che cosa abbiamo scoperto nel cuore dell'isola

«Non c’è un Oceano più bello di questo.  Guardate le chele che escono dalla testa, i delfini, le onde, i ricci di mare. Non è una meraviglia?». Lorella Pellegrino li sfiora, i mosaici, li accarezza. Come se fossero una sua creatura. D’altronde, è da anni che segue i lavori di restauro di quello che è uno dei massimi capolavori che il mondo romano ci ha lasciato. «Ci ho passato talmente tanto tempo che la Villa del Casale è diventata un po’ la mia seconda casa» sorride Lorella, docente di restauro a Palermo, mentre percorriamo terme e peristili, stanze e ambulacri dai cui pavimenti emergono dei e uomini, fiori e animali, tutti realizzati con minuscole tessere colorate, tutti risalenti al IV secolo d. C., quando un signore importante (un nobile? l’imperatore?) decise che la sua villa in mezzo alla Sicilia doveva rifulgere d’arte e colore. Un enorme lavoro di pazienza, di fantasia, di creatività, che ha consegnato Piazza Armerina alla storia. «Certo che lavorare sotto questi tetti è stata una missione impossibile… alle 22 di una sera d’estate c’erano 40 gradi!». 

Tasto dolente, le coperture a protezione dei mosaici. Progettate negli anni Sessanta, nel tempo hanno creato più di un problema. «Allora non c’erano studi scientifici alla base dei lavori» racconta Guido Meli, direttore del parco archeologico. «Oggi invece sappiamo che i tetti di plexiglas e le pareti di vetro hanno favorito la proliferazione di sali e microalghe che hanno sbiancato e sollevato i mosaici». Oltre a causare un terribile effetto serra: non si respira, tanto fa caldo, sulle passerelle da cui si ammirano i vari ambienti. Così, tra mille polemiche e con anni di ritardi, si è pensato alla sostituzione dei tetti. Ed ecco davanti a noi, finalmente, le nuove strutture. «Costruzioni in legno e metallo, che ricreano le volumetrie della Villa e che lasciano passare luce e aria solo dai lati, permettendo non solo la protezione ma anche la conservazione e la fruizione dei mosaici» spiega Meli, mentre camminiamo nella prima parte appena inaugurata. In effetti, il confronto con i vecchi tetti si sente subito, almeno dal punto di vista del turista. Un passo importante, che verrà seguito a breve da altri – entro giugno si progetta di aprire al pubblico la maggior parte degli ambienti, con i mosaici restaurati e le coperture sostituite. Ma sarebbe riduttivo fermarsi a queste novità. Perché nella mente di Meli c’è di più: cambiamenti nel percorso di visita, parcheggi e biglietterie più funzionali, eventi multimediali e soprattutto tour serali o notturni, visto che le nuove passerelle sono provviste di luci. «Molto si vedrà già quest’estate» assicura. 

 

La villa è una gallina dalle uova d’oro, capace di far passare in mezzo alla Sicilia centinaia di migliaia di persone ogni anno (e con i nuovi lavori il numero crescerà senz’altro). Ma in pochi, da queste parti, sono stati capaci di sfruttarne le potenzialità. «Non c’è abitudine a progettare il futuro, a seguire una visione» racconta Fausto Nigrelli, sindaco di Piazza Armerina, mentre camminiamo su e giù per il centro storico, ricco di chiese barocche e di scalinate nascoste. «La gente passa, vede la Villa e se ne va. Eppure abbiamo molti motivi per convincere i turisti a rimanere qui».

Nigrelli, 50 anni, architetto, in questi ultimi anni ha fatto molto per valorizzare la città: ha creato un museo diffuso, il Simpa, che comprende tra l’altro una pinacoteca e una raccolta di codici antichi (ma è in progetto l’inclusione anche del teatro e del Museo dei minatori); ha rimesso in sesto monumenti, ha in progetto la pedonalizzazione di alcune aree del centro; e soprattutto punta sugli eventi. «Dal jazz al palio storico, ogni mese ci sarà una ragione per venire a Piazza». Intanto le strutture ricettive aprono seguendo i nuovi trend (dal b&b all’hotel di design), segnale che qualcuno ci crede e investe, come la famiglia metà belga metà piazzese che ha appena inaugurato il primo albergo diffuso.

Leggendo le statistiche, la provincia di Enna – l’unica in Sicilia senza sbocco sul mare – è tra le ultime in Italia per numero di presenze turistiche annuali. Eppure, basta qualche giorno di tour tra colline e campagne per rendersi conto quanto il cuore dell’isola abbia da offrire. Troppo belli e importanti i reperti custoditi dal piccolo museo di Aidone, per esempio, che può vantare tre capolavori indiscussi ritrovati nel vicino scavo archeologico di Morgantina: capolavori le cui incredibili storie potrebbero fare la fortuna di un thriller, tante le volte che sono passati di mano in mano prima di finire in America e poi tornare in Italia. Da sola, la Dea di Morgantina lascia senza parole, ma la collezione di argenti e gli acroliti di Demetra e Kore non sono da meno. Aidone è poi a pochi chilometri da Piazza: chi visita la villa non dovrebbe fare a meno di passare di qui (e dall’antica città greca, tra le poche in Italia a non essere stata “contaminata” posteriormente).

Poco oltre i boschi e i laghi attorno a Piazza, c’è la fertile campagna dominata dall’Etna, con decine di paesi arroccati sulle colline, tra i più belli Sperlinga con il suo castello. A Leonforte – dove si attende un’amministrazione capace di riportare ai fasti di un tempo i meravigliosi monumenti del Seicento – incontriamo Angelo Manna, che dalla campagna ha saputo cogliere i sapori più antichi. «Agrirape, l’azienda di famiglia, coltiva le pesche di Leonforte, incartate una a una sugli alberi come tradizione vuole, e poi le fave larghe, le cicerchie, le introvabili lenticchie nere. Recentemente anche il riso, una coltura perduta» spiega Angelo. Pochi esempi ma buoni, e la Villa a trainare: anche la provincia cenerentola di Sicilia può credere nel futuro.      

 
Fotografie di: Mario Noto/Parco arch. Villa Romana del Casale/Reg. Siciliana assess. Beni culturali e Identità siciliana,Stefano Brambilla,Roberto Lombardo/Cuboimages