Maraini, reporter d'Oriente

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Cento anni fa nasceva a Firenze Fosco Maraini, uno tra i massimi orientalisti del nostro Paese, di padre ticinese  e di madre anglo-ungherese. Scomparso nel 2004, fu esploratore, scrittore e alpinista e partecipò a numerose spedizioni in India, Pakistan e Tibet, di cui pubblicò numerosi resoconti, saggi e articoli. Negli anni precedenti la seconda guerra mondiale e in quelli immediatamente successivi sulla rivista Le Vie del Mondo del Touring Club Italiano ebbe l'opportunità di far conoscere un mondo allora lontanissimo e quasi sconosciuto. Sicuramente di grande fascino.

Cento anni fa a Firenze nasceva Fosco Maraini, il più grande studioso italiano del mondo orientale dopo Giuseppe Tucci. L’anniversario, che il Gabinetto Vieusseux di Firenze festeggia con un ricco programma di eventi (www.vieusseux.fi.it), riveste per il Tci particolare importanza dato che Maraini fu un autorevole collaboratore del Touring. Su Le Vie del Mondo del 1938 pubblicò infatti un album fotografico sul Tibet per illustrare un servizio di Tucci, mentre è del 1950 il reportage sul Sikkim, regione himalayana dell’India, con testo e foto. La testimonianza di quelle lontane spedizioni in Oriente, rileggendola oggi, è ancora emozionante, le immagini, davvero spettacolari, ci mostrano tradizioni, usi e costumi di luoghi ancora intatti che non conoscevano né i turisti né il rischio della contaminazione occidentale.

«Gloria e liberazione stamani! Le nubi si sono alzate per un momento; dopo tanti giorni abbiamo veduto l’azzurro del cielo e lassù, ad un’altezza incredibile, quasi ottomila metri sopra di noi, paurosamente lontana e vicina allo stesso tempo, divinamente pura, cosa del tutto ideale, solo forma e luce, la piramide sfavillante del Cancenzongà». Ecco come Maraini nel 1950 racconta da Mangan la spettacolare visione di uno dei 14 ottomila, quello che oggi siamo abituati a chiamare Kangchenjunga.

Ma Maraini oltre alle montagne e alla natura primordiale («I rododendri! In Imalaia i rododendri sono alberi alti come tigli o noci») è attratto dalle popolazioni locali e dalle loro usanze. Di seguito definisce le due popolazioni più famose dell’area himalayana. «Nepalesi: piccoli e silenziosi, ma attivi, decisi e penetranti; formiche. Tibetani: grandi, chiassosi, espansivi, i meno orientali degli orientali, uomini fatti per camminare a passi giganteschi per i loro altipiani sconfinati, sempre pronti a bere, a cantare, a credere in un prodigio; mercanti, banditi, pastori e monaci». È arduo sintetizzare in poche righe l’autore di Segreto Tibet e di Ore giapponesi: è stato curioso e intelligente esploratore e grande studioso. Ma anche inviato sul campo e reporter ante litteram: «Vorrei scrivere tanto, non dimenticare nulla di questi luoghi, ma le dita sono irrigidite dal freddo. Quel che colpisce maggiormente, ancora, è l’immediatezza del passaggio da laggiù a quassù, dalla felce al ghiacciaio».
 

Fotografie di: Fosco Maraini