L'intervista: «E i conti tornano»

Giancarlo Dall’Ara, presidente dell’Associazione nazionale Alberghi diffusi, racconta la storia di un successo inaspettato

Quanti sono gli alberghi diffusi in Italia?
Ottanta strutture riconosciute dall’Associazione nazionale degli Alberghi diffusi (www.alberghidiffusi.it). Se si calcola che erano 44 quando è stata stampata la Guida Touring sugli Alberghi diffusi (aprile 2011) si nota che il ritmo di incremento è significativo. Questo modello è la punta di un iceberg assai ampio che comprende tante altre forme di ospitalità diffusa, che non sono ancora state regolamentate dalle Regioni italiane e che probabilmente coinvolgono oltre un migliaio di attività, in gran parte nei borghi. Nel 2012 abbiamo tentato un consuntivo delle presenze turistiche negli alberghi diffusi ed è stato registrato un più dieci per cento.
Quante le leggi regionali che lo contemplano?
Tutte, tranne il Molise (che però è in dirittura di arrivo), hanno una norma sull’Albergo diffuso. Il vero problema sono i regolamenti attuativi ancora assenti in Lombardia, Piemonte, Toscana, Umbria, Sicilia.
Quale l’ultimo nato?
Sta partendo in questi giorni il primo progetto in Trentino.
Quali le forze, quali le fragilità?
L’Albergo diffuso offre lo stile di vita di un luogo, permette cioè di vivere come vivono i residenti, con una proposta destagionalizzata che lo vede aperto tutto l’anno. Ciò vuol dire anche che il successo di un Albergo diffuso è direttamente collegato alla qualità della vita di un luogo. Se il borgo è accogliente, anche l’albergo diffuso lo sarà. Viceversa se il borgo è triste e inaccessibile, aumentano i rischi. In ogni caso è un motore di sviluppo che contribuisce ad animare e a rendere più interessante la vita di un luogo, costruisce reti tra proprietari di case e tra produttori, stimola l’apertura di piccole botteghe e in sostanza offre un contributo per frenare lo spopolamento dei territori.