Matera: il cuore tra i Sassi

Foto di Francesco LastrucciFoto di Francesco LastrucciFoto di Francesco LastrucciFoto di Francesco LastrucciFoto di Francesco Lastrucci

C'è un intero catalogo di bellezze nascoste nel cuore del Sasso Caveoso, ombelico storico e simbolico di Matera. Chiese rupestri, scalinate, case scavate nel tufo; e poi stalle divenute hotel di charme, anfratti rimasti anfratti. Il reportage fotografico di Francesco Lastrucci (collaboratore del New York Times, Vanity Fair, Asian Geographic) ne cattura, visivamente, l'essenza.

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C'è una bellezza nascosta nei Sassi di Matera. Certo, se uno pensa che per secoli centinaia di persone vivevano lì, in un incastro di case che erano grotte di tufo, si perde a meditare com’era la vita in Italia solo 60 anni fa e allora la bellezza la mette in prospettiva. Eppure questa città che alle volte sembra essere senza colori, bianca, grigia, quasi spenta, in certe ore sul far del giorno s’illumina grazie al sole. Quel sole «ferocemente antico», come diceva Pasolini mentre in quelle viuzze strette e attorcigliate girava Il Vangelo secondo Matteo, che di taglio quasi rimbalza sulle pietre delle Murge e penetra tra gli anfratti delle piccole case appollaiate una sull’altra e come un flash le risveglia.

La storia recente dei Sassi di Matera è proprio quella di un risveglio. Ipogei, chiese rupestri, cantine, stanze, stanzette, piazze e cantoni che un tempo neanche troppo remoto erano – parole di Alcide De Gasperi – «la vergogna nazionale» oggi sono un vanto tutelato (dal 1993) dall’Unesco. Se una volta la parola d’ordine, per necessità o per decreto, era scappare dai Sassi; oggi l’ordine è opposto: tornare, far vivere, valorizzare. E allora ecco che nei Sassi spuntano alberghi che fanno dell’essenzialità un gran lusso, della scarna povertà un vanto. E Matera, una volta capitale di una civiltà contadina onesta e stracciona, diventa allora teatro di un’altra storia possibile. Lo diceva anche Rocco Scotellaro, poeta lucano: «Nei sentieri non si torna indietro». Si guarda avanti.

Fotografie di Francesco Lastrucci