Parigi XII°. Luoghi letterari: "Il mio quartiere è da Nobel"

Il neo premiato Patrick Modiano ha scelto come sfondo delle sue storie questa zona, come è e com’era ieri

 

«Ho scoperto Parigi da adolescente, quando si assorbono con la massima intensità le impressioni provate. L’ho interiorizzata ed è diventata senza tempo nel ricordo». La capitale è contemporaneamente sfondo e protagonista dei romanzi di Patrick Modiano, premio Nobel per la Letteratura 2014. Per questo le sue pagine sono gremite di indirizzi e numeri telefonici obsoleti: un tentativo di ridare corpo ai fantasmi di sconosciuti che prima di noi hanno percorso quelle strade e vissuto in quelle case. Per questo Modiano è stato definito “il nuovo Proust”: anche lui cerca di salvare il bric-à-brac dei resti del passato. Poco importa che invece degli aristocratici nelle sue pagine ci siano persone comuni o piccoli malviventi: sono tutti alla ricerca del tempo perduto.

Le esplorazioni nel passato di Modiano possono nascere dalla lettura di un trafiletto di un vecchio giornale, come quello riguardante Dora Bruder (il libro, omonimo, è edito in Italia da Guanda): «Cercasi ragazza, Dora Bruder, anni 15, metri 1,55, viso ovale, occhi grigio-marroni, cappotto sportivo grigio, pullover bordeaux, scarpe sportive marroni». È l’inizio di una scorribanda che trasforma documenti che stanno per sbriciolarsi in momenti di vita: Modiano va al municipio del XII Arrondissement per cercare l’atto di nascita, arriva fino a una lontana abbazia cercando il pensionato cattolico dove la ragazza studiava: «Ho impiegato quattro anni per scoprire la sua data di nascita: il 25 febbraio 1926, e ci sono voluti ancora due anni per trovare il luogo, il XII Arrondissement. Ma sono paziente. Posso aspettare per ore sotto la pioggia». Lo scrittore scopre anche che la piccola Dora tendeva a fuggire dal pensionato di Saint-Cœur-de-Marie, in rue Picpus. Evasioni che la faranno cadere nelle retate con cui i nazisti cercavano gli ebrei...

 

Per Modiano, i locali pubblici rappresentano anse in cui riposarsi sottraendosi ai gorghi del presente, dove la luce artificiale trasforma il mondo in un acquario dove tutto sembra fluttuare più lentamente. È la luce gialla dei lampioni intorno alla Gare de Lyon a trasmettere a Thérèse – protagonista di “Bijou”, pubblicato nel nostro Paese da Einaudi – la sensazione di trovarsi in una metropoli ostile e indifferente al suo destino. La stazione ritorna anche nel suo ultimo libro, “Pour que tu ne te perdes pas dans le quartier”, dove uno scrittore riceve una misteriosa telefonata da qualcuno che sostiene di avere trovato la sua agendina telefonica nel buffet della Gare de Lyon...
Modiano ama le strade cancellate dalla speculazione edilizia, come il vecchio quartiere cinese, vicino alla Gare de Lyon, L’Îlot Chalon, costruito prima del 1914: «Era circondato da un alone di mistero, si diceva ci fossero fumerie d’oppio… è stato demolito». Ma la nostalgia per il passato di una città non significa tristezza. Ben presto Modiano ha capito che «la mia vita poteva inscriversi solo nelle sue strade. Mi bastava passeggiare da solo, a caso, ed ero felice».