Hotel storici. A Petroia, in Umbria

Petroia regala pace e tranquillità e un’ospitalità costruita intorno ai propri ospiti. Poche camere, 13, di cui una arrampicata sulla torre che domina il minuscolo borgo, tutte diverse e confortevoli.

Le prime cose che videro gli occhi di Federico da Montefeltro furono i soffitti del castello di Petroia. Era il 7 giugno 1422 ed Elisabetta degli Accomandugi, figlia del proprietario del borgo, aveva appena messo al mondo il figlio illegittimo di Guidantonio. Fu forse la nascita in questo austero maniero a influire sull’indole del neonato, futuro uomo d’armi dal profilo grifagno, immortalato da Piero della Francesca, e infine celebrato duca di Urbino, colui che lasciò un segno potente nella tumultuosa storia dell’Italia del XV secolo. Questi echi di guerra sono ormai lontani e oggi Petroia regala pace e tranquillità e un’ospitalità costruita intorno ai propri ospiti. Poche camere, 13, di cui una arrampicata sulla torre che domina il minuscolo borgo, tutte diverse e confortevoli. Ma anche cibi genuini, grazie ai 250 ettari dell’azienda agricola, che ospita 100 bovini di razza chianina. E poi un ristorante raffinato, con uno chef, Andrea Laurenzi, dalla cucina fantasiosa e gustosa, a base di prodotti locali, una piscina, dieci chilometri di sentieri con 19 percorsi tutti marcati gps, che si riallacciano alla Via della pace che collega Gubbio ad Assisi, e una galleria d’arte a cielo aperto, con i raffinati bronzi policromi di Armando Riva sparsi per le vie del borgo. Padrone di casa Carlo Claudio Sagrini (nella foto sotto), una laurea in giurisprudenza e una carriera da giornalista a Roma a Il mondo di Pannunzio. Ma la vita talvolta impone delle svolte e il caso sceglie per noi. Con la morte del padre, da sempre impegnato nella gestione delle aziende agricole di famiglia, Carlo si vede costretto a subentrargli, abbandonando la penna per l’agricoltura. Il terremoto del 1984 scompiglia ancora le carte. Ai necessari lavori di riparazioni del castello si decide di affiancare quelli per ricavare alcune camere da destinare ai turisti. Petroia diviene così a tutti gli effetti anche un hotel.

La fortuna suona nel 1997, quando al cancello si presenta Christine Gianet, un’americana alla ricerca di nuovi prodotti turistici per Italyonline, una piattaforma web per “vendere” l’Italia negli Usa. In quegli anni un modo di lavorare nel turismo del tutto sconosciuto nel nostro Paese. Grazie ai consigli di Christine, Petroia sbarca negli Stati Uniti, e decolla. Oggi il relais non ha perso il suo approccio web oriented e cavalca le più innovative strategie di marketing, ma non per questo trascura il fattore umano. L’ospitalità è rimasta attenta e autentica e sul sito si trovano le immagini e i nomi di tutte le 13 persone che lavorano insieme per offrire il meglio ai propri ospiti. Perché Petroia prima che un hotel leggendario è un luogo vero.