Il brigasco, la lingua dei pastori

Gli abitanti di Briga Marittima (oggi La Brigue, in Francia) erano prevalentemente pastori e portavano le greggi di pecore e le mandrie di vacche agli alpeggi in alta montagna, spostandosi nelle valli vicine, avendo contatti con i borghi liguri, i paesi provenzali e quelli cuneesi. Così è nato mille e più anni fa il brigasco, una lingua originale (che ha rimandi agli idiomi occitani) tutta particolare, tanto che la legge n. 482 del 1999, dopo il parere di una commissione ministeriale presieduta dal professor Tullio De Mauro, l’ha riconosciuta come lingua di una minoranza storica da tutelare. Il brigasco, infatti, non ha niente a che fare con il ligure parlato nella confinante Triora, né con il cuneese degli abitanti della vicina Ormea. L’appartenenza alla cultura brigasca è molto sentita dagli abitanti che popolano i tre versanti, tanto che ogni anno, a turno, la prima domenica di settembre si svolge un raduno molto partecipato. Tutte le località di questo territorio hanno il nome locale in brigasco: La Brigue/Ra Briga, Morignole/Murignoo, Realdo/Reaud, Verdeggia/Vërdegia, Piaggia/Ciagia, Upega/Upga, Viozene/Viusena, Carnino/Carnin. Sono toponimi non ufficiali che si potranno ritrovare tra qualche decennio solo nei libri di storia locale.