San Francisco e Jack London

ANNIVERSARI

La versione di Jack (London)
A cento anni dalla morte, un libro condensa il meglio del grande giornalista e fotografo

Documenti umani. Così Jack London definiva le fotografie. Tutti lo conoscono per Il richiamo della foresta, Zanna Bianca e La figlia delle nevi, i suoi romanzi più famosi, eppure London fu anche giornalista, viaggiatore e fotografo. Di immagini ne scattò circa 12mila tra il 1900 e il 1916 durante i suoi lunghissimi viaggi, in Europa (a Londra in particolare) in Estremo Oriente come corrispondente di guerra (documentò il conflitto sino giapponese), nei mari del Sud a bordo dell’imbarcazione Snark con la quale arrivò sulle isole del Pacifico insieme all’amata seconda moglie Charmian. Per questo spirito d’avventura estremo in molti hanno definito la sua vita il grande romanzo americano e, in effetti, in soli 40 anni ne ha viste e raccontate migliaia di storie.

Compresa quella del terremoto che rase al suolo San Francisco il 18 aprile 1906. London viveva a sole 40 miglia, nella Sonoma County e fu immediatamente inviato dal Collier’s Magazine per il quale già scriveva a raccontare cosa stava succedendo. «Un’ora dopo la scossa, da un punto alto delle montagne, riuscivamo a vedere contemporaneamente San Francisco e Santa Rosa che bruciavano», scrisse a caldo: «Mai nella storia una grande città di un impero moderno era stata così ampiamente distrutta. San Francisco non c’è più. Non resta più nulla, se non ricordi e un contorno sfrangiato di villette in periferia». Quelle immagini lo scossero nel profondo tanto da convincerlo a partire per un lungo viaggio verso l’Oceano Pacifico meridionale l’anno seguente. L’idea era di rimanere per mare per sette anni insieme a Charmian, impresa che non riuscì del tutto, ma che gli permise comunque di continuare a scattare fotografie, vedere mondi, luoghi e popoli nuovi che poi raccontava con passione. «Vivo così felicemente che non mi interessa se perdo colpi. Preferisco vivere e scrivere», scrisse in una lettera rispondendo a chi gli faceva notare che non aveva una bella cera.

Sapeva di non avere un fisico d’acciaio, London. Per questo tornò nel suo ranch californiano prima del previsto e proprio qui, a casa, si spense il 22 novembre 1916. Per anni si parlò di suicidio a causa dell’utilizzo di morfina per lenire i dolori causati da un’infezione contratta durante uno dei suoi viaggi, più banalmente fu sfortunato e forse visse talmente intensamente i suoi 40 anni che il suo corpo non riuscì a tollerarne altri. Oggi per scoprire almeno una parte della sua collezione di fotografie e alcuni dei suoi più straordinari reportage si può leggere il volume edito da Contrasto Books Le strade dell’uomo (196 pag., 19,90 euro). Un omaggio al viaggiatore, all’esploratore, all’uomo soprannominato dai suoi contemporanei “preferisco vivere”. Per imparare a sentirne la mancanza cento anni dopo la sua fine.