Taiwan, tra il sacro e il profumo (di cibo). La situazione politica

Una parola basta a separare due fratelli. Volendo esagerare la differenza tra Taiwan e Cina sta tutta nella parola cinese Renmin, del popolo. Quella con capitale, momentanea, Taipei è la Repubblica di Cina, nata nel 1949, quando le truppe nazionaliste di Chiang Kai-shek sconfitte nella guerra civile cinese abbandonarono il continente e si rifugiarono sull’isola. Quella con capitale Pechino è invece la Repubblica Popolare di Cina, nata dalla vittoria di Mao Zedong e riconosciuta ufficialmente da tutti, Italia compresa. Taiwan, che fino al 1972 aveva un seggio all’Onu, oggi è uno Stato de facto, riconosciuto ufficialmente solo da 23 nazioni, tra cui il Vaticano. Gli altri Paesi hanno cambiato idea e ora intrattengono relazioni ufficiose, aprono uffici commerciali, ma non hanno reali relazioni diplomatiche con quella che Pechino considera “solo” una provincia ribelle.

Se per decenni le due Cine si sono guardate in cagnesco, negli ultimi anni c’è stato un relativo riavvicinamento, iniziato nel 2008 con l’apertura di voli diretti e la possibilità di visitare Taiwan per un numero contingentato di cittadini cinesi. Una luna di miele culminata nella storica stretta di mano dello scorso novembre, tra il presidente cinese Xi Jinping e il collega taiwanese, Ma Ying-Jeou. Un gesto che ha suscitato enormi proteste sull’isola, soprattutto dai giovani. Così a gennaio le elezioni presidenziali tenute a Taiwan hanno visto trionfare una donna, Tsai Ing-wen, del partito democratico progressista, che ha una politica decisamente contraria al riavvicinamento con la Repubblica Popolare. Adesso sulle due sponde dello stretto si attende di capire le evoluzioni.