Inchiesta bus. Luci e ombre dei bus terminal

CI PIACE
Le banchine di Venezia Tronchetto non hanno pensiline che proteggano da sole e pioggia, né panchine (a sinistra), ma sono a un passo dal people mover; il bar e i servizi sono lontani, però regnano comunque ordine e pulizia. Un biglietto da visita dignitoso per una capitale del turismo; più imbarazzante il check-point per gli autobus di Mestre: il pedaggio per Venezia arriva fino a 320 euro, ma gli uffici sono in due container ricondizionati e gli autisti restano in attesa senza riparo. Peraltro anche il bus terminal di Milano Lampugnano lotta per la sufficienza, pur dotato di bar, uffici e pensiline; ma in questo caso la concessione al gestore è appena scaduta. Certo l’esempio della stazione di Monaco è lontano...

NON CI PIACE
Sembra Beirut, o Kabul. In realtà è la fermata degli autobus internazionali di Padova (a destra), nel parcheggio di piazzale Boschetti. Zero pensiline o bar, introvabili i servizi igienici, solo asfalto e macerie delimitate da una rete; sulla facciata di una casa con le finestre murate un vecchio manifesto “visitate Padova”. Come a Verona e Bolzano, le linee a lunga percorrenza – fino a pochi anni fa mezzi vetusti usati da immigrati ucraini, polacchi e rumeni – sono bandite dalle autostazioni, riservate al trasporto pubblico locale (a Padova, a fianco della stazione ferroviaria in viale della Pace). E oggi la stessa sgradevole accoglienza è riservata ai turisti che viaggiano con le nuove compagnie di autobus.