Itinerari. Sulle orme di Virginia

Archivi AlinariLorenzo De Simone

Un viaggio letterario tra Milano, Brescia, Bergamo e Lecco. Tappe di una tragica storia che ha ispirato artisti di tutti i tempi

È un viaggio assai colto e letterario tra Milano, Brescia, Bergamo e Lecco quello che si può costruire seguendo le vicende della sfortunata Virginia. Volendo potrebbe essere anche un’indagine simil poliziesca, in cui si mettono in ordine indizi e testimoni per trovare il colpevole, che però in questo caso non c’è. Non c’è colpevole perché non c’è delitto, anche se il corpo, volendo, ci sarebbe. È quello della sfortunata Virginia, tragica protagonista di un’epica vicenda narrata dallo storico romano Tito Livio in Ab Urbe condita. La sua storia è rappresentata in un grande quadro di Sandro Botticelli, Storia di Virginia, presente all’Accademia Carrara di Bergamo che può ben essere preso come punto di partenza per questo itinerario storico-letterario sulle sue tracce. Un itinerario che ha tra gli interpreti anche Alessandro Manzoni e il drammaturgo Franco Salfi. 

Ma andiamo con ordine: chi era Virginia? Nel V secolo d.C. Appio Claudio, decemviro che governava Roma si invaghì di una giovane plebea, Virginia, promessa sposa di Lucio Icilio, tribuno della plebe. Dopo aver tentato di sedurla, ma senza esito, la trascinò con un complotto in tribunale, e Virginia venne ridotta in schiavitù. Di ritorno dalla guerra il padre della ragazza, Lucio Virginio, sdegnato dal sopruso pugnalò la figlia per sottrarla al disonore. La vicenda sfociò in una rivolta popolare che portò alla fuga da Roma di Appio Claudio. 

La vicenda fu citata dallo storico romano Valerio Massimo e nei secoli ripresa da Petrarca e Boccaccio, ma anche da Geoffrey Chaucer nei Racconti di Canterbury. Alla storia di Virginia si sono ispirati anche altri scrittori italiani, tra cui Vittorio Alfieri e Franco Salfi. Quest’ultimo scrive una tragedia, Virginia Bresciana, ambientata appunto a Brescia nel periodo gallico longobardo, ma con evidenti riferimenti alla situazione politica dell’Italia del 1797 e al dibattito risorgimentale. La novità della Virginia Bresciana del Salfi consiste nell’acquisire valenze politiche dell’epoca narrando un episodio ambientato molti secoli prima, per scuotere la coscienza del popolo di un’Italia ancora divisa. 

Seguendo la storia di Virginia dall’Accademia Carrara di Bergamo si arriva dunque a Brescia. La vicenda della Virginia Bresciana è ambientata nell’VIII secolo e narra di due giovani, Scomburga e Ridolfo, in procinto di sposarsi. Il loro matrimonio è impedito da Ismondo, luogotenente di Carlo Magno che ha conquistato Brescia. Egli ha messo gli occhi su Scomburga, figlia di Doduno, importante personalità cittadina, e la pretende come bottino di guerra. Scomburga rifiuta, sino a che Ismondo la fa incarcerare insieme a Ridolfo. Doduno fa liberare la figlia, ma quando è costretto a cederla a Ismondo, la pugnala davanti ai suoi occhi. Alla vista del corpo della giovane morta che sfila per le strade cittadine, il popolo insorge, uccide Ismondo e costringe i Galli alla ritirata. Nel 1797 la Virginia Bresciana venne rappresentata dalla Compagnia di Vincenzo Broccoletto da Velletri, nel 1798 fu messa in scena al teatro alla Scala di Milano e da lì inserito nel repertorio dei teatri repubblicani. Pare che la vicenda si sia rivelata apocrifa, ma Salfi la utilizzò per far presa sulla popolazione e indurla alla rivolta. 
Oggi a Brescia si possono visitare i luoghi cui fa riferimento la vicenda narrata da Salfi, come le vestigia longobarde e il complesso di S. Giulia, il Museo della città e l’antica Biblioteca Queriniana, dove è conservato il testo originale della tragedia di Salfi, edito nel 1797 a cura della Stamperia Nazionale della neonata Repubblica Cisalpina. 

La storia arrivò all’orecchio di Manzoni, al punto da farvi riferimento nel Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia del 1822 citando l’Historiola, opera che la contiene. Il Discorso appare in un unico volume con l’Adelchi. Terza tappa dell’itinerario è Lecco. Il Museo Manzoniano è la residenza paterna di Manzoni, oltre che elegante esempio di architettura seicentesca. Con l’annessa pinacoteca conserva innumerevoli edizioni dei Promessi sposi. 

Ultima tappa Milano, dove si trova la casa di Manzoni, ristrutturata e aperta con il contributo dei volontari Tci. Qui sono conservate alcune delle edizioni librarie dei capolavori dello scrittore e rari volumi della sua vasta biblioteca. Tra cui, quelli che narrano le vicende della sfortunata Virginia.