Una foto una storia. Il primo volo

Il primo aereo completamente italiano a staccarsi da terra fu un biplano costruito dalla Spa-Faccioli di Torino, progettato da Aristide Faccioli e guidato – in giacca e cravatta – dal figlio Mario. Era il 1909, l’epoca d’oro dell’aviazione eroica

 Gli eroi son tutti giovani e belli. Aviatore pioniere, Mario Faccioli, non era un eroe. Però era giovane, forse anche bello, chissà. Di certo era assai elegante. Lo testimonia questa immagine dell’Archivio Tci scattata nel 1909 a Venaria Reale: quando si apprestava a volare vestiva giacca e cravatta, quasi fosse consapevole che precipitare era una possibilità non remota. E allora ci si doveva preparare con la giusta eleganza al momento fatale che prima o poi sarebbe arrivato. Nel suo caso arrivò nel 1915, dopo l’ennesimo incidente aereo della sua carriera di pilota. Aveva 30 anni ed era uno dei tanti pioneri del cielo. Neanche il più temerario, volendo vedere. Non era certo Géo Chàvez, morto tragicamente – si dice sempre così, anche quando la morte è eroica – il 27 settembre del 1910 in seguito alle ferite per un incidente dovuto alla stessa impresa che l’ha consacrato: la trasvolata delle Alpi, la prima, promossa anche dal Touring Club Italiano.
Ma Mario Faccioli è passato lo stesso alla storia: è stato il primo pilota italiano a volare su un aeroplano progettato e costruito interamente in Italia. Un affare di famiglia che durò poco, pochissimo.  Era il 1909 e il biplano progettato dal padre Aristide si sollevò dai prati di Venaria Reale per non più di venti metri, poi cadde al suolo, distruggendosi. Le cronache dicono per inesperienza del pilota. Se fu davvero così non è dato saperlo. Quel che si sa è che l’anno seguente l’inesperto Mario Faccioli ottenne il brevetto di pilota aviatore rilasciato dalla Sita, la società italiana aviatori. Era il brevetto numero 21. Volava con un biplano progettato dal padre e costruito dalla Spa-Faccioli di Torino: 7 metri di apertura alare, 25 cavalli di potenza, 200 chili di peso, la struttura per movimentare l’apparecchio simile a un grande triciclo. La prova consisteva nell’elevarsi di almeno 50 metri da terra e percorrere, senza atterrare, almeno 50 chilometri. All’epoca, un gesto da giovani eroi.

Foto Archivio fotografico Tci