L'Aquila oggi: i cantieri aperti, le chiese restaurate e il nuovo Maxxi

Il miracolo di Off Site Art si lega anche a un’altra azione vincente, l’operazione “aggregati”: i proprietari degli stabili danneggiati – 56mila in tutto il Comune, poco meno le persone assistite – si sono costituiti in consorzio e le loro case insieme a quelle dei vicini sono state trasformate in blocchi interi (aggregati, appunto), e così è stato più facile organizzare tutte le fasi della ricostruzione. L’operazione ha trasformato il capoluogo abruzzese nel cantiere di consolidamento antisismico più grande del mondo: 263 cantieri all’interno delle mura cittadine, 424 nel territorio comunale, per oltre 4 miliardi di interventi sull’edilizia privata (dati di marzo 2016 dell’Assessorato alla ricostruzione e Ufficio speciale per la ricostruzione). Un laboratorio a cielo aperto dove si stanno sperimentando tecniche inedite di restauro, recupero, consolidamento e adeguamento energetico, come un “tunnel intelligente” di 13 chilometri realizzato sotto il piano stradale, che porta le utenze – acqua, elettricità, fibra ottica – a ogni singola abitazione.
Una resurrezione di cui è artefice anche Officina L’Aquila, ideata da Carsa edizioni e l’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) Abruzzo, che sta promuovendo incontri internazionali dedicati al restauro e alla riqualificazione urbana, con convegni mirati e cantieri aperti che coinvolgono tecnici e cittadini. Anche l’immenso patrimonio culturale, colpito al cuore con oltre 500 monumenti feriti, rialza la testa: spicca il restauro delle trecentesche mura cittadine, della chiesa di S. Bernardino da Siena, del Castello spagnolo, della chiesa – teatro di S. Filippo e di palazzo Ardinghelli che fra qualche mese si trasformerà in sede distaccata del Maxxi, il museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma.
Si dovrà invece aspettare ancora per il simbolo aquilano, la basilica di Collemaggio, il cui restauro è iniziato l’anno scorso. Certo, cinque anni e mezzo di immobilismo sono stati causa di 1.332 cantieri ancora aperti, 11.464 persone senza casa e quattro anni per rimettere in piedi tutto. Come macigni hanno pesato incapacità progettuale, scarsità di fondi, accumulo di troppi progetti nelle mani di pochi, malaffare, impegni non rispettati da parte di alcuni Stati, tra cui anche gli Usa, burocrazia paralizzante, difficoltà logistiche. Ma ora la strada è stata imboccata. Continuiamo così per non ripetere gli stessi errori con le comunità di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e con quei 12 milioni di italiani che vivono in zone sismiche.