Enit - I borghi del Centro Italia

Storie e tradizioni delle piccole capitali d'arte. Viaggio in Italia in collaborazione con l'Enit, l'Agenzia nazionale del turismo

ABRUZZO: SCANNO, TRA STORIA E PAESAGGIO
Già dalla strada a tornanti che sale a Scanno attraverso le Gole del Sagittario si respira un’atmosfera di meraviglia: toglie il fiato la vista che si apre prima sul lago, dall’inconfondibile forma a cuore, e poi sul paese arroccato su uno sperone del monte Carapale. Il borgo è caratterizzato da case ravvicinate, vicoli e strade a gradini su cui si affacciano splendide fontane e palazzi signorili abbelliti da portali, archi, trifore che testimoniano l’agiatezza del passato. Vagando tra i vicoli del centro non è difficile essere sorpresi dalla suggestione di corti (come quella di palazzo Tanturri de Horatio), rosoni, iscrizioni e affreschi (splendida la Madonna in trono della chiesa di S. Maria di Costantinopoli). Notevoli le forme di artigianato tradizionale (oreficeria, lavorazione del merletto a tombolo), che producono tutt’oggi creazioni incantevoli.

MARCHE: LE LEGGENDE DI CORINALDO
La Piaggia, scalinata di cento gradini, è il cuore di Corinaldo. A metà si trova il Pozzo della Polenta, il cui nome deriva da una leggenda. Un uomo si fermò per riposare appoggiando sul bordo del pozzo un sacco di farina di mais, lo fece cadere e per recuperarlo scese di sotto. Le donne del paese, non vedendolo tornare, dissero che l’uomo stava mangiando la polenta nel pozzo. 
Sempre a metà della Piaggia sorge la casa di Scuretto, soprannome del ciabattino Gaetano, accanito bevitore. Il figlio, emigrato, spediva i guadagni al padre per costruire la loro casa. 
I soldi però finivano nelle osterie di Corinaldo! 
Un giorno il figlio chiese una prova dello stato dei lavori. Il padre fece costruire la facciata di una casa, si fece fotografare alla finestra e spedì la foto. Ma il figlio non ci cascò e smise di inviare il denaro. Oggi, a metà della scalinata, troviamo una facciata con la targa che recita “casa di Scuretto”.

UMBRIA: L’AQUILA DI TODI
Secondo una leggenda, l’altura su cui sorge Todi è stata scelta quasi 3000 anni fa da… un’aquila. Tudero, il leggendario fondatore, stava per consumare il pasto sulle rive del Tevere quando il rapace gli strappò via la tovaglia per portarla sulla sommità del colle. Un monito degli dei per segnalare una posizione più difendibile. Ancora oggi nello stemma di Todi troviamo un’aquila che stringe un drappo, e lo stesso simbolo ricorre sulla facciata del Palazzo dei Priori in piazza del Popolo, fulcro della vita cittadina su cui si affacciano anche altri edifici pubblici medievali: il Palazzo del Popolo, il Palazzo del Capitano del Popolo, la Cattedrale e il Palazzo Vescovile. Accanto la piazza piccola con il monumento a Garibaldi, il Palazzo degli Atti e una terrazza da cui lo sguardo si distende sui Monti Martani e la campagna circostante. Dopo la visita ai monumenti più prestigiosi, vale la pena perdersi nel fitto dedalo di vicoli, passeggiando in luoghi dove il tempo sembra essersi fermato.