4zampe. Al Vittoriale di D’Annunzio

Nel parco del Vittoriale, sul Lago di Garda, Benny ha scoperto il volto animalista del poeta, legatissimo ai suoi cani di razza

 

«Ho pensato al mausoleo dei cani: l’ho interamente immaginato. Sarà, nel giardino, il simbolo del nulla» scriveva Gabriele D’Annunzio all’architetto Giancarlo Maroni. L’opera non fu mai realizzata, ma al Vittoriale il poeta riservò loro un piccolo cimitero e scrisse la poesia Qui giacciono i miei cani. Per tutta la vita D’Annunzio si circondò di levrieri, alani e molossi: da quello che probabilmente fu il più amato, il levriero Danzetta, a Krissa e Zan Zan, i cui nomi si leggono ancora sulle lapidi in fondo al giardino. Le tracce di questo amore le ho ritrovate ovunque durante la mia visita dei giardini del Vittoriale. Ci sono i canili con le porticine azzurre e l’attigua casetta della sala parto per le cucciolate, nel museo le museruole e i collari, ma soprattutto le numerose fotografie in cui D’Annunzio mostra un volto privato e inconsueto, mentre sorride spensierato circondato dai suoi levrieri (nella foto a destra). E noi 4zampe al Vittoriale siamo di casa oggi come allora. Nei giardini siamo sempre i benvenuti, anche durante il festival Tener-a-mente. E a guardia del suo mausoleo da qualche anno ci sono gli snelli cani bianchi creati da Velasco. Sembrano aspettarlo, come sicuramente facevano i suoi pelosi al ritorno da ogni impresa. Al tramonto, con la vista del Lago di Garda davanti a noi, la mia bipede e io ci siamo fermati un attimo. Forse soltanto a noi 4zampe gli animi più complessi e tormentati, come quelli degli artisti, mostrano i loro volti segreti.

Fotografie di Laura Sommariva