Ospitalità in salsa georgiana. Il museo di Stalin a Gori

Dal 1969 a Gori, la cittadina natale di Stalin, c'è un museo che ricorda la figura del "piccolo padre dei popoli". Il posto giusto dove capire che cosa fosse il culto della personalità ai tempi dell'Urss.

Dice la giovane guida «che no, Stalin non approvava il culto della personalità». Anzi, sottolinea sicura questa ragazza che parla senza prendere fiato, quasi ripetesse una lezione imparata a memoria: «Nella sua idea questo edificio doveva ospitare un museo della rivoluzione socialista. Finì per diventare un museo personale solo alla sua morte per volere del popolo». Sarà, ma quando dice “popolo” vien da chiedersi se ci creda davvero. A un paio di ore d’auto da Tbilisi, Gori è famosa soltanto per aver dato i natali a Iosif Vissarionovič Džugašvili, ovvero Josif Stalin, l’uomo d’acciaio. E la ragazza fa da guida nel museo dedicato al dittatore costruito, dicono, per volere di Lavrentij Berija, capo della polizia segreta dell’Urss, anche lui georgiano.

Un museo ancorato ai tempi dell’Urss: l’ultima sistemazione è del 1969. Polvere a parte, il racconto della vita di Stalin non è cambiato. I milioni di morti nei Gulag in Siberia? Una teca nel sottoscala. Le deportazioni di massa delle popolazioni del suo impero? Silenzio. Il museo si compone di tre elementi: un palazzo neanche troppo imponente dal vago stile neoclassico; l’isba, la casetta di legno dove nel 1879 venne alla luce, protetta da una teca di vetro e conservata sotto una specie di tempio greco. E il vagone blindato con cui Stalin, che in vita sua ha preso l’aereo soltanto una volta, si spostava in Unione Sovietica. Il posto giusto per capire che cosa fosse il culto della personalità per una persona «appena un gradino sotto Dio».