Il Viaggiatore. Mappe antiche e pelli di leopardo

Un dipinto rinvenuto in Turchia è stato spacciato come la carta più vecchia del mondo. Ma si è trattato di un abbaglio, individuato dalla archeologa Stephanie Meece fin dal 2006

 

La più antica mappa topografica conosciuta è incisa su una scheggia di avorio e raffigura alcune capanne di cacciatori di mammut che vissero nella pianura di Mežyrič, in Ucraina. Fu realizzata circa 12mila anni fa. Nell’incisione si riconoscono quattro capanne allineate in prossimità di un fiume, probabilmente abitate dal gruppo dei cacciatori a cui apparteneva lo stesso incisore della mappa, e scavate dagli archeologi tra il 1966 e il 1977. Mentre questa incisione conserva da oltre 40 anni il record delle mappe paleolitiche, quello delle mappe neolitiche fu annullato perché frutto di un abbaglio dell’archeologo che scoprì il dipinto.

L’opera declassata fu infatti erroneamente interpretata come una mappa panoramica dell’abitato di Çatal Höyük (Turchia), una delle città più antiche del mondo, con la raffigurazione di un’ottantina di case in primo piano e un vulcano con due bocche in eruzione sullo sfondo. Ma la realtà era molto diversa. Nel sito di Çatal Höyük l’archeologo inglese James Mellaart scavò, tra il 1961 e il 1965, i resti di un insediamento neolitico abitato dal 7500 al 5700 a.C. Le pareti interne di molte abitazioni erano decorate con immagini periodicamente ricoperte da nuovi dipinti che, nel corso dei millenni, formarono spessi strati colorati che gli archeologi dovettero “sfogliare” come fossero fragilissime pagine di un libro incollate le une sulle altre.

Con tutte le difficoltà del caso, tra cui quella di dover decidere di volta in volta a quale «pagina» appartenesse un certo frammento di figura che appariva sull’incerta superficie di un muro sepolto. Quando Mellaart si trovò davanti all’immagine di quello che più tardi interpretò come un vulcano in eruzione, la riconobbe come la pelle di un leopardo stesa ma, successivamente, mettendola in relazione alla teoria di forme quadrangolari dipinte a pochi centimetri e alle due vette del vulcano Hasan Dağ, ancora oggi visibile da Çatal Höyük, cambiò idea: si convinse che l’insieme raffigurasse un vulcano con due bocche in eruzione sullo sfondo di una panoramica di case.

Accadde così che l’affresco di Çatal Höyük, dipinto oltre 8mila anni fa, fu ufficialmente considerato la più antica mappa topografica del Neolitico, finendo sui libri di scuola di mezzo mondo e nei meandri di internet. Dove capita ancora oggi di vederlo pubblicato con quell’etichetta errata, sebbene già nel 2006, esaminando le foto di scavo e non la riproduzione pittorica eseguita dal disegnatore della spedizione all’epoca della scoperta, l’archeologa Stephanie Meece abbia dimostrato che le cosiddette “case viste a volo d’uccello” erano solo elementi geometrici decorativi, mentre il presunto vulcano con due coni eruttivi era in realtà la pelle stesa di un leopardo – con artigli bene in vista – molto simile nella sua stilizzazione ai gonnellini di pelle di leopardo indossati dai danzatori raffigurati in diversi affreschi di Çatal Höyük.