Viaggio nel cuore della rupe

Un’insolita scala di marmo in piazza della Libertà, a Orte, scende fino a un cancello di ferro socchiuso da cui proviene il gorgoglio dell’acqua: è la fontana ipogea di età augustea, l’ultima parte dell’antico acquedotto che ha rappresentato a lungo l’unica fonte di approvvigionamento dell’acqua pubblica. Stiamo entrando nel cuore della rupe dove si aprono i meandri di Orte sotterranea, di origine etrusca. La temperatura cambia, i colori bianchi diventano grigi, i grigi neri e i segni lasciati sulle pietre dalle brocche delle donne – che per secoli hanno fatto la fila per attingere acqua – sembrano caratteri arcaici.

Con la benedizione dello stemma della città, scolpito sopra la fontana, parte il viaggio attraverso i secoli, che si snoda per circa 1600 metri (solo il 30 per cento di quello che si potrebbe visitare) tra acquedotti, cisterne, cunicoli, colombaie (pareti ricoperte da nicchiette, disposte su più file, per l’allevamento dei colombi), cantine, stalle, laboratori artigianali per la lavorazione di lana e canapa, lavatoi e pozzi di neve, questi ultimi sono testimoni della fase più moderna e recente di utilizzo del sottosuolo, visto che prima della nascita dei frigoriferi ne consentivano la refrigerazione per conservare i medicinali dell’ospedale cittadino. ­è una vera e propria città sotto la città, tutta da scoprire, grazie ad azioni di divulgazione culturale come le visite guidate messe a punto dall’associazione Veramente Orte ma anche nel corso degli eventi gastronomici organizzati durante l’anno negli ambienti più confortevoli e sicuri dell’area sotteranea: una realtà del presente di cui andare orgogliosi.